L’assoluzione di Silvio Berlusconi non è stata un'assoluzione «normale». Essa cancella infatti con lo scalpello la sentenza scritta in primo grado un anno fa, ma fa molto di più: spazza via come un «vento dello Spirito Santo» (Garcia Marquez, colombiano, non coreano, vero Andrea Romano?) la violenza politica, mediatica, totalitaria praticata contro la persona privata e la figura politica del fondatore di Forza Italia. Hanno un bel dire i boia dalla penna a forma di scimitarra mozza-teste, che il bunga bunga resta un'infamia, che l'onta internazionale è meritata e intatta. Bugie! Le notizie che sono servite ad assassinare la reputazione del presidente del Consiglio italiano sono state raccolte con metodi invasivi della sua vita intima da chi? Dalla magistratura, la quale ha sparso per il mondo intercettazioni, deposizioni, pedinamenti in funzione della individuazione e la condanna per reati gravi come la concussione e ignobili come la prostituzione minorile. Zero. Vero niente. Falso tutto. Vergogna ai diffamatori. Il mio impeto dopo che l'innocenza (e la colpevolezza morale degli avvelenatori) è stata proclamata al mondo da giudici senza paura (penso alle pressioni ambientali) è stata la richiesta a chi può di riparare a questa character assassination nel modo più semplice e diretto. Berlusconi è stato “ucciso” con strumenti dello Stato; un atto dello Stato immediato e solenne, per decisione saggia del Presidente della Repubblica, pulisca il fango. Ecco l'idea: la grazia a chi ha ingiustamente sofferto, la grazia come “olio sul capo che molto ha sofferto”, diceva il poeta (ed era Alceo, lirico di Lesbo che non è in Nord Corea, come forse crede Andrea Romano). La grazia come gesto di pacificazione. Dimenticavo però che Napolitano non è il tipo giusto per questo genere di riparazioni. Avrebbe dovuto farlo subito, nell'agosto scorso, dinanzi alla mostruosa sentenza con la condanna per frode fiscale, e con l'aggiunta speciosa e incostituzionale della applicazione retroattiva della legge Severino. Più a freddo, consapevole del fatto che la grazia per quella sentenza lascerebbe ombre in chi la penserebbe come un modo per nascondere verità inconfessabili, credo che la sentenza di Milano dell'altro ieri apra la strada a nuove prospettive. Documenti incontrovertibili, già segnalati negli scorsi mesi da Berlusconi, a cui se ne potranno aggiugere di nuovi, comportano la certezza di una revisione del processo a Brescia. E da Strasburgo, in sede di Corte europea dei diritti dell'uomo, arriverà la sentenza sull'indecente applicazione retroattiva di una pena, peraltro sommata a un'altra, con l'esito di una doppia punizione per un unico reato (che non c'è). Toccherà ai calunniatori chiedere la grazia per le loro menzogne.
Perseguitato dallo Stato. Ora la grazia
di Renato Brunetta