È attesa oggi a Milano la sentenza d’appello del processo Ruby. In primo grado Silvio Berlusconi è stato condannato a 7 anni per concussione e prostituzione minorile. Una condanna di cui la Procura ha chiesto la conferma. Accuse che però, per i legali dell’ex premier Franco Coppi e Filippo Dinacci, non stanno in piedi, tanto che i due avvocati chiedono «una sentenza di assoluzione per insussistenza del fatto». Per gli avvocati, la concussione «non è provata» visto che il reato per costrizione prevede «la violenza e la minaccia» e Berlusconi con il capo di gabinetto della Questura di Milano Pietro Ostuni ha avuto invece un «tono normale». «La minaccia è un male che proviene dall’esterno - hanno spiegato nel corso dell’arringa - e non può essere confusa con il timore reverenziale» che il funzionario avrebbe al limite potuto nutrire nei confronti dell’ex premier. Per i difensori del Cav, non è nemmeno dimostrato che Berlusconi sapesse della minore età di Ruby, né è possibile stabilire con certezza che ci siano stati rapporti sessuali tra loro. Per Coppi nel descrivere le serate di Arcore, dove per l’accusa c’era «un sistema prostitutivo», si dà per scontato che «Ruby che partecipava alle serate da Berlusconi ed esercitava da meretrice» lo abbia fatto anche con il Cav. Secondo Coppi si tratta di una «prostituzione ambientale» di cui non ci sono prove. Per il difensore sembra «sufficiente mettere un piede nella villa di Arcore per finire nel letto del padrone. Si andrebbe direttamente dalla porta al letto passando magari per la sala da pranzo per un po’ di bunga bunga». Insomma, «non c’è nessuna prova che» Ruby «possa essere andata a letto con Berlusconi». Inoltre, lo stesso ex premier «non sapeva nulla della minore età di Ruby», ha spiegato Coppi nell’arringa al processo d’appello. Del resto nessuno, vedendo la ragazza, che è «una stanga», avrebbe mai pensato che non avesse ancora compiuto 18 anni. Intanto, alla vigilia della sentenza, arriva il verdetto della sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura nei confronti del pm per i minorenni di Milano Annamaria Fiorillo: assoluzione «per essere risultati esclusi gli addebiti». La Fiorillo è il magistrato che era di turno la notte fra il 27 e il 28 maggio 2010, quando Ruby venne portata in Questura e poi rilasciata e affidata a Nicole Minetti. Al centro del procedimento, le dichiarazioni che Fiorillo rilasciò alla stampa, nel novembre successivo, contestando la ricostruzione dei fatti fornita in Parlamento dall’allora ministro dell’Interno Roberto Maroni. Secondo l’«accusa», il magistrato aveva così violato i «doveri di riserbo» imposti alle toghe, e la norma che vieta ai pm di parlare con la stampa, compito che spetta ai capi degli uffici.
Oggi la sentenza. Silvio rischia 7 anni
La Procura ha chiesto in appello la conferma della condanna di primo grado La sezione disciplinare del Csm assolve la pm dei minorenni Fiorillo LEGGI ANCHE Gli avvocati inorriditi «Il processo non sta in piedi»
