Politica

Bonafé: «Riforme subito per essere crebibili in Ue»

L'eurodeputata del Pd parla delle prossime mosse del governo

«Il governo Renzi sta portando avanti un pacchetto di riforme che da un lato serve a costruire un paese più moderno, dall’altro a rafforzare la nostra posizione in Europa. Abbiamo sempre detto che avremmo cambiato verso all’Europa ma non siamo credibili se prima non mettiamo l’Italia in condizione di essere più efficiente istituzionalmente e più competitiva economicamente». Fosse per lei parlerebbe solo di Europa, crescita ed economia anche perché ha preso molto sul serio il suo ruolo di europarlamentare: «Come ha spiegato Renzi nel discorso di presentazione del semestre a presidenza italiana e lì che si gioca la partita decisiva per rilanciare la crescita e l’occupazione del Paese». Onorevole Bonafé, prima di arrivare a Bruxelles partiamo da Roma. I colleghi del Pd rischiano di non andare in vacanza se non passano le riforme. «Sono 30 anni che si parla di riforme strutturali e sono 30 anni che si susseguono tentativi falliti. All’ultimo miglio non puoi prendere una pausa, semmai fai uno scatto finale. Anche perché un conto è il confronto, che deve rimanere aperto, ma nessuno può permettersi il diritto alla paralisi. Fare ostruzionismo, presentare 8 mila emendamenti strumentali e gridare un giorno sì e l’altro pure al colpo di Stato, fa solo perdere altro tempo al Paese e non possiamo più permettercelo». Intanto però l’Italia arranca. «Il peggioramento dell’economia non riguarda solo l’Italia, ma anche paesi considerati più solidi come la Germania, né il nostro paese intende non rispettare gli impegni presi col patto di stabilità. Le regole, però, vanno rispettate fino in fondo e non fino dove fa comodo, quindi anche usando i margini di flessibilità previsti per chi fa le riforme». Tema europeo è anche l’immigrazione . «Gli sbarchi, continui, sulle coste italiane, sono un tema serio che va affrontato quotidianamente e non solo quando avvengono tragedie. Così come non andrebbe strumentalizzato per fini politici e propagandistici come fa Salvini. Ormai la dimensione dei flussi migratori verso l’Ue ha assunto connotazioni strutturali, così come, purtroppo, la perdita di vite durante i cosiddetti viaggi della speranza. L’Europa solida e solidale non può lasciare sola l’Italia: deve finalmente prendersi carico del problema con strumenti comuni e condivisione delle responsabilità di asilo e accoglienza». Si parla molto di nomine europee in questi giorni. «Nomina sunt consequentia rerum. Quella che si sta giocando in Europa non è una spartizione modello Cencelli, né una battaglia sui nomi. A noi quello che interessa di più è capire quale idea di Europa abbiamo in testa. E l’Europa che vogliamo costruire non ha solo i bilanci in ordine ma, per esempio sa anche trovare le risposte ai 27 milioni di disoccupati attuali e sa parlare con una voce sola e con autorevolezza davanti alle crisi del Medio Oriente e dell’Ucraina».

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