«Purtroppo la situazione è proprio questa. Stiamo assistendo a un aumento esponenziale della morosità e spesso i decreti ingiuntivi di pagamento non sortiscono alcun effetto con un danno per i condomini virtuosi». Francesco Caporilli, segretario Anaci Roma, l’associazione degli amministratori di condominio, parla di un fenomeno in espansione determinato soprattutto dalla crisi economica che «sta strangolando le famiglie». Cosa accade quando un condomino non paga? «In base alla riforma del condominio, l’amministratore è obbligato, in assenza di esenzione da parte dell’assemblea, a richiedere il decreto ingiuntivo di pagamento entro sei mesi dalla chiusura del bilancio. Il dilagare della morosità ha portato a un vero boom delle richieste di decreti ingiuntivi con in risultato di un ingolfamento dei Tribunali». Questo vuol dire che passano mesi prima che il giudice emani il decreto ingiuntivo? «Proprio così. Ci sono ritardi anche di quattro mesi. Il decreto ingiuntivo è stato introdotto dal legislatore nella riforma del condominio proprio come deterrente alla morosità. Prima tutto era affidato alla discrezionalità dell’amministratore che non aveva l’obbligo di rivolgersi alla magistratura. Inoltre la legge di riforma ha creato la figura professionale dell’amministratore mettendo dei vincoli per l’accesso a questa attività e questo avrebbe dovuto rendere più facile la riscossione delle rate ma la crisi ha complicato le cose». Cosa accade in un condominio con morosità prima dell’arrivo del decreto ingiuntivo? «L’amministratore in assenza di fondi dovrà chiedere agli altri condomini di farsi carico alla morosità». Insomma chi è puntuale nei pagamenti rischia di essere penalizzato. «Il fatto è che se l’amministratore non ha i fondi necessari a pagare le bollette, o i condomini mettono mano al portafogli o devono essere tagliate le utenze. E non solo al condomino moroso ma a tutti». Ma perchè non rivalersi solo su chi non paga? «Diverse sentenze della Cassazione hanno tolto la solidarietà, ovvero la copertura dell’ammanco da parte degli altri condomini. Gli enti erogatori dei servizi, acqua e elettricità, dovrebbero chiedere all’amministratore chi è moroso per rivalersi nei suoi confronti. Ma non lo fanno mai e preferiscono staccare acqua e luce». Possibile che non c’è il modo per far intervenire i gestori dei servizi acqua e luce? «Abbiamo avviato un discorso con questi enti per cercare una soluzione ma al momento è tutto in fase di trattative». Ma un deterrente alla morosità non dovrebbe anche essere l rischio di vedersi pignorati i mobili e la stessa abitazione? «Il pignoramento è un costo per il condominio e di solito si fa per morosità con cifre elevate, oltre gli 8 mila euro. Quindi prima di ricorrere a questa soluzione ci si pensa e si cerca di convincere i condomini a coprire le comme mancanti. Nel caso di un immobile in affitto, se il proprietario non paga il condominio, si procede con il pignoramento del canone. Pertanto l’inquilino anzichè versare il condominio al proprietario lo versa al condominio».
Condomini morosi, «difficile colpire chi non paga, la procedura è lunga»
Il segretario dell'Anaci Roma, Caporilli: le richieste di decreti ingiuntivi si moltiplicano, i tribunali procedono a rilento
