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Napolitano: «Le mie dimissioni? Non ora c’è il semestre Ue»

Al Quirinale vedono il traguardo vicino. O almeno più vicino. Più vicino di altre volte. Giorgio Napolitano vuole dare un senso al suo secondo mandato, a quello che più volte è stato raccontato come un autentico "sacrificio"; ovvero portare a casa le riforme istituzionali. E quello di Renzi non sarà il metodo che seguirebbe Napolitano, ma ormai anche il presidente della Repubblica vede che la caparbietà di Matteo sta portando a qualche risultato: faticosamente il testo delle Riforme procede. Dire che corre forse è eccessivo, almeno cammina. Dal Quirinale gli arriva un piccolo soccorso in pochi giorni. Nel corso della tradizionale cerimonia del Ventaglio, lo scambio di auguri con la Stampa parlamentare, il presidente della Repubblica torna a dettare la linea: avanti con le riforme, che siano le più condivise possibile senza mai dimenticare dialogo e mediazione. Ma, e qui il Capo dello Stato giunge in (sobrio) soccorso di Renzi, soprattutto si evitino allarmismi al limite della decenza, come quando si accusano i titolari del processo riformatore di tentazioni autoritarie. In pratica le parole di Napolitano fanno scudo al ministro per le Riforme, Maria Elena Boschi, che proprio ieri si era difesa in aula dalle accuse dei grillini. Il presidente della Repubblica difende anche l’esecutuvo dall’accusa velata di "eccessivo interventismo" peraltro su una materia che riguarda il Parlamento, ovvero un altro potere costituzionale. Dice Napolitano: la revisione della seconda parte della Costituzione «è un impegno di cui il governo Renzi si è fatto iniziatore, su mandato dello stesso Parlamento, espressosi con le mozioni approvate a schiacciante maggioranza dalla Camera e dal Senato il 29 maggio 2013 e l’orizzonte, fu fin dall’inizio, quello della ricerca di un’ampia convergenza politica in Parlamento». Dunque, quello di Matteo sembra un interventismo che al contrario di quanto si immaginasse il Quirinale pare gradire. Forse non nelle forme, ma certamente appare come l’unica (o magari l’ultima) strada da percorrere. Protegge il governo anche da un’altra critica che gli stata mossa: «Non c’è stata improvvisazione nè improvvida frettolosità»; anzi, «è stato recepito un gran numero di sollecitazioni critiche e di emendamenti». Napolitano tuttavia continua ad auspicare che si vada avanti in un clima costruttivo. «Per serietà e senso della misura, non si agitino spettri di insidie e macchinazioni autoritarie», ripete. È necessario, semmai, «superare estremismi e contrasti». Poi, una volta passate le riforme istituzionali, «seguiranno altre esigenze, istanze e proposte». «In primo luogo - elenca Napolitano - la riforma elettorale, sulla base del testo varato in prima lettura dalle Camera ma destinato ad essere ridiscusso con la massima attenzione per criteri ispiratori e verifiche di costituzionalità che possono indurre a concordare significative modifiche». Quindi, «più in generale si imporrà una riconsiderazione dello stato e delle esigenze di messa a punto e rafforzamento del sistema delle garanzie costituzionali». Il passo verso la riforma della Giustizia, ormai in gestazione, è breve. Napolitano cita le parole di Silvio Berlusconi, sottolineando come, «si delineano forse le condizioni per una condivisione finora mancata» sulla Giustizia, per la quale il presidente della Repubblica invita a partire «finalmente» dal «riconoscimento che è stato espresso nei giorni scorsi da interlocutori significativi (il riferimento è a Silvio Berlusconi, nella dichiarazione effettuata dopo la sentenza di appello nel processo Ruby) «per l’equilibrio e il rigore ammirevoli» che caratterizzano il silenzioso lavoro della grande maggioranza dei magistrati italiani. Nelle ultime settimane sono tornate a rincorrersi voci di dimissioni del Capo dello Stato e anche su questo Napolitano vuole fare chiarezza: «Noto che si tende a omettere l’altra riserva da me più volte richiamata relativa alla sostenibiltà dal punto di vista delle forze di un pesante carico di doveri e funzioni. E quest’ultima è una valutazione che appartiene solo a me stesso, sulla base di dati obiettivi che hanno a che vedere con la mia età a voi ben nota». Decide io e decido da solo anche perché «io sono concentrato sull’oggi: e ho innanzitutto ritenuto opportuno e necessario garantire la continuità ai vertici dello Stato nella fase così impegnativa del semestre italiano di presidenza europea. A un esito positivo di questa fase - aggiunge - cooperiamo tutti, nell’interesse nazionale». Se ne riparla alla fine dell’anno. Anche perché prima c’è una emergenza che già crea angoscia: «La ripresa dell’economia italiana ed europea è tuttora incerta».

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