Politica

Ravetto: «Caos immigrati, l’Italia dorme La Ue è pronta a pagare di più»

Misura parola per parola, attenta a riportare con precisione i contenuti di un faccia a faccia che, spiega, "mi ha fatto capire diverse"

Misura parola per parola, attenta a riportare con precisione i contenuti di un faccia a faccia che, spiega, «mi ha fatto capire diverse cose su ciò che sta realmente accadendo in Italia e in Europa». Ogni tanto si infervora e subito si blocca e chiede scusa: «Mi perdoni ma quello dell'immigrazione è un tema importante a cui tengo molto». Laura Ravetto, deputata di Forza Italia, presidente del Comitato Schengen, martedì ha incontrato a Milano il commissario europeo per gli Affari Interni, Cecilia Malmstrom. Lo ha fatto a margine della prima riunione informale del Consiglio giustizia e affari interni (presenti per l'Italia i ministri Orlando e Alfano). Onorevole, Malmstrom è veramente così “cattiva” come la descrivono? «In realtà mi sono trovata davanti una persona preparata. Che aveva una dettagliata conoscenza del problema immigrazione nel nostro Paese dal punto di vista tecnico. Tuttavia, dal punto di vista della flessibilità politica, ho avuto l'impressione che non sia stata adeguatamente informata e sollecitata». Il governo, però, dice di averla messa nell'angolo fissando dei paletti chiari. «In realtà nel colloquio non ho avuto questa impressione. Dal commissario sono infatti arrivati dei "no" abbastanza netti su molte delle cose di cui parlano quotidianamente i nostri ministri». Ad esempio? «Io mi sono presentata con le idee molto chiare. Avevo 5 domande su punti che non mi sembra siano mai entrati nel dibattito politico nazionale sull'immigrazione». Quali? «Anzitutto le ho chiesto se le risorse di Frontex che, secondo i miei calcoli ammontano a circa 100 milioni, possano essere destinate anche all'operazione Mare Nostrum». Risposta? «Mi ha detto che le risorse sarebbero 80 milioni e che comunque Frontex ha così tanti compiti che questa cifra rappresenta il minimo indispensabile». Tradotto: niente soldi per l'Italia. «Premesso che bisognerebbe approfondire quanto effettivamente Frontex, che a me pare più un ente organizzativo che di gestione, non possa contribuire a Mare Nostrum in termini di risorse, io credo che su questo punto il commissario andrebbe maggiormente pungolato. Infatti, mentre il governo dice che potrebbe esserci un'integrazione tra Frontex e Mare Nostrum, il commissario nega questa possibilità. Come dimostra anche il secondo punto della nostra discussione». Cioè? «Per Malmstrom la possibilità di istituire sedi distaccate di Frontex, magari in Italia, non è un punto all'ordine del giorno. Anche in questo caso la decisione parrebbe già presa. E non mi pare la stessa cosa che ci raccontano i nostri ministri. Ma c'è una questione ancora più grave». Spari. «Il nodo delle risorse economiche». La famosa storia che, l'Italia riceve meno di quello che dà? «Per iniziare le ho fatto presente che i 500 milioni di euro che, secondo lei, vengono utilizzati per il controllo dei flussi migratori in realtà sono 60. 500, infatti, è la somma complessiva che comprende anche le spese per i rimpatri ecc. A quel punto le ho detto che l'Italia, ogni mese, impiega 9-10 milioni. E quindi....» Non sono sufficienti. Ma questa è un'annosa questione. Cosa le ha detto Malmstrom? «Mi ha risposto che se le cose stanno così la Commissione non ha preclusioni ad aumentare il budget dell'Italia». Però? «Però, a dire della commissaria, il governo italiano, nonostante le richieste europee, non ha mai fatto una lista dettagliata dei costi sostenuti in più rispetto al budget stanziato». Sta dicendo che è colpa nostra? «Chiunque abbia lavorato per qualsivoglia organismo pubblico sa che se vuole ottenere delle risorse deve presentare un piano. È normale. L'Europa non può dare fondi a pioggia. Deve sapere come li spendiamo. Fossi nel premier chiamerei i ministri competenti e gli chiederei come mai, laddove fosse vero quanto detto da Malmstrom, non è stata preparata una lista dettagliata». Magari ci sono anche delle responsabilità europee. E comunque ora si parla di un commissario per l'immigrazione. «Non credo proprio. Malmstrom mi ha spiegato che la decisione nel merito non spetta a lei ma che, secondo la sua esperienza, un commissario per l'immigrazione creerebbe più di un problema nella gestione degli enti che sono sotto la sua responsabilità. Inoltre mi ha detto che gran parte della sua attività in questi anni è stata dedicata al tema immigrazione e il fatto di gestire gli Affari Interni le ha consentito di curare anche gli aspetti più legati al welfare e alla giustizia». Scusi ma quindi è vero che è “cattiva”? «Questo è da sempre l'atteggiamento dei commissari. Il punto è che fino ad oggi, il problema immigrazione veniva gestito dai singoli Stati (pensi ai trattati di amicizia Italia-Libia). Ora, però, non c'è più un interlocutore, per questo è importante che l'Europa intervenga. Ma il governo italiano dovrebbe fare qualcosa di più». Ad esempio? «Con Malmstrom ho parlato della possibilità di istituire dei campi in Libia per assistere lì gli immigrati. Mi ha detto che non sarebbe una cosa impraticabile, ma poi nascerebbe il problema di chi li gestisce. Ora io non credo che tra Onu, Unhcr, organizzazioni umanitarie non ci sia chi può gestire questi campi. Ma il governo deve svegliarsi. Così come sulle quote. Malmstrom ha detto che sta lavorando per un allargamento. Ma dobbiamo far sentire la nostra voce. Chi entra nel nostro Paese chiede di entrare in Europa. Per questo serve una gestione comune. Ma ognuno, a cominciare da noi, deve fare la propria parte». Quindi, in sintesi, qual è il messaggio per il governo? «Fossi io al governo starei quotidianamente con il fiato sul collo del commissario e la pungolerei con richieste specifiche sulle vere priorità, abbandonando la propaganda interna e le questioni su cui la Commissione sembra aver già presero una decisione».

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.