Per uscire da questa situazione non si può aspettare una bacchetta magica che non arriverà mai ma servono con i gesti concreti. Oltre a presiedere l’Airc (Associazione Italiana Roma Club) ho l’onore di essere il presidente della Fissc, la Federazione Italiana Sostenitori Squadre di Calcio, un organismo che raccoglie tifosi di tutti i colori e tutte le città. Nel consiglio direttivo c’è anche Saverio Passaretti, presidente dei Napoli club italiani. Ebbene, tra noi non c’è mai stato nessun problema: entrambi interpretiamo il calcio come divertimento e promuoviamo il tifo verso i rispettivi colori condannando, però, la violenza intesa anche come tifo contro, quegli insulti agli avversari che oggi si chiamano «cori discriminatori». Non comprendo, così, le «faide», le vendette e gli agguati: sia quelli avvenuti prima della finale di coppa Italia a Roma tra Napoli e Fiorentina, sia quelli che si sono trascinati fino a questi giorni e che si teme possano continuare. Il problema vero è che i tifosi come noi non riescono a incidere più di tanto, a penetrare negli ambienti più estremi dove la violenza è ormai diventata una filosofia. Saremo anche la maggioranza, ma la minoranza fa molto più rumore. E non solo quello. Eppure adesso tutti dobbiamo cercare di porre rimedio al clima che si è creato e condannare con forza le folli azioni di ritorsione. Molti organismi del tifo romanista hanno preso le distanze. Come noi dell’Airc, con un messaggio di cordoglio per la famiglia di Ciro Esposito, ma anche di condanna del vile gesto e di presa di distanza nei confronti di colui - o coloro - che ne sono stati protagonisti. Speriamo però che messaggi analoghi arrivino anche dalle società. Per uscire da questa situazione dobbiamo dare ascolto alle parole della signora Antonella Leardi: «Nessuna vendetta nel nome di Ciro». E agire, con i fatti. In questo contesto, quel comunicato firmato Curva Sud che esprime solidarietà al presunto omicida è assurdo e contribuisce a inasprire il clima già teso. Gli omicidi sono tali a prescindere da chi li compie, non esistono delinquenti amici perché tifano la mia stessa squadra e delinquenti nemici perché hanno la sciarpa di un altro colore. Servirebbe un segnale importante. Un gruppo di tifosi romanisti, il Club Campania Giallorossa, ha chiesto alla madre di Ciro Esposito di andare con loro allo stadio Olimpico per assistere alla prima partita di serie A. L’invito è stato rifiutato, ma a fare il primo passo devono essere le società e i capitani delle squadre con un intervento ufficiale. In questo senso, potrebbe essere fondamentale un intervento di Francesco Totti, figura rispettata da tutto l’ambiente, del calcio e del tifo. Potrebbe essere lui il garante di un incontro che provi a riportare tutti entro i limiti.
Basta con la violenza Le società si muovano
Per uscire da questa situazione non si può aspettare una bacchetta magica che non arriverà mai ma servono con i gesti concreti. Oltre a presiedere l’Airc (Associazione Italiana Roma Club) ho l’onore...