Silvio Berlusconi ha deciso di rompere gli indugi e scendere in campo in prima persona. È stata proprio la mancanza di un’intesa tra le forze che si contrappongono al polo progressista a far cadere le ultime riserve del Cavaliere che si è dimesso dai vertici di tutte le sue società. Per Mario Segni, Berlusconi «fraziona il polo liberal-democratico», mentre Martinazzoli ha inviato il Centro «a non lasciarsi fuorviare da immagini forti: può darsi che noi non siamo suggestivi, ma io non posso deragliare da me stesso per un pugno di voti». Soddisfatti invece il segretario del Msi-Dn. Fini, quello del Psdi, Ferri, e del Pli, Costa, e il coordinatore del Ccd, Pier Ferdinando Casini. La Lega preannuncia «attenzione e dialogo». Arcore - «Dottore siamo pronti. Andiamo? Meno cinque, quattro, tre ...». «Un momento». Berlusconi seduto davanti alla scrivania del suo studio rilegge ilo testo, che quasi conosce a memoria, e all’ultimo secondo cancella un aggettivo che stona. Nella terza cartella. Dove è scritto che bisogna ridare «adeguata dignità alla famiglia». Quell’«adeguata» non gli piace. Un frego e via. Ora è pronto per dare il grande annuncio. Si registra. La moglie Veronica e una figlia sono in un’altra stanza, allestita a studio televisivo. Lo guardano in silenzio sul monitor. Il portavoce Tajani arriva trafelato, che già stanno girando il videotape più atteso dell’anno. C’è un gran silenzio nella villa di Macherio. Parla il Cavaliere. Dopo quegli otto minuti, Silvio Berlusconi si alza, e subito, zelanti, gli operatori gli vanno incontro: «Perfetto, dottore, tutto a posto». Il candidato riguarda il nastro. Rimane zitto, in attesa che gli altri giudichino. E gli altri in coro, famiglia compresa, ripetono: «Efficace, efficace». Alla fine lui ripete definitivo e convinto: «Sì, efficace». «Alessandro, è pronta la cena?». Un risotto e una fettina. C’è un gran silenzio anche nel paesino, ad Arcore, quando quella videocassetta viene trasmessa per la prima volta alle 17,30 dal Tg4. Una folla di pensionati e casalinghe la guarda sugli schermi di uno studio mobile della Fininvest, parcheggiato davanti al villone di san Martino, diventato quartier generale di Forza Italia. I bambini nel giardino pubblico smettono di giocare. Le altalene smettono di cigolare. Gli operai che passano in bicicletta si fermano. Il tramonto è rosso e soffia il vento tra i pini, quando Berlusconi, calmo e riposato, rassicura: «Vi dico che è possibile realizzare insieme un grande sogno: quello di un’Italia più giusta, più generosa verso chi ha bisogno, più prospera e serena, più moderna ed efficiente, protagonista in Europa e nel mondo. Vi dico che possiamo, vi dico che dobbiamo costruire insieme, per noi e per i nostri figli, un nuovo miracolo italiano. L’operaio inforca la bicicletta e sparisce nella piana buia. Un giovanotto «intervistato a caldo» da una troupe dichiara: «Condivido quel che ha detto il dottore. Tanto più che ha annunciato di lasciare il gruppo». Un altro pensionato giudica: «Le parole sono belle». Gli altri se stanno in silenzio. A rimuginare nel dubbio. L’esordio del discorso è da grande comunicatore. «L’Italia è il paese che amo. Qui ho le mie radici, le mie speranze, i miei orizzonti. Qui ho imparato, dal mio padre e dalla vita, il mio mestiere di imprenditore, qui ho appreso la passione per la libertà». Sono le 17,35, quando Berlusconi pronuncia le parole fatidiche: «Ho scelto di scendere in campo». Una decisione tanto importante, che la definisce «una scelta di vita» e subito dopo annuncia: «Ho rassegnato oggi stesso le mie dimissioni da ogni carica sociale nel gruppo che ho