Politica

Aereo con 81 persone a bordo scompare sul mare di Ustica

Un aereo di linea dell’Itavia, un DC 9 serie 15, in volo da Bologna a Palermo, con a bordo 77 passeggeri e quattro uomini d’equipaggio, non è mai giunto a destinazione dopo essersi alzato in volo dal capoluogo emiliano alle ore 20,08. Ufficialmente è «disperso», ma si pensa che sia precipitato in mare tra Ponza e Ustica. A meno che non sia stato dirottato verso la Tunisia, paese raggiungibile nel limite delle tre ore di autonomia che aveva il DC 9. Fino a tarda notte nessun esito avevano dato le ricerche iniziate subito dopo che erano stati interrotti i contatti radio. L’ultimo collegamento radio è stato quello delle 20,55 con la torre di controllo di Ciampino sul punto di coordinata 40/12 nord, 13/01 est che, grossomodo, corrisponde a 13 miglia dall’isola di Ponza. D’allora la rotta dell’aereo scomparso è stata seguita per altre 30 miglia a sud di Ponza con il radar. All’improvviso l’immagine è scomparsa, senza che nel frattempo il velivolo si fosse messo in contatto radio con la torre di controllo dell’aeroporto palermitano di Punta Raisi.   Le ricerche sono state concentrate subito ad un centinaio di miglia a sudovest di Napoli dove si sono diretti elicotteri dell’aeronautica e della Marina abilitati al volo notturno nonché mezzi navali militari e traghetti di linea che si Il DC-9 dell’Itavia (il volo era contraddistