Politica

L’assoluzione serve a poco con certi pm

di Annalisa Chirico

È stato assolto ma non basta. La sentenza che scagiona Silvio Berlusconi dalle accuse che hanno sputtanato l'Italia intera non può essere liquidata con l'ipocrita affermazione: «Fa parte della normale fisiologia di un processo». Fisiologia un corno. Qui di normale non c'è nulla. In assenza di una nuova istruttoria la corte d'appello di Milano ha bocciato in modo totale e inequivocabile l'intero impianto accusatorio di primo grado. Il lavoro dei pm Boccassini e Sangermano è stato azzerato con un tratto di penna. Nessuna sorpresa per chi ha seguito il processo: le prove letteralmente non c'erano. E in un Paese in cui sopravvive ancora una flebile fiaccola di stato di diritto, se non ci sono le prove l'imputato deve essere assolto. Così è accaduto. Milano non è Kabul. Noi donne possiamo ancora mostrarci in pubblico senza essere avvolte in un sudario di pietra. Il giudice Enrico Tranfa si ribella alla sharia in salsa milanese. Italiani e italiane, siete ancora liberi di puttaneggiare, di partecipare a cene più o meno eleganti, di arrabattarvi come volete secondo i vostri piani di vita e di ambizioni. Eppure l'assoluzione non basta. Se la procura ambrosiana, già invischiata nello scandaloso «Caso Milano», volesse serbare una stilla di credibilità, dovrebbe astenersi da un ricorso in Cassazione. La sentenza assolve l'imputato e condanna i pubblici ministeri. In attesa di conoscere le motivazioni due considerazioni sono d'obbligo. I difensori Coppi e Dinacci hanno condotto un'arringa difensiva tutta in punta di diritto, incentrata sulla «legalità processuale», ovvero sulle condotte illegali poste in essere da inquirenti e giudici: dalle intercettazioni indirette ai pedinamenti al solo scopo di «accerchiare» il parlamentare nel suo spazio domestico privato in assenza di autorizzazioni. La condanna pronunciata in primo grado dalle tre giudici, assurte a vendicatrici della Dignità Femminile violata dal Grande Puttaniere, si fonda sul nulla. E il nulla vuol dire zero fatti, soltanto opinioni. È possibile che nessuno debba rispondere di alcunchè? In questo senso il caso Berlusconi è il caso Italia, quello di una giustizia manicomio dove i più pazzi sono i medici. Tra migliaia di magistrati seri, discreti e competenti resiste un manipolo di togati fuori controllo. Il potere che costoro esercitano è enorme. I controlli cui costoro sono sottoposti sono nulli. L'assoluzione non basta. Qualcuno deve rendere conto. Se il Csm non fosse la farsa correntizia che è, toccherebbe a questo organo intervenire per sanzionare i magistrati fuorilegge e tutelare la credibilità dell'ordine giudiziario. Un'azione legale contro i pm artefici del disastro sconfessato dalla sentenza Tranfa dovrebbe essere intrapresa non solo dalla vittima, Berlusconi, ma anche dalla presidenza del Consiglio dei ministri. Un intero Paese fu sputtanato da una colossale puttanata. Un governo designato democraticamente fu sputtanato da una colossale puttanata. Per il resto, bunga bunga a vita.

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