I viaggi della speranza degli immigrati, gli affari dei trafficanti di uomini, l’allarme per le «invasioni» di stranieri. E le tragedie, che si ripetono. Guardando tutto questo, mi chiedo quale sia la politica dell’immigrazione del governo. L’operazione «mare nostrum», concepita dopo la morte dei trecento disperati vicino alle coste siciliane, aveva delle ragioni ma ora ha inevitabilmente aperto un’autostrada verso il Nord Africa e il resto del continente. Gli scafisti sanno che possono stipare gli immigrati sulle barche, facendogli correre grandi rischi, perché tanto saranno salvati, e questo ci rende ovviamente orgogliosi. Ma il punto è che ormai l’Italia ha spalancato le porte all’immigrazione incontrollata, anche dalla Libia e dalla Tunisia. Una strategia che diventa un vantaggio per i mercanti di carne umana. Si tratta di un meccanismo infernale, di cui tra l’altro il nostro Paese subisce tutti gli oneri, senza che nessuno ci dica almeno grazie. Vanno escogitati nuovi sistemi per evitare che decine e decine di migliaia di immigrati si riversino sulle nostre coste e sulle strutture di soccorso che continuiamo a mantenere nel Meridione ma che sono al collasso. Non posso non sottolineare la grande tolleranza e umanità di calabresi e siciliani in tutti questi anni. Ma il problema può essere risolto soltanto sul terreno politico: o viene interrotta la traiettoria della disperazione oppure, arrivando a un paradosso, sarebbe meno rischioso e costoso se mandassimo noi delle navi sulle coste africane e portassimo gli immigrati in Italia. Dobbiamo davvero arrivare a questo? I profughi siriani sono un capitolo a parte, in quanto meritano lo status di rifugiati politici perché scappano da una guerra terribile. In ogni caso dobbiamo comunque chiederci come sia possibile che la burocratica Europa non sia stata in grado di organizzare dei corridoi umanitari per salvare queste persone. È l’ora di cambiare strategia e prospettive, modificando l’operazione «mare nostrum» affinché i Paesi di esodo e di transito dei disperati sappiano che l’Italia non adotta la politica delle porte spalancate. Non c’è più molto tempo, il governo dia risposte.
Politica assente sull’immigrazione
di Margherita Boniver, ex sottosegretario agli Esteri