La sentenza di assoluzione di Berlusconi ha messo in fibrillazione il Movimento 5Stelle. Grillo ora vede risorgere il patto del Nazareno tra Renzi e Forza Italia e avverte il rischio di essere scavalcato, confinato in una posizione marginale. La partita delle riforme, nella fase finale, potrebbe essere gestita esclusivamente dall’asse Renzi-Berlusconi. Nel giro di una giornata, il confronto su riforme e legge elettorale si è trasformato in rissa. All’indomani della sentenza, Grillo e Casaleggio hanno alzato il tiro lanciando una sfida al premier. Con una nota congiunta hanno ribadito il «sostegno senza riserva alcuna, alla posizione della delegazione M5S». E annunciano «i punti proposti al tavolo saranno ratificati sul portale del Movimento di modo che i cittadini iscritti possano esprimersi». «Così - avvertono - si potrà andare direttamente in aula e votare una legge elettorale con le preferenze: dato che proprio Renzi ha dichiarato più volte durante l'incontro di volere le preferenze nella legge elettorale». Poi Casaleggio e Grillo passano all’attacco di Renzi accusandolo di «mettere in dubbio le buone intenzioni del Movimento» mentre è chiaro «a chiunque abbia seguito lo streaming che il M5s aveva 5 punti chiari mentre il Pd cercava di non dare alcuna risposta concreta e di temporeggiare». Il riferimento è all’accusa fatta dal premier a Di Maio e agli altri esponenti pentastellati presenti all’ultimo confronto in streaming, di essere stati sconfessati dal blog («Non hanno fatto a tempo a sedersi al tavolo che subito è arrivata la sconfessione a mezzo blog» aveva commentato ironico Renzi). Di qui la replica ieri, nella nota, dei due big del Movimento. «Renzi parla di una sconfessione dal blog che non c'è mai stata. Non esiste - chiariscono i due dioscuri M5S - una linea Grillo-Casaleggio. Non esiste una linea Di Maio. Non esistono linee all'interno del movimento, se non quella dei cittadini». Quindi mettono in chiaro ciò che è il nocciolo della polemica; il fatto che «l Pd difende solo le ragioni degli accordi segreti del patto del Nazareno». Spetta al vicepresidente grillino della Camera, Luigi Di Maio, rilanciare la sfida. «Tra qualche giorno si vota al Senato quindi cominciamo dall'immunità parlamentare. La proposta di mettere insieme i voti è ancora del tutto aperta». La tensione è così alta che c’è chi come il senatore grillino, Nicola Morra, si lascia andare su Twitter all’ironia: «Il Pd si sente più garantito da Silvio: mi ricorda Stalin con Hitler nel 1939, il patto Molotov-Von Ribbentrop». Rilancia su Facebook, Federico D’Incà: «Credo che le cose siano chiare: il MoVimento 5 Stelle vuole le preferenze mentre Renzi vuole Silvio Berlusconi. Sono preferenze in tutti i casi, da una parte i cittadini e dall'altra chi lo sa, un futuro graziato per i reati passati (per quelli futuri mi sembra che siamo già passati da possibile condannato a reale condonato e tutto alla luce del sole della legislazione italiana-montiana)». Grillo non soddisfatto dalla nota comune con Casaleggio e dopo aver aizzato i suoi parlamentari, è tornato alla carica con un post sul suo blog a firma FabrizioC. Il leader parla di «democrazia malata» e del «piano della P2 che si è compiuto». Ma il centro della polemica è sempre Berlusconi. «Io non avevo capito che la legge Severino avesse di fatto depenalizzato la concussione, che sarebbe invece un reato molto grave e molto pericoloso. Basterà concutere senza costrizione esplicita, alla mafiosa per intenderci». Gaetano Quagliariello, coordinatore nazionale Ncd, mette in evidenza la posizione dei grillini per quanto riguarda la riforma del Senato. «La riforma del Senato è buona, ma con una sola Camera politica gli equilibri complessivi del sistema cambiano. Una modifica all'Italicum può compensare alcuni di questi squilibri: quantomeno bisogna alzare la soglia al 40%, garantire oltre la governabilità anche la rappresentanza e introdurre le preferenze. E poi quest'apertura di M5S al doppio turno di partito... Meglio avere come pilastro i partiti piuttosto che coalizioni litigiose». La sentenza di assoluzione di Berlusconi ha messo in fibrillazione il Movimento 5Stelle. Grillo ora vede risorgere il patto del Nazareno tra Renzi e Forza Italia e avverte il rischio di essere scavalcato, confinato in una posizione marginale. La partita delle riforme, nella fase