Politica

Riforme, Grasso a rapporto da Napolitano

Senato, polemica sul voto segreto dopo 900 richieste. Il Capo dello Stato: attenti ai danni della paralisi. Ira di Renzi: bloccano cambiamento LEGGI ANCHE Maggioranza spiazzata

Mentre raccontano di un "Renzi furibondo" sia per i tempi del dibattito a palazzo Madama (un'ora e mezzo per votare un emendamento. Ne restano appena altri 8000...) sia per la decisione del presidente Pietro Grasso sul voto segreto, Napolitano riceve in Quirinale il presidente del Senato. Momenti concitati in cui si guarda all'incontro tra Grasso e il Presidente con la speranza che ci sia proprio un "ravvedimento" sulla questione voto segreto. Una decisione che ha profondamente irritato il Pd, sia nel merito che per l'atteggiamento di Grasso. «Nell'arena del Senato - si osserva - c'è anche Grasso a fare la sua partita...».   Napolitano in campo, Grasso sale al Colle. Interpellate sull'incontro tra il Capo dello Stato ed il Presidente del Senato Grasso, fonti del Colle fanno sapere che il Presidente Grasso ha illustrato l'andamento dei lavori a Palazzo Madama sulle leggi di riforma costituzionale, mettendo in luce le gravi difficoltà rappresentate da un ostruzionismo esasperato, tradottosi in un numero abnorme di emendamenti. Il Presidente della Repubblica ha insistito sul grave danno che recherebbe al prestigio ed alla credibilità dell'istituzione parlamentare il prodursi di una paralisi decisionale su un processo di riforme essenziale ai fini di una rinnovata funzionalità del sistema istituzionale.   Battaglia in Senato: polemica Grasso-Pd. Quanto sta accadendo, sarebbe il ragionamento del presidente del Consiglio, rende evidente a tutti che i senatori (alcuni per lo meno, e Grasso farebbe parte della lista) non si vogliono autoriformare. E non si esclude un affondo del premier, nelle prossime ore, sui costi dell'attuale Senato, per mettere in chiaro la posta in gioco. «Così non c'è alcuna possibilità di chiudere entro la pausa estiva e, con il voto segreto, c'è pure il rischio di andare sotto - si ragiona in ambienti Pd al Senato - Di per sè, andare sotto, non sarebbe una tragedia. Poi si aggiusta alla Camera. Ma Renzi ci ha messo la faccia sulle riforme e l'aspetto simbolico potrebbe prevalere sul resto...». Quale la strada per uscire dallo stallo? «Se non si fanno le riforme costituzionali e istituzionali non si sarà credibili per toccare altri temi come quelli del lavoro e del fisco».   Ipotesi accordo con Lega e Sel. al Senato l'ipotesi prevalente è quella di un possibile accordo politico che coinvolga Lega e Sel (l'apertura oggi di Nichi Vendola è stata notata) e che, oltre le riforme, vada a toccare in modo particolare l'Italicum. «Se c'è un accordo del genere, il 5 agosto abbiamo finito. Pure prima». Ma c'è anche un'altra ipotesi che circola a palazzo Madama, alimentata da chi vede invece piuttosto improbabile un accordo di questo tipo. «Al Senato pasdaran come De Petris e Petrella non seguono Vendola». Quindi, persa per persa, a palazzo Madama inizia a circolare un'idea. I rumors senatoriali parlano di un rinvio dell'esame delle riforme a fine agosto, per incardinare invece subito l'Italicum. A quel punto la minaccia del voto anticipato, rilanciata tra ieri e oggi da diversi renziani, apparirebbe un pò meno spuntata.

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