Politica

Ucciso un giornalista: indagava sulla Camorra

Il redattore de «Il Mattino» Giancarlo Siani conduceva un’inchiesta sul clan di Gionta

Napoli, 23 settembre - Un giornalista pubblicista napoletano, Giancarlo Siani, di 27 anni, è stato ucciso con alcuni colpi di pistola mentre, alla guida della sua autovettura, tornava a casa, in piazza Leonardo, nel rione Vomero. Sconosciuti, che, forse, gli hanno teso un agguato, gli hanno sparato e sono fuggiti. Giancarlo siani è morto quasi subito. Giancarlo Siani aveva cominciato al sua attività giornalistica come corrispondente da Torre Annunziata per il quotidiano napoletano Il Mattino - con il quale era legato da un contratto - e successivamente era divenuto collaboratore del giornale nella redazione distaccata di Castellammare di Stabia. Aveva pubblicato numerose inchieste giornalistiche, molto apprezzate, tanto che recentemente era stato chiamato a prestare servizio nel dipartimento cronaca del quotidiano napoletano. Aveva seguito anche le udienze del processo contro il primo troncone di imputati della «Nuova camorra organizzata» con inchieste e altri servizi. Secondo le prime notizie il giornalista, che non era sposato e viveva con i genitori, tornava a casa, dopo aver lasciato il giornale nel primo pomeriggio quando è avvenuto l’agguato. Giancarlo Siani è stato ucciso proprio sotto la sua abitazione, in una traversa privata di Villa Maio alla quale si accede da piazza Leonardo. Proprio ieri aveva scritto per il suo giornale, Il Mattino, un’inchiesta sullo spaccio degli stupefacenti a Torre Annunziata, la città dove aveva cominciato la sua attività. Nell’inchiesta dal titolo «Nonna manda il nipote a vendere l’eroina» Siani descriveva la vicenda di una donna di 60 anni, che si serviva del nipote, dodici anni, come «minicorriere». La donna è stata arrestata e gli stupefacenti sono stati trovati in un sotterraneo. Siani ricordava nella sua inchiesta che questi piccoli spacciatori di eroina sono chiamati «muschilli» (moscerini), per la rapidità con la quale portano gli stupefacenti ai tossicodipendenti e poi spariscono. Siani ricordava che i «muschilli» sono minori non imputabili. Nell’inchiesta apparsa ieri sul Mattino il giornalista rievocava la strage di Torre Annunziata (12 agosto 1984 con otto morti e dieci feriti) avvenuta nell’ambito della lotta tra due bande rivali, quella facente capo a Valentino Gionta e quella di una famiglia di «Nuova Famiglia». Una delle piste che Polizia e Carabinieri stanno esaminando è proprio quella di una vendetta della camorra di Torre Annunziata che avrebbe punito il giovane giornalista per le sue inchieste. «E’ certamente una vendetta della camorra, una spietata vendetta contro un giovane giornalista coraggioso»: così ha detto uno degli investigatori impegnati nelle indagini. La causa del delitto, anche se per ora non è ancora nota, sembra quindi quella della vendetta camorristica: si pone molta attenzione al fatto che Giancarlo Siani aveva scritto molti articoli sulla camorra e, in particolare sul «clan Gionta» di Torre Annunziata. Il giornalista è stato ucciso con almeno due colpi di pistola dei cinque o sei sparati dai suoi assassini. Questi ultimi, «due giovani», sarebbero stati notati da una testimone che era affacciata ad un balcone. La donna, che è stata già interrogata avrebbe riferito di aver visto i due giovani prima passeggiare davanti al viale privato, dove è l’abitazione del giornalista, e poi sedersi su un muretto. La testimone ha anche riferito di aver sentito sparare almeno cinque colpi di pistola. Un altro testimone, il custode di autorimessa ha detto di aver visto due giovani, entrambi sui 25 anni, fuggire dopo gli spari. Uno dei due, secondo il testimone, era armato. E’ sulle basi di queste testimonianze che sta prendendo corpo la pistola di una vendetta della camorra per fare tacere una voce di accusa. È UN «KILLER DI STRADA» L’ASSASSINO DI SIANI Napoli 27 settembre - Hanno preso il primo dei due killer di Giancarlo Siani, per il secondo potrebbe essere questione di ore, ma anche di molti giorni: la ricerca è oltremodo più difficile, si attende un riconoscimento che potrebbe anche non esserci. Il merito dell’operazione va alla Criminalpol e alla Squadra Mobile di Napoli. In quattro giorni lavorando a una serie di indizi e facendo numerosi riscontri, a Torre Annunziata è venuto fuori il nome del primo accusato: è Alfonso Agnello, ha 21 anni, era uscito due mesi fa dal carcere dove era finito per porto abusivo di armi e lesioni. Ex tossicodipendente, viene considerato un «killer di strada» cioè uno dei tanti della manovalanza del crimine al quale si può chiedere tutto fino all’assassinio per somme certamente non ragguardevoli. Si è rivelata dunque giusta la pista di Torre Annunziata la cittadina vesuviana campione della degradazione sociale dell’intera zona al cui riscatto Giancarlo Siani aveva dedicato gran parte della sua attività professionale. Il giovane cronista dl Mattino crivellato di proiettili nella sua auto davanti al portoncino di casa, aveva indagato soprattutto sul mondo della droga di cui reggeva le fila il clan di Valentino Gionta, il boss arrestato a Marano nel giugno scorso, nella stessa zona di Nuvoletta, un altro dei capi delle organizzazioni criminali della cintura metropolitana di Napoli, un tempo associatesi nella «nuova famiglia» per meglio opporsi allo strapotere di Raffaele Cutolo. L’interesse di Siani, un giovane formatosi nei periodici del sindacalismo cattolico, si era sviluppato dopo la strage del 26 agosto dello scorso anno. Davanti al circolo dei pescatori dove si supponeva si trovasse con i suoi uomini lo stesso Gionta, un commando di killers arrivato con un pulmino turistico, trucidò sei camorristi di Gionta e due inermi passanti. Siani ne trasse motivo in seguito per inchieste e servizi sulla realtà sociale di Torre Annunziata e sulle varie ramificazioni del mondo della droga. Negli ultimi tempi il suo interesse si era spostato sul secondo livello dei trafficanti di stupefacenti quelli adibiti allo spaccio al minuto oltrechè sugli agganci generali che il mondo malavitoso torrese si suppone abbia col potere politico locale. Questo secondo interesse si era sviluppato in lui approfondendo il contenuto di un’intervista dal pretore di Torre, Luigi Gargiulo ad un giornale della sera. Il magistrato aveva parlato senza mezzi termini delle possibili collusioni tra malavita e potere. A tutta questa fitta trama di possibili connivenze e di intrecci a vario livello si sta riferendo l’indagine di questi giorni di polizia, carabinieri e magistratura (l’inchiesta è coordinata dal sostituto procuratore Felice Di Persia lo stesso del processo a Tortora e agli «uomini della nuova camorra»). L’ipotesi più seguita è che da questa rete d’interessi potrebbe essere scaturito il movente dell’assassinio. Siani stava raccogliendo prove che forse avrebbero potuto compromettere qualcuno. È certo che questo campo di indagine è molto difficile certamente di più di quanto non lo sia il lavoro della questura napoletana alla ricerca del secondo dei due killer del giornalista. (...) Stamane a dare l’annuncio dell’arresto in una conferenza stampa è stato lo stesso procuratore della Republica Francesco Cedrangolo. (...)

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