Mosca, 29 aprile - È uno dei più grandi disastri della storia nucleare. Questa l’unica certezza sull’incidente al reattore nucleare della centrale atomica di Chernobyl, in Ucraina, centotrenta chilometri da Kiev, dove si è sprigionata una nube radioattiva che ieri ha investito la Scandinavia. Probabilmente, ritengono gli scienziati occidentali, il reattore sta bruciando da mercoledì. Ma è assai difficile, nella capitale sovietica, ottenere informazioni su quanto è accaduto e su quanto sta avvenendo nella zona della «centrale maledetta». Scarse le indicazioni sulle vittime (il Governo ne ha ammesse due, ma si parla di duemila o forse anche più), insufficienti le notizie sul numero dei contaminati. È chiaro comunque che i dirigenti sovietici, dopo aver cercato di tacere e poi di sottovalutare la dimensione del disastro, si trovano in grave difficoltà. Lo provano le richieste di aiuto a Svezia e Germania Federale affinché inviino tecnici esperti nello spegnimento dell’incendio nucleare e medicinali per i contaminati dalle radiazioni. Ma Mosca non abbandona neanche di fronte alla tragedia, la solita scelta della reticenza a tutti i costi. Sono stati gli scienziati scandinavi, che ieri avevano rilevato l’incredibile aumento del livello delle radiazioni presenti nell’aria a dare l’allarme. Pressati dalle rilevazioni in Svezia, Norvegia, Finlandia e Danimarca, la «TASS» e la televisione avevano dato ieri l’annuncio di un’«avaria ad un reattore di Chernobyl». Nessuna notizia invece sui giornali di questa mattina. Ancora silenzio totale fino al tardo pomeriggio, quando il Consiglio dei ministri ha annunciato la «morte di due persone» e «la distruzione di parte degli elementi struttuarali dell’edificio che ospita il reattore ed una fuga di sostanze radioattive». Il comunicato afferma che una commissione d’inchiesta del Governo «si è recata sul luogo del disastro. E stata data priorità alla eliminazione degli effetti dell’incidente. La situazione delle radiazioni della centrale nucleare e nel territorio adiacente - continua il comunicato - si è stabilizzata e si sta approntando l’aiuto medico necessario alle persone che sono state colpite». Il Governo ha ammesso anche «l’evacuazione degli abitanti del centro urbano dove si trova lacentrale e di tre località vicine». Dalle testimonianze di alcuni abitanti di Kiev che hanno telefonato a Mosca, appare però una realtà ben più tragica. «Ottanta persone sono morte subito e altre duemila mentre venivano portate in ospedale» hanno raccontato alcune persone. A Kiev (2 milioni e 300 mila abitanti), che per ammissione del ministro degli Esteri di Mosca è da considerarsi «città chiusa», da questa mattina sono stati sospesi tutti i servizi automobilistici pubblici: autobus e taxi sono usati, con due aerei ed un elicottero, per evacuare la popolazione dalla zona di Chernobyl. La città. più vicina alla centrale da cui si sono sprigionata le radiazioni è Pripyat, un centro di quindicimila abitanti. La nube radioattiva, sprigionata dalla centrale ucraina sembra intanto allontanarsi dalla Scandinavia per fare ritorno sull’Unione Sovietica. Lo ha dichiarato il servizio meteorologico britannico, secondo il quale le particelle contaminate dovrebbero sorvolare la Germania Orientale e la Polonia. Nessun italiano si è rivolto all’ambasciata d’Italia a Mosca per chiedere aiuto o per manifestare il desiderio di rientrare in patria in relazione, alla fuga radioattiva. L’ente turistico sovietico ha assicurato che nessun gruppo di turisti italiani si trova nelle vicinanze di Chernobyl. A cento chilometri dalla centrale che sta bruciando c’è invece un impianto della «Snia viscosa», con sedici operai italiani. A Kiev risiedono con le famiglie quattro tecnici italiani occupati in una fabbrica di cartoni compensati. Il gruppo più consistente di nostri connazionali, centocinquanta operai della «Berardi», si trova a Suini, 250 chilometri da Chernobyl. WASHINGTON TENDE LA MANO L’Amministrazione Reagan ha fatto sapere di essere pronta ad accogliere eventuali richieste sovietiche e prestare tutta l’assistenza che sarà necessaria per annullare le conseguenze, che si ritengono gravi, dell’incidente avvenuto nella centrale russa. Gli Stati Uniti potrebbero dare il loro aiuto ha affermato il capo di gabinetto della Casa Bianca Ronald Reagan e saranno disposti a farlo se i sovietici chiederanno loro assistenza per affrontare il disastro nucleare. «Abbiamo tantissima esperienza su come trattare queste situazioni sia da un punto di vista medico che scientifico» ha affermato l’esponente USA. Fonti ufficiali statunitensi, che preferiscono trincerarsi dietro l’anonimato, confermano che l’incidente avrebbe provocato delle vittime. Intanto gli esperti e gli scienziati americani si sono lanciati nelle interpretazioni e nelle analisi dell’incidente. La tesi che trova più credito è quella di un mancato funzionamento delle valvole e degli apparati di controllo associato ad un errore umano. Il guasto avrebbe così provocato una dispersione del combustibile fissile con la conseguente dispersione di radioattività nell’atmosfera. A giudizio di Thane Gustavson, esperto di problemi energetici sovietici presso la Georgetown University, l’incidente di Chernobyl è simile a quello verificatosi nel marzo 1979 nella centrale nucleare di Three Miles Island, in Pennsylvania ma, avrebbe avuto conseguenze più gravi. Nell’incidente avvenuto sette anni fa si verificò un guasto alle valvole e agli indicatori oltre ad una parziale fusione del combustibile nucleare: tuttavia non vi furono né morti e né feriti anche se oltre duecentomila persone dovettero essere evacuate d’urgenza. Ad una fusione del combustibile nucleare pensa anche il professore Ed Zebroski, scienziato nucleare e responsabile dell’«Electric Power Research Institute» di Palo Alto, che ha avuto modo di visitare diverse centrali russe. «Ritengo che ci sia stata una fusione del combustibile» ha spiegato Zebroski. Gli esperti statunitensi sono comunque concordi nel puntare l’indice accusatore contro gli scarsi sistemi di controllo presenti negli impianti russi. A Chernobyl fanno notare, il reattore non era protetto da una struttura di contenimento di acciaio e cemento indispensabile per impedire contaminazioni. Il fallaout iodio radioattivo può essere pericoloso - notano ancora gli esperti - in quanto l’elemento penetra l’erba dei pascoli, concentrandosi quindi nel latte delle mucche. Con analoghi incidenti verificatisi in precedenza le autorità sanitarie di diversi paesi hanno infatti ritenuto necessario vietare l’utilizzazione del latte contenente iodi radiattivo. Le notizie sullo spavento disastro in Unione Sovietica hanno creato viva emozione negli USA. LA LUNGA CATENA DELL’ORRORE La tragedia di Chernobyl non è un caso isolato. In URSS, nella regione compresa tra i centri industriali di Sverdlovsk e Chelijabinsk, due località distanti tra loro un centinaio di chilometri (a ridosso degli Urali), esiste quello che gli scienziati hanno sinistramente definito il Triangolo delle Bermude sovietico. È infatti in questa zona che, negli ultimi vent’anni, si sono verificati i più terribili disastri ecologici nella storia dell’URSS.
Una nuvola di morte sui cieli della Russia
