Silvio Berlusconi è stato processato, e poi assolto, per aver telefonato in questura e «sollecitato» i funzionari ad «accelerare» le pratiche per la consegna di Ruby a Nicole Minetti. Senza nessuna costrizione né minaccia, e senza nessuna indebita induzione. Sei dei sette anni inflitti in primo gradi, derivavano da questo semplice atto. Non è nostro uso fare interviste anonime o riportare retroscena senza fonti. In questo ha ragione Beppe Grillo quando si lamenta dei retroscenisti che mettono tra virgolette le parole di «un grillino» senza svelarne il nome. Oggi, però, deroghiamo da questa inderogabile regola deontologica perché l’anonimato ci consente di raccontare, attraverso le parole di un questore (che l’anonimato, per ovvi motivi, ce lo richiede) che ha operato in una sede del Centro Italia e in uffici importanti della Capitale, quello che accade ogni giorno, ogni ora, ogni santissimo minuto, nelle nostre questure ad opera di «potenti» d’ogni risma, persone influenti, alti «in grado», amici di amici, giornalisti, che chiamano la «segreteria del questore» o il «capo di gabinetto» per i più disparati motivi, importanti e meno importanti, per piccoli favori o richieste irricevibili, pretendendo rapidità di esecuzione e messa a disposizione quasi totale. Un «vizio» tutto italiano mai perseguito per legge, se non nel caso del Cav. Signor Questore, ma queste telefonate per «segnalare» e «pretendere», sono davvero così comuni? «In tanti anni di carriera certe cose non sono mai cambiate. Raccolgo in media dieci o quindici richieste a settimana di politici, amici di politici, persone orbitanti in quel mondo, ma anche di altre "categorie” composte da gente in qualche modo influente che chiama in qualunque momento e per qualunque “desiderio”. Mi creda, telefonate di ogni tipo, bigliettini, segnalazioni per interposta persona. Ho seguito il processo Ruby e a me, come a tanti miei colleghi in polizia, viene da ridere di un Paese così». Quando parla di «categorie» cosa intende? «Prima di tutto i politici, dal deputato al consigliere regionale o comunale. Eppoi la vostra categoria, quella dei giornalisti. Hanno mille canali per chiedere un aiuto per una pratica o una necessità. Almeno una volta nella vita tante persone che inorridiscono di fronte alla deprecabile telefonata di Berlusconi, hanno seguito la stessa strada. Ruby o non Ruby, il concetto è sempre quello: una corsia preferenziale rispetto al resto della cittadinanza. Accade soprattutto d’estate». Ma chiamano per che cosa esattamente? «Per le cose più svariate. C’è chi, ad esempio, si accorge solo all’ultimo momento, poco prima di partire per le vacanze, di avere il passaporto scaduto e ha bisogno del rinnovo il più rapidamente possibile. A volte i casi da risolvere sono anche complicati per mille motivi che non sto qui ad elencare. Ma questo non li fa arretrare di un millimetro. E se anche è vero che ora i tempi per un passaporto si sono velocizzati rispetto alle lunghe attese del passato, ciò non significa che le telefonate siano cessate. E se c’è da “scavalcare” chi c’era prima, pazienza». E voi acconsentite? «Ma su, no facciamo gli ipocriti. Eppoi dipende. Ma se ti chiama un politico tu che fai? E’ triste dirlo, ma per un quieto vivere (qui non ti difende più nessuno) gli dici di sì anche perché poi riuscirebbe ad aggirare l’ostacolo salendo di livello». Passaporto a parte, queste telefonate per quali altri motivi le ricevete? «(sorride). Le potrei fare una lista lunghissima e imbarazzante. Per qualunque motivo. C’è chi chiama perché al figlio hanno rubato o sequestrato il motorino, perché ha subÌto un furto in casa e pretende addirittura la polizia scientifica; chiamano se hanno un emergenza per strada, al posto di blocco, il ritiro della patente, i punti sulla patente. Per tutto, anche se poi noi possiamo fare ben poco per risolvere l’emergenza di quel momento. Se vuole ridere le racconto anche di quando più di un potente, chiamiamolo come piace a voi giornalisti, ha avuto incidenti in mare o è stato fermato dalla Capitaneria. Credetemi, è un continuo. Oppure quando vengono beccati in luoghi, diciamo così, difficili da giustificare in famiglia o al lavoro». Un andazzo che è routine. «Certamente. Ci sono anche politici, tanti politici, che hanno il loro poliziotto di riferimento da segnalare per un incarico o un nuovo ufficio, oppure da proteggere. Per non affrontare il capitolo scorte, quella sì una metastasi. E poi ci sono le richieste meno invasive che se una volta avevano un riscontro oggi non vanno avanti: i biglietti omaggio per le manifestazioni più disparate. A parte questi esempi, c’è una costante che supera tutte le altre». Quale sarebbe? «I permessi di soggiorno da fare, o da rinnovare, per le loro colf filippine. I ricongiungimenti. Un grande classico». Pure. «Già! Ma “bussano” in questura anche per il rinnovo del porto d’armi quando sorge qualche problemino amministrativo. Oppure quando qualche manifestante viene fermato e ha un “potente” dietro, che lo spalleggia o lo tutela (qui però siamo inflessibili, non cediamo mai)». Ma questo è uno scenario da centralino, più che da questura. «Da centralino del questore. La questura è sempre stata un centralino per politici, giornalisti, imprenditori e “potenti” vari che pretendono scorciatoie di ogni genere». Tutti potenziali concussori? «(risata fragorosa). Non mi pare siano mai state avviate inchieste su questa “consuetudine”, a meno che la cortesia non è finita in qualche attività dell’aturotià giudiziaria. Se mettessero sotto controllo il centralino delle questure finiremmo tutti a giudizio, Ma questo non lo scriva, per favore».
«Io questore assediato da telefonate alla Ruby»
Parla un altissimo funzionario della polizia: «Quanta ipocrisia. Tutti chiamano per richieste varie»
