Politica

Riforme, Boschi: svolta autoritaria un'allucinazione

Il ministro: "L'ostruzionismo non ci fermerà". Ma sono quasi 8mila gli emendamenti al testo. M5S: "100mila sassi sui binari di Renzi"

È ripreso nell'Aula di Palazzo Madama l'esame del disegno di legge per la riforma del Senato e del Titolo V della Costituzione. Prima la conclusione della discussione generale e la replica dei relatori e del Governo, poi  il via alle votazioni degli oltre 7mila emendamenti al testo. La seduta si è aperta subito in modo acceso, con con un botta e risposta tra il presidente del Senato e il senatore grillino Vincenzo Santangelo, che ha accusato Pietro Grasso di non permettere un suo intervento sul regolamento. “Da me mai avuto imposizione di non parlare - ha replicato il presidente dell'assemblea di palazzo Madama - Perché dobbiamo sempre esasperare i toni? Vuole creare la guerra, Provocare l'incidente?”. Alla fine Santangelo ha rinunciato a fare il suo intervento: “Mi taccio per educazione, ma lei deve portare rispetto”. “Inizia la guerriglia M5S”, hanno subito commentato, su Twitter, alcuni senatori del Pd. Ma la guerriglia può acquisire dimensione ben più rilevante e trascinare l'iter di approvazione della riforma in un gioco al logoramento senza esclusione di colpi. Il governo vorrebbe chiudere la partita entro il 10 agosto, in tempo per la pausa estiva, ma la mole degli emendamenti è elefantiaca. E sulle sorti del disegno di legge pesa lo sfaldamento delle parti in causa. I distinguo e i mal di pancia arrivano non solo dai partiti di opposizione, ma anche dalle fronde di deputati e senatori in dissenso dentro il Partito democratico, così come in Forza Italia. Per loro è arrivata la reprimenda di Anna Finocchiaro, relatrice Pd del testo di riforma, che nel suo intervento in Aula ha detto: “Le parole regime, deriva autoritaria, attacco alla democrazia, massacro della Costituzione, se pronunciate in quest'Aula, sono macigni e io invito i colleghi, fermo restando che quest'Aula è padrona di decidere per il Senato elettivo di primo o secondo grado, che ci sia la capacità di riflettere sui toni che imprimiamo al dibattito perché rischiamo di perdere per strada la pulizia dell'opera, il rigore con cui dobbiamo disegnare il nuovo ordinamento costituzionale”. L'altro relatore del testo, il leghista Roberto Calderoli, ha voluto ricordare al ministro Boschi che il tempo per la trattativa non è da considerarsi ancora concluso: “Io sono convinto che una buona parte del percorso l'abbiamo fatta in commissione, ma una buona parte ci resta da fare in Aula”. I giochi insomma sono ancora aperti, specialmente per quello che riguarda il nodo più difficile la sciogliere, e cioè la questione relativa alla modalità di elezione dei senatori del nuovo Palazzo Madama. Il governo va dritto per la sua strada, “ha legato in modo indissolubile il proprio cammino a quello delle riforme”, dice senza troppi giri di parole il ministro Boschi nella sua replica. E poi insiste sul fatto che "il testo è ampiamente condiviso", sostenuto "sin dall'inizio anche da forze che non fanno parte della maggioranza, come Forza Italia", ed è "frutto del lavoro di questi mesi. Un testo che è stato migliorato". Come a dire che i numeri ci sono, la maggioranza è ampia, “più ampia di quella del governo”, la discussione si è già svolta e ora è il momento dei fatti. Renzi vuole portare la riforma a casa. Il suo ministro per le Riforme rassicura: “Qualcuno parla di svolta autoritaria: questa è un'allucinazione e come tutte le allucinazioni non può che essere smentita con la forza della ragione. Parlare di svolta illiberale, è una bugia e le bugie in politica non servono". I grillini, citando Renzi, annunciano “centomila sassi sul treno delle riforme”. Boschi dice che si andrà avanti, che l'ostruzionismo potrà far perdere del tempo, ridurre un po' le ferie, ma alla fine il cambio istituzionale ci sarà, quale “ultima chance di credibilità per la politica tutta che nessuno vorrà sprecare”.

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