L’unica cosa certa è che c’è un nuovo rinvio. Minimo, ma pur sempre un rinvio. Sulle riforme istituzionali, infatti, ieri si sarebbe dovuto cominciare a votare sui 7800 emendamenti presentati al testo del governo. Ma l’Aula del Senato ancora non si è espressa. Forse inizierà oggi. Senza contare che sul calendario dell’aula incombono due decreti da approvare con urgenza (Competitività e Cultura), più quelli in arrivo dalla Camera. Nel tardo pomeriggio Paolo Romani, alla buvette, ammette: «Se continuiamo così, non ce la facciamo nemmeno se votassimo fino a venerdì». E poi ci sono i dissidenti che si annidano nel Pd e in Forza Italia al punto che ormai non è più un mistero il fatto che il premier Renzi teme i voti segreti che potrebbero arrivare. Eppure, il ministro per le Riforme, Maria Elena Boschi, ce l’aveva messa tutta per difendere il suo testo con un intervento appassionato in aula: «Oggi è il tempo delle scelte - aveva detto -: nelle vostre mani, onorevoli senatori, l’ultima chance di credibilità per la politica tutta». Quindi aveva ricordato: «Ci potrà essere dell’ostruzionismo, ma noi manterremo l’impegno di cambiare il Paese perché lo abbiamo promesso ai cittadini». E aveva definito «vittime di un’allucinazione» coloro che parlano di «svolta autoritaria» a proposito della riforma. Le opposizioni però non l’avevano presa bene e quindi avevano contestato il ministro. Il presidente del Senato, Pietro Grasso, era stato costretto a intervenire. La Boschi, proseguendo, aveva richiamato le parole di Amintore Fanfani: «Si può essere d’accordo o non d’accordo con la riforma, ma parlare di svolta illiberare è una bugia e le bugie in politica non servono». «Noi - aveva concluso il ministro- abbiamo bisogno di uno Stato più semplice e coraggioso, di un’Italia più forte. Questa riforma sta cercando di dare risposta a tutti questi interrogativi». Alla Boschi aveva replicato in Aula l’ex capogruppo Cinque Stelle Vito Crimi: «Non è il Movimento 5 Stelle che lo ha detto ma sono esimi costituzionalisti che hanno firmato un appello contro una svolta autoritaria». Per il "dissidente" Pd Corradino Mineo, il ddl «è inconsapevolmente autoritario». In questo clima arrivava anche l’apertura della relatrice Anna Finocchiaro su alcune modifiche: «Ci sono alcuni punti che meritano un approfondimento. Innanzitutto gli istituti di democrazia diretta come i referendum e le leggi di iniziativa popolare». Oggi si riparte.
Riforme ad andamento lento, altro rinvio
Nessun voto ieri, si riprova oggi. Scatta l’allerta per i voti segreti. Il ministro Boschi contestata e la Finocchiaro apre a nuove modifiche
