Lo squalo 2, la vendetta. Il predone degli abissi è tornato a Ostia. Era successo già nella torrida estate 2012 quando a dieci metri dalla spiaggia di Ostia, fu avvistato uno squalo. Lo confermarono decine di bagnanti, abituali frequentatori dell’illustre stabilimento della Marina Militare, lo ribadì anche il bagnino Massimo, eroe per un giorno, che «inforcato» il pattino era partito all’assalto del killer dei mari. Questo bastò per creare il panico sul litorale. Il giorno dopo troupe di Tg, anche straniere, si piazzarono sul bagnasciuga nella speranza che l’evento si ripetesse. E nugoli di bagnanti vennero intervistati. La cosa finì lì, un po’ come «nà Bira&Calippo». Tanto clamore per nulla. Ieri invece si è tornati a parlare di squali. È successo che al largo di Ostia e Fiumicino un gruppo di pescatori in cerca di tonni rossi hanno preso all’amo un mako, ovvero un rarissimo esemplare che appartiene alla famiglia dello squalo bianco, molto difficile da incontrare nel Mediterraneo. L'animale non più lungo di un metro e dunque giovane esemplare è rimasto attaccato alla lenza per qualche minuto e poi aiutato dai pescatori che si erano accorti che non si trattava di un tonno si è liberato. Uno dei pescatori Sandro Onofaro (le fasi della pesca sono state filmate e sono visibili su Ostia Tv) ha raccontato: «È stato un evento eccezionale, un attacco di mako, molto particolare per queste acque, all’inizio pensavamo fosse una verdesca, piuttosto frequente in queste acque. Per la sua specie il mako crescerà come misura. Difficile dire se questo episodio possa rivelare un aumento di pesci esotici. Comunque, eravamo a dieci miglia dalla costa, su un fondale di cento-centodieci metri». La notizia dello squalo mako pescato e poi rilasciato ha fatto il giro degli stabilimenti lidensi ma sotto gli ombrelloni e tra i tavolini dei bar non c’è molta apprensione. Ce lo conferma pure il presidente Sib Lazio Fabrizio Fumagalli: «Chi è abituale frequentatore di questa zona sa benissimo che al largo si possono avvistare ventresche che sembrano squali, e forse anche qualche esemplare di squalo ma non sono aggressivi e soprattutto non arrivano sottoscosta. Il motivo è semplice: là ci sono le secche e quindi tanti pesci da mangiare, nelle zone di balneazione no. Comunque è atipica la presenza di un mako e comunque stiamo parlando di dieci miglia che corrispondono all’incirca a 19 chilometri». Anche Renato Papagni, presidente di Assobalneari minimizza con ironia: «Di squali ce ne sono - dice scherzando - ma stanno sulla terraferma. Nel mare di Ostia al massimo si possono incontrare dei tonni "incrociati". Non vorrei che oltre alla disgrazia di avere a che fare con una Giunta comunale incompetente e insensibile ai problemi del turismo e come se non bastasse un tempo instabile ci si mette pure l’allarme squali. L’hanno pescato? No peccato Se lo portano qui potremmo preparare un crudo di squalo che è gustosissimo». La cattura dello squalo Mako segue di qualche giorno l’avvistamento di un gruppo di delfini ripreso mentre nuotava a poche miglia dalle rive di Ostia. Una spettacolo veramente emozionante. C’è da dire poi che in questo week end potrebbero esserci altri avvistamenti di cetacei (al largo di Ostia ci sono pure le balene) e forse anche altri squali (il mako non può essere solitario). Infatti lo specchio di mare antistante la spiaggia dei romani sarà protagonista del «The Big Red» cioè una gara di caccia al tonno rosso, naturalmente con la tecnica "no kill" ovvero della cattura e del rilascio dopo aver fotografato e pesato la preda. Una cinquantina di equipaggi provenienti da ogni parte del mondo scenderà in acqua facendo base presso il Porto di Roma. Anche il team di pescatori che hanno incontrato lo squalo partecipano alla manifestazione. Erano in mare ieri mattina proprio per allenarsi e prepararsi all’evento.Sandro Onofaro è un pescatore appassionato. Organizza eventi anche internazionali di pesca d’altura sportiva. «Quando pesco il tempo si dilata, i miei pensieri corrono alle mille avventure vissute in mare. Mare che toglie, delude ma che alla fine conquista!» scrive nel suo sito. E nella sua lunga attività (è anche Guida Federale di pesca sportiva della Fipsas) ha visto pesci di tutti i generi. Non ci sono dubbi, dunque, che il pesce in questione sia uno squalo mako. Un nome tristemente famoso per via del film «Mako lo squalo della morte» del 1976 diretto da William Grefé. Sembra però che la quasi totalità degli squali presenti nel film fossero Squali Tigre e che quindi non ci fosse traccia di pescecani di razza Mako.
Allarme squalo nel mare di Roma
BattutaImpigliato all’amo è stato liberato Si tratta di un giovane mako, raro da noi
