Politica

Laura c’è e lotta insieme a noi

di Gian Marco Chiocci Come i lettori sanno bene, da dieci mesi o poco più (cioè da quando chi scrive è direttore de Il Tempo) i rapporti con la presidentessa della Camera si sono fatti un tantino...

Come i lettori sanno bene, da dieci mesi o poco più (cioè da quando chi scrive è direttore de Il Tempo) i rapporti con la presidentessa della Camera si sono fatti un tantino tesi. Questo perché Laura Boldrini spesso, troppo spesso, predica bene e razzola peggio su troppi fronti dove la stessa fa spesso la morale in rappresentanza non degli italiani ma di un partito piccolo piccolo d'ispirazione comunista. E ogni volta che le sbattiamo in faccia la realtà, lei prima s’indigna e poi ci scrive. Non serve ricordare le nostre inchieste sulla maxi scorta di famiglia, sulle indagini ad personam mirate a chi la sfotte sul web, sui voli di stato in compagnia del fidanzato, sulle recinzioni della villa nelle Marche pagate da Pantalone e via discorrendo. E nemmeno serve rimarcare la sequela di suoi scivoloni sui marò, sugli sfregi parlamentari alle vittime di Nassiriya, sulle battutacce ai cinque stelle oppure sulle battaglie sessiste contro il sessismo che l'hanno resa così simpatica da obbligarla a un faccia a faccia con lo psicologo. Oggi però dobbiamo dare atto alla signora in rosso che un cosa buona l'ha fatta rispondendo, in tempi tutto sommato ragionevoli, al reportage del nostro Alberto Di Majo (pubblicato a metà aprile) sugli stipendi d’oro degli impiegati della Camera. In ossequio al nuovo corso renziano la maestrina di Montecitorio se n’è fregata dei sindacati interni e ha dato sforbiciate nette alle prebende di lavoratori per certi versi «atipici», nel senso che guadagnano molto di più di qualsiasi altro impiegato dello Stato. «Bene, brava, bis» le hanno urlato i dipendenti. Bene e brava, ribadiamo noi. Conceda il bis amputando le spese del Palazzo e le busta paga dei suoi più stretti collaboratori

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