finale, potrebbe essere gestita esclusivamente dall’asse Renzi-Berlusconi. Nel giro di una giornata, il confronto su riforme e legge elettorale si è trasformato in rissa. All’indomani della sentenza, Grillo e Casaleggio hanno alzato il tiro lanciando una sfida al premier. Con una nota congiunta hanno ribadito il «sostegno senza riserva alcuna, alla posizione della delegazione M5S». E annunciano che «i punti proposti al tavolo saranno ratificati sul portale del Movimento di modo che i cittadini iscritti possano esprimersi». «Così - avvertono - si potrà andare direttamente in aula e votare una legge elettorale con le preferenze: dato che proprio Renzi ha dichiarato più volte durante l'incontro di volere le preferenze nella legge elettorale». Poi Casaleggio e Grillo passano all’attacco di Renzi accusandolo di «mettere in dubbio le buone intenzioni del Movimento» mentre è chiaro «a chiunque abbia seguito lo streaming che il M5s aveva 5 punti chiari mentre il Pd cercava di non dare alcuna risposta concreta e di temporeggiare». Il riferimento è all’accusa fatta dal premier a Di Maio e agli altri esponenti pentastellati presenti all’ultimo confronto in streaming, di essere stati sconfessati dal blog («Non hanno fatto a tempo a sedersi al tavolo che subito è arrivata la sconfessione a mezzo blog» aveva commentato ironico Renzi). Di qui la replica ieri, nella nota, dei due big del Movimento. «Renzi parla di una sconfessione dal blog che non c'è mai stata. Non esiste - chiariscono i due dioscuri M5S - una linea Grillo-Casaleggio. Non esiste una linea Di Maio. Non esistono linee all'interno del movimento, se non quella dei cittadini». Quindi mettono in chiaro ciò che è il nocciolo della polemica; il fatto che «il Pd difende solo le ragioni degli accordi segreti del patto del Nazareno». A smentire dissidi interni al Movimento, è intervenuto anche il vicepresidente grillino della Camera, Luigi Di Maio. «D'ora in poi Beppe Grillo e Casaleggio avranno meno spazio ma loro sono contenti e sono in una fase in cui cercano di dare più responsabilità a quelli che oggi fanno parte del Movimento e ne condividono la linea». E spiega quella che è a distribuzione dei ruoli. «Grillo e Casaleggio - ha spiegato Di Maio - attraverso il blog gestiscono una parte del Movimento, un'altra parte la decidiamo noi in assemblea». Di Maio poi ribadisce che «il tavolo delle riforme resta aperto ma tutto quello che è stato presentato va ratificato sul portale». La tensione è così alta che c’è chi come il senatore grillino, Nicola Morra, si lascia andare su Twitter all’ironia: «Il Pd si sente più garantito da Silvio: mi ricorda Stalin con Hitler nel 1939, il patto Molotov-Von Ribbentrop». Rilancia su Facebook, Federico D’Incà: «Credo che le cose siano chiare: il MoVimento 5 Stelle vuole le preferenze mentre Renzi vuole Silvio Berlusconi. Sono preferenze in tutti i casi, da una parte i cittadini e dall'altra chi lo sa, un futuro graziato per i reati passati (per quelli futuri mi sembra che siamo già passati da possibile condannato a reale condonato e tutto alla luce del sole della legislazione italiana-montiana)». Grillo non soddisfatto dalla nota comune con Casaleggio e dopo aver aizzato i suoi parlamentari, è tornato alla carica con un post sul suo blog a firma FabrizioC. Il leader parla di «democrazia malata» e del «piano della P2 che si è compiuto». Ma il centro della polemica è sempre Berlusconi. «Io non avevo capito che la legge Severino avesse di fatto depenalizzato la concussione, che sarebbe invece un reato molto grave e molto pericoloso. Basterà concutere senza costrizione esplicita, alla mafiosa per intenderci». Il Pd ha replicato a stretto giro. «Grillo ha ordinato la ritirata sui tetti. Il Pd invece continuerà con ostinazione a cercare la maggioranza più ampia possibile sulla nuova legge elettorale» ha affermato la senatrice Laura Cantini, componente della direzione Pd. Per il deputato Dario Ginefra si sta riproponendo il vecchio copione. «Grillo e Casaleggio, alle prese con la crescente ascesa del vicepresidente Di Maio e con il rischio di una emancipazione dei gruppi parlamentari, si affrettano a sabotare il dialogo tra il M5S e il Pd».
La sfida del M5S: andiamo avanti da soli
L’accusa: Renzi difende gli accordi segreti del patto del Nazareno. Di Maio annuncia la svolta: Grillo e Casaleggio avranno meno spazio
