Come accade sempre in politica, per evitare rotture si rimane fermi. E così Angelino Alfano, nell’assemblea che avrebbe dovuto sciogliere alcuni nodi fondamentali sul futuro del Nuovo Centrodestra, sceglie di non scegliere. Non apre all’appello di Berlusconi di ricostruire insieme l’area del centrodestra ma neanche chiude all’ex premier. Rinvia sine die la decisione sulla creazione di gruppi comuni in Parlamento con Udc, Mauro e Scelta Civica e, al tempo stesso, non affronta direttamente il nodo delle alleanze in vista delle prossime elezioni in regioni chiave come Campania, Puglia e Calabria. In questo modo, l’assemblea romana, a dispetto dei veleni disseminati nei giorni scorsi, scorre tutto sommato tranquilla, fatta eccezione per un duro attacco del ministro della Salute Beatrice Lorenzin indirizzato a Nunzia De Girolamo, in una sorta di novello «Eva contro Eva» in chiave moderata. SILVIO CONVITATO DI PIETRA L’assise di Ncd si apre sull’eco dell’annunciata lettera di Silvio Berlusconi. L’ex premier, dalle colonne de Il Giornale , invita i moderati a riunirsi sulla base dei valori comuni, spiegando che il tema della leadership arriverà solo in seguito. Parole che, però, Alfano non giudica sufficienti per risedersi a un tavolo comune: «Siamo delusi - spiega - perché nella lettera di Berlusconi manca il punto fondamentale, decisivo: una proposta sulla legge elettorale. Siamo noi a chiedergli su quali basi vuole ricostruire il centrodestra, visto che fino a poco tempo fa voleva soffocare in culla i potenziali coalizzabili». «Serve un grande e rinnovato patto per rifondare un centrodestra completamente diverso dal passato - conclude Alfano - perché il vecchio centrodestra è morto e non esiste più. Lo diciamo a Berlusconi: si ricostruirà il centrodestra col rispetto delle opinioni di tutti, con la democrazia all’interno». Sembra una chiusura. Ma in realtà Alfano usa toni molto concilianti, si guarda bene dal mettere in votazione un documento che lanci il rassemblement moderato con Udc, Sc e i Popolari di Mauro e, soprattutto, chiarisce che non ci sarà - al termine di questo governo - nessun futuro in comune col Pd: «Abbiamo davanti a noi mille giorni, nei quali si lavorerà insieme al Pd ma poi, al termine di questi mille giorni, ognuno andrà per la sua strada e noi lavoreremo per un centrodestra che non dovrà fare la fine dei conservatori inglesi dopo il ventennale ciclo di Margareth Thatcher». EVA CONTRO EVA La chiusura a quella parte del partito che sembrava più disponibile a salire sul carro renziano è evidente. Al punto che lo stesso Maurizio Lupi, reduce dalla faticosissima trattativa coi sindacati sulla vertenza Alitalia, esordisce con un sorprendente «sottoscrivo la linea di Angelino Alfano parola per parola». Potrebbe finire lì, in un clima di rinnovata concordia che fa dire a Gaetano Quagliariello - eletto per acclamazione coordinatore nazionale - un ironico «è più facile che mi faccia prete che vada con la sinistra». Ma nessuno ha tenuto conto della componente femminile. Lo scontro si verifica dopo l’intervento di Nunzia De Girolamo. L’ex ministro, accusata di essere troppo «filo-arcoriana», prima plaude ad Alfano «perché ha chiarito una volta per tutte che resteremo nel centrodestra», poi prova a mettere un orizzonte temporale alla partecipazione di Ncd al governo: «Noi ci siamo separati da Forza Italia non per divergenze su temi e valori ma perché volevamo stare al governo, per restare sulla nave Italia allo scopo di mandarla in porto, non per accomodarci in prima classe e prolungare all’infinito un’alleanza straordinaria nata nell’interesse del Paese». Parole che non vanno giù a Beatrice Lorenzin, che in maniera piuttosto accorata - eufemismo - reagisce dal palco: «Non siamo usciti da Forza Italia per restare al governo - ha detto il ministro della Salute - ma perché quel partito stava prendendo una deriva estremista che non ho esitato a definire "Alba Dorata"». E in platea c’è chi si dice convinto che tanta «acredine» nasconda il desiderio del ministro della Salute di avvicinarsi sempre di più ai Democratici, coi quali sarebbero già state avviate delle trattative. ZERO A ZERO Scontri rosa a parte, l’assemblea termina senza scossoni. Da Forza Italia sono in tanti a dirsi delusi dall’atteggiamento ondivago di Ncd: «Ai vari Quagliarello, Formigoni e Cicchitto che tratteggiano un possibile nuovo centrodestra senza Berlusconi vorrei ricordare le radiose sorti dei loro predecessori» ammonisce Giovanni Toti. Mentre Andrea Augello, teorico della «terza linea» - quella del «non con la sinistra ma neanche sotto Berlusconi» - prova a tracciare la sintesi della giornata: «La linea è unica - spiega a Il Tempo - ed è quella enunciata da Alfano. Certo, ci sono delle sfumature diverse. Oggi come oggi il dialogo con Berlusconi è necessario, ma c’è bisogno di primarie vere per eleggere un nuovo leader del centrodestra e tracciare un nuovo programma. Che è cosa ben diversa da quello che pretende Forza Italia, ovvero che sia Berlusconi a federare gli altri». E, in quanto all’appuntamento più vicino, le Regionali, Augello prova anche a far chiarezza sulle polemiche degli ultimi giorni: «Nessuno ha mai parlato di "geometrie variabili" - dice - ma si è fatto semplicemente un altro discorso. Per le alleanze nelle varie competizioni si guarda a Forza Italia, ma se loro non dovessero volerci o magari proporre delle candidature impresentabili, noi abbiamo il diritto di guardarci intorno». Per adesso, però, non se ne parla. E per chi temeva uno sbandamento del partito a sinistra, il nulla di fatto assomiglia quasi a una vittoria.
Alfano prende tempo, le donne litigano
Nell’assemblea di Ncd il leader rinvia il nodo alleanze per evitare spaccature. Ma sul palco volano parole grosse tra De Girolamo e Lorenzin su Berlusconi
