Politica

Cadono le barriere tra le due Germanie

Lo Stato comunista dissanguato dall’esodo Il Pc teme un destino «polacco»

BONN - Questa è veramente la fine del «muro». Ieri sera Berlino est ha annunciato che tutti i cittadini della DDR potranno recarsi nella repubblica federale passando direttamente il confine tra le due Germanie, «da subito, dove vogliono, quando vogliono, senza nessuna condizione». È stato il membro del politburo Gunther Schabowski a dare la notizia nel corso della conferenza stampa serale sui lavori del comitato centrale. «Si tratta di una norma transitoria in attesa che venga discussa e approvata la nuova legge sui passaporti e i visti». Ha aggiunto Schabowski. Le migliaia di tedeschi dell’Est che continuano a «fuggire», ma ormai questo termine non è più esatto, non dovranno più compiere la lunga deviazione attraverso la Cecoslovacchia o l’Ungheria. «Il muro è un anacronismo storico», hanno commentato alcuni membri del comitato centrale. La proposta di legge sui viaggi all’estero aveva profondamente deluso le aspettative e le fughe erano continuate a un ritmo ancora più intenso, a una media di dieci-undicimila ali giorno. La legge prevedeva un «iter» macchinoso che sarebbe potuto durare fino a sei mesi, e non prevedeva la modalità per procurarsi la valuta occidentale (fino ad ieri chi era autorizzato ad andare all’Ovest poteva portare con se appena 15 marchi ovest, poco più di undicimila lire). Una legge «truffa», che ovviamente sarà modificata, dopo quanto è avvenuto in questi giorni. L’annuncio di Schabowski, per la-verità, non equivale ancora ad una completa liberalizzazione, ma solo a una libertà di espatrio. Chi se ne va senza visto e formalità, non potra tornare in patria. Il suo è un passo definitivo, ma si tratta solo di saperattendere. Egon Krenz e i nuovi uomini del Politburo sanno molto bene che saranno molto meno i tedeschi disposti ad espatriare, una volta che venga loro concessa la stessa libertà di cui godono ad esempio polacchi o ungheresi. Sarebbe assurdo trasformare la DDR da una gabbia da cui non si può uscire in una gabbia in cui non si può entrare. La domanda è ora: quanti saranno ad andarsene, magari compiendo appena qualche centinaio di metri per «raggiungere la libertà?». Prima della crisi d’estate le domande d’espatrio erano circa un milione, e nel frattempo, altre duecentomila hanno già raggiunto la Germania Ovest, legalmente o no. Un’emorragia che potrebbe essere mortale per la DDR (meno di 17 milioni di abitanti) se non fosse compensata da massicci aiuti economici da Bonn. Gli industriali federali hanno già fatto i calcoli: servono «subito» 700 miliardi di marchi. Oltre 50 mila miliardi di lire, per avvicinare il livello di vita orientale a quello capitalista, e concedere ai «fratelli dell’Est» quei beni di consumo che li inducono a lasciar tutto e fuggire (tranne una parte molto più modesta che se ne va peri ragioni ideologiche). L’annuncio sensazionale o di Schabowski potrebbe essere seguito da misure di «freno» da parte della Repubblica federale, che rischia di esplodere. Non sa più dove mettere i profughi che da tutti i paesi dell’Est supereranno il mezzo milione prima di Natale. Bonn continua ad assicurare che a tutti, sarà sempre concessa la cittadinanza, come prescrive la Costituzione, ma rivolge inviti sempre più pressanti «a restare a casa propria, in attesa che la situazione migliori». Forse, presto pur «senza chiudere la porta», si dovrà giungere a una forma di contigentamento. Dopo il borgomastro di Brema, anche il sindaco di Hannover, il socialista Schmalstieg ha chiesto uno «stop». Non sappiamo più dove metterli, ha detto anche a nome di altri sindaci, chiediamo almeno una sospensione momentanea. La sua richiesta ha provocato le proteste di Bonn ma, in effetti, certe città non hanno più un solo letto libero e i 140 campi profughi, dove si dovrebbe restare non più di due o tre giorni, si stanno trasformando in una sorta di residenza definitiva, scomoda e a volte ai limiti delle condizioni igieniche richieste. La giornata che di fatto ha sancito la fine del «muro», dopo tanti falsi annunci, si era iniziata con la convocazione di una conferenza straordinaria del PC orientale per il 15 dicembre (non avveniva dal 1956) una sorta di congresso, che era previsto secondo la lezione di Gorbaciov, allargando la partecipazione anche se le decisioni sono già state prese. La conferenza dovrà discutere le riforme, da quelle economiche alla nuova legge elettorale, Hans Modrow, che è considerato l’unico vero riformista del nuovo Politburo, e che lunedì sarà nominato primo ministro dal Parlamento, vorrebbe elezioni anticipate al più presto, mentre Krenz è più prudente. Il nuovo voto dovrebbe essere libero e segreto ma, allo stesso tempo, il successore di Honecker non vuole rinunciare alla supremazia del partito Comunista, che rischia di essere messo in minoranza come in Polonia. «Non si tratta più dell’esistenza della SED, dice Modrow, ma dell’esistenza stessa della DDR». Nelle ultime settimane sono avvenuti fatti che fino alla scorsa estate sembrava azzardato perfino sognare, e non si può escludere più nulla: Krenz si è accorto che, messo in moto il processo, non può tentare di arrestarlo o frenarlo senza correre il rischio di venire travolto.   BUSH RESTATE PER LOTTARE Grande emozione ieri pomeriggio alla Casa Bianca, dopo il clamoroso annuncio dell’apertura delle frontiere tra le due Germanie. Il presidente Bush ha rilasciato un’intervista televisiva dallo studio ovale e ha espresso la sua «profonda soddisfazione». Ha detto di essere in continuo contatto con, il cancelliere Kohl della Germania Federale e ha esortato i tedeschi dell’Est a rimanere nel loro paese e a «contribuire ai drammatici cambiamenti». Subito dopo l’annuncio da Berlino i leaders della Camera e del Senato si sono messi in contatto con il presidente esprimendo la loro soddisfazione in augurio che «alla demolizione simbolica faccia seguito presto la demolizione fisica del Muro, simbolo di divisione delle due Germanie» Solo una settimana fa, in un’intervista il presidente George Bush aveva dichiaraato di «non temere e anzi di auspicare la riunificazione». Ma gli avvenimenti incalzano nell’Est europeo. Michail Gorbaciov allenta le briglie e i paesi «fratelli» si lanciano. Un mese fa nessuno parlava di riunificazione tedesca, nemmeno in via di ipotesi. Ora, minata dalla protesta popolare e delegittimata dalle fughe in massa, la Germania dell’Est sembra offrirsi all’abbraccio della sorella maggiore. Nulla la distinguerebbe più se Egon Krenz manterrà la promessa di elezioni libere. Con l’avvento della democrazia cadrebbe la ragione stessa della sua esistenza. In una prospettiva del genere, la riunificazione si spoglia di connotazioni revanscistiche per assumerne di patriottiche. Ora ne parla senza metafore ilcancelliere democristiano Kohl. Ne parla anche il suo predecessore, il cancelliere e socialdemocratico Schmidt; Non ne parla - e la cosa non sorprende - il predecessore di Schmidt, il socialdemocratico Willy Brandt (...).

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.