fondato». Una «roba» che vale 10.000.000.000.000 diecimila miliardi di lire. La rinuncia a questo Bendiddio «per realizzare quel che voglio e per combattere quel che non voglio». Non vuole, spiega nel videotape che segna l’inizio di una guerra elettorale elettronica quale mai si era vista in precedenza, che l’Italia finisca in mano a quelle forze che per quanto «riverniciate e riciclate» hanno sempre fallito in tutto il mondo «e non si vede come a questa regola potrebbe fare eccezione l’Italia». Quando parla dei «nostalgici del comunismo» si innervosisce e fa l’unico errore del discorso. Dice: «portano un retaggio ideologico che fa a pugni con le esigenze di un’amministrazione pubblica liberale e liberista in economia». La condanna è senza attenuanti: «Le nostre sinistre pretendono di essere cambiate. Dicono che essere diventate liberaldemocratiche. Ma non è vero. I loro uomini sono sempre gli stessi, la loro mentalità, la loro cultura, i loro comportamenti sono rimasti gli stessi». E ora il capitolo dei Non Credono: «Non Credono nel mercato, non credono nell’iniziativa privata, non credono nel profitto, non credono nell’individuo. Non credono che il mondo possa migliorare attraverso l’apporto libero di tante persone diverse l’una dall’altra. Non sono cambiati. Ascoltateli parlare, guardate i loro telegiornali pagati dallo Stato, leggete la loro stampa. Non credono più a niente. Vorrebbero trasformare il paese in una piazza urlante, che grida, inveisce, condanna». Ora il capitolo dei Cosa Vogliamo. «Noi vogliamo rinnovare la società, noi vogliamo dare sostegno e fiducia a chi crea occupazione e benessere, noi vogliamo accettare e vincere le grandi sfide produttive e tecnologiche dell’Europa e del mondo. Noi vogliamo offrire spazio a chiunque ha voglia di fare e di costruire il proprio futuro, al nord come al sud. Vogliamo un governo e una maggioranza che sappiano dare una dignità alla famiglia, che sappiano rispettare ogni fede e che suscitino ragionevoli speranze per chi è debole, per chi cerca lavoro, per chi ha bisogno di cure, per chi dopo una vita operosa, ha diritto di vivere in serenità». Alessandro, il maggiordomo di Berlusconi, ascolta e si lascia andare: «Se io avessi tutti i suoi soldi, saprei io che cosa fare». Un pensionato commenta: «E chi dovremmo votare? Era amico di Craxi, ma lui non ha bisogno di rubare». Si accendono i lampioni nelle strade. Il popolo torna a casa. C’è silenzio a Arcore. IL BERLUSCONI PENSIERO Ecco alcuni dei punti qualificanti del programma di Berlusconi. MENO TASSE - Un proposito che si fonda sul federalismo fiscale e punta alla riduzione del numero delle tasse dalle attuali 200 a 10. (...) PRIVATIZZAZIONI - lo Stato deve smettere di agire come gestore dell’economia e deve trasformarsi in controllore. (...) SERVIZI MIGLIORI - Alle privatizzazioni deve aggiungersi il miglioramento dei servizi che restano nella gestione dello Stato. (...) GUERRA ALLA DISOCCUPAZIONE - Bisogna sollecitare il mercato del lavoro dando agevolazioni fiscali alle aziende che assumono. (...) GUERRA ALLA CORRUZIONE - Il finanziamento pubblico dei partiti va ridotto al minimo. (...) SICUREZZA - La guerra alla delinquenza deve essere impostata su due piani. Il primo è quello della microcriminalità, che colpisce quotidianamente i cittadini. Lo Stato deve riassumere il controllo del territorio per impedire scippi, furti e violenze varie. Maggior controllo sui grandi capitali per scoprire le attività illecite della criminalità organizzata.
E per l’Italia venne l’ora di Silvio Berlusconi
La candidatura ufficiale arriva alle 17,30 con un videomessaggio trasmesso dal Tg4
