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Pizzolante: «Inseguire il passato è folle, il centrodestra è finito»

«Tornare al passato è folle, il centrodestra così come lo abbiamo conosciuto è finito». Parole e pensiero del deputato Ncd Sergio Pizzolante, secondo cui l’alternativa a Renzi si costruisce solo...

«Tornare al passato è folle, il centrodestra così come lo abbiamo conosciuto è finito». Parole e pensiero del deputato Ncd Sergio Pizzolante, secondo cui l’alternativa a Renzi si costruisce solo insieme a Renzi. Almeno per altri mille giorni. Siamo alla diaspora di Ncd? «Sono interpretazioni eccessive. La verità è che dopo essere riusciti a superare l’esame europee ed essere rimasti vivi e dopo lo stunami Renzi si pone un problema: cosa fare da grandi. È un percorso tutto da costruire». Alcuni esponenti Ncd hanno aderito alla raccolta firme di Fratelli d’Italia per istituire le primarie del centrodestra? «Nel nostro partito ci sono troppe anime: ne basterebbe una. Bisogna costruire un profilo politico e culturale di Ncd, è questa la priorità. La scelta del percorso da intraprendere viene dopo. Un’epoca è definitivamente finita, con le primarie arriviamo anni dopo il Pd. Ma le primarie sono contraddittorie, basti guardare cosa hanno provocato: da un lato Renzi, dall’altro Marino a Roma». In che senso un’epoca è finita? «Che il centrodestra non c’è più. La Lega non è più la Lega, ha intrapreso un percorso nazionale di impronta lepenista ed è entrata in competizione con FdI. FI è nostalgica, ma la leadership di Berlusconi non riesce più a coprire tutto l’arco del centrodestra. Prendiamo atto di un fallimento politico: dovevamo riformare il Paese rivedendo il rapporto tra Stato e cittadino, invece non abbiamo toccato né tasse, né burocrazia, né giustizia. Chiedere le primarie è una semplificazione, non si possono mettere insieme aree ormai inconciliabili». E il centrosinistra? «Non c’è più. Renzi ha dato una svolta liberale e riformatrice, ha rotto con la Cgil. Ha portato il Pd nei Socialisti e Democratici europei, una socialdemocrazia moderna. Il Pd ha compiuto una svolta blairiana, epocale. Renzi ha sconfitto la sinistra classica, ma ora deve costruire davvero il Pd. Quattro milioni di moderati hanno votato per lui alle europee e non per il Pd alle amministrative perché si è creato un bipolarismo nuovo: Renzi e Grillo, la ricostruzione del Paese contro la distruzione. Quattro milioni di persone sono un bacino elettorale enorme ed è un elettorato moderato, cioè vicino alle idee di Ncd». E ora che si fa? «L’Italia ha bisogno di un percorso a due tempi. Nel lungo periodo dobbiamo arrivare a un bipolarismo maturo: Socialisti e Popolari. Nel breve periodo però dobbiamo governare con Renzi, correggerne alcune politiche, dobbiamo contare nel governo, far valere le nostre idee, dimostrare di essere più innovativi di Renzi. Nel frattempo dobbiamo riunire tutte le forze che sostengono la maggioranza, Ncd, Scelta Civica, Udc, Popolari, in un’area popolare». Si potrebbe votare in primavera. «Lo escludo e sarebbe una catastrofe per l’Italia. Sarebbe un fallimento anche per Renzi. L’arco temporale che dobbiamo darci sono i mille giorni indicati dal premier. L’alternativa a Renzi ci costruisce con Renzi. Governiamo, ricostruiamo l’Italia, stiamo dalla parte del Paese. Poi quando Grillo si sarà ridimensionato potremo parlare di alleanze, di alternativa. In caso contrario, valuteremo. Ma tornare al passato sarebbe folle: bisogna costruire una forza politica nuova». Che idea ha delle riforme? «L’Italicum dà una fotografia sbagliata. La legge elettorale va corretta, ma il dibattito va spostato a quando il quadro politico si sarà stabilizzato. Il bicameralismo perfetto va superato, ma dobbiamo risolvere il vero problema: il rapporto Stato-Autonomie. Serve una riflessione più pacata sulla Costituzione».

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