Politica

Quei missili annunciati da inutili sms

Gli israeliani avvertono via telefonino: "Tra venti minuti bombardiamo" Ma i palestinesi di Gaza non hanno vie di fuga. Cyber-attacco contro Tel Aviv

Attacco di terra da Israele verso la striscia di Gaza: truppe con obiettivo alcuni sistemi di lancio di missili di Hamas, mentre la pololazione di Gaza è sotto attacco. La morte continua a aleggiare sinistra sulla Terra Santa. Un nero mantello che avvolge bambini, donne, disabili. Una violenza senza fine che divide due popoli vittime prima di tutto dell’ipocrisia internazionale di quelle potenze mondiali che li prendono in considerazione solo quando si levano i canti di morte dei funerali delle tante vittime. Israele difende il diritto di esistere: usa la sua tecnologia e i suoi missili per proteggere il suo popolo. Hamas usa i civili per proteggere i suoi arsenali. In questo gioco tragico dell’assurdo i due nemici si avvisano a vicenda prima di scaricare le loro armi contro l’altro. Israele lancia volantini, invia sms alle utenze dei palestinesi di Gaza e poi nel giro di venti minuti scatena la sua macchina da guerra. Avvisi il più delle volte inascoltati o inutili: dove potrebbero andare oi palestinesi della Strisicia? Un pezzo di terreno che ha il record della densità di popolazione nel mondo. Così i bambini muoiono nelle strade loro spazio di giochi quando non c’è la guerra e anche quando c’è. Le bombe non sono mai state intelligenti e uccidono anche gli innocenti. Hamas avvisa ma gli è del tutto indifferente se qualche ebreo si metterà in salvo: tutti gli isrealini sono un obiettivo militare ha detto. E al sesto giorno di questo drammatico ping pong di raid aerei e missili si delinea il nuovo bilancio. I morti palestinesi sono saliti a oltre 150. Ventuno nella distruzione di una moschea. Sette soldati israeliani sono rimasti feriti, come ha confermato l’Idf, le forze armate israeliane, in un primo attacco via terra avvenuto all’alba di domenica. Sabato è stato registrato il primo attacco dal sud del Libano: alcuni razzi lanciati verso il nord della Galilea dalla regione libanese di Hasbaya senza provocare vittime. Anche ieri elicotteri con la Stella di David hanno lanciato volantini nel quartiere di Bet Lahia nel nord di Gaza per avvisare dell’imminente attacco. Quel quartiere e quelli vicini di A Tara e Salatin sono stati evacuati e oltre ventimila palestinesi sono in fuga verso il valico di Rafah con l’Egitto in cerca di salvezza. A Tel Aviv le sirene hanno risuonato più volte durante il giorno. Alcuni razzi di Hamas sono stati intercettati altri sono caduti in zone aperte. Dall’inizio del nuovo conflitto sono stati 800 i razzi sparati da Hamas contro Israele. Il premier Netanyahu ha detto: «Non sappiamo quando l’operazione terminerà, potrà richiedere lungo tempo». Le parole del premier israeliano sono state la risposta alle richiesta che arriva dalle cancelliere mondiali per un cessate il fuoco. Domani a Vienna, approfittando della riunione per il nucleare iraniano, Francia, Germania, Gran Bretagna, Russia, Cina e Usa affronteranno il problema israelo-palestinese. Ieri è giunto a Il Cairo Tony Blair inviato della Ue per il Medio Oriente. La l’ex premier inglese si muove solo quando c’è una crisi in atto, il resto del tempo si gode i benefici del suo incarico. Parole forti sono arrivate da San Pietro. Papa Francesco ha rivendicato la sua preghiera per la Pace con Abu Mazen e Peres. «Mai più guerra - è stato l’accorato appello del pontefice – chiedo il coraggio di compiere gesti concreti per costruire la pace e di ascoltare il grido dei nostri cittadini che ci chiedono di trasformare le nostri armi in strumenti di pace, le nostre paure in fiducia e le nostre tensioni in perdono. Amen». Il ministro degli Esteri italiano, Federica Mogherini ha avuto un colloquio telefonico con agli altri partner europei alla vigilia nella suo viaggio in Medio Oriente. «Il conflitto israelo-palestinese ha già devastato troppe generazioni. Serve una tregua immediata». La situazione sul terreno resta complicata in tutta la Mezza fertile. Ieri scampi di artigliera contro l’aeroporto di Tripoli in Libia. Nuova avanzata delle milizie del Califfato contro le forze regolare in Iraq. In Siria violenti combattimenti ad Aleppo. Al confine tra Yemen e Arabia Saudita ci sono stati combattimenti tra le forze di sicurezza e i miliziani di Al Qaeda. La guerra tra Israele e Hamas rischia di innescare un incendio vasto come tutta la regione. L’Egitto di Al Sissi non ha più lo stesso peso politico nell’area. L’Arabia Saudita è vittima delle sue scelte che hanno alimentato, con armi e denaro, le milizie integraliste in Siria. Gli Stati Uniti hanno deluso Israele. Diventa centrale il ruolo della Turchia di Erdogan: ben visto dai palestinesi e che può vantare, nonostante le ultime divergenze, un filo diretto con Tel Aviv. E proprio contro Israele un nuovo attacco. Le guerre del ventunesimo secolo hanno armi impensabili. Israele in sei giorni ha lanciato trecento raid aerei contro gli arsenali delle milizie dei palestinesi. Hamas ha lanciato oltre 800 missili a corto lungo raggio, ma ha anche lanciato ben centomila attacchi sul web. IsraHell è il nome dato alla guerra cybernetica che gli hackers palestinesi stanno combattendo alle tastiere dei loro computer. Da venerdì sono stati presi di mira siti istituzionali israeliani ma anche quelli di privati cittadini israeliani.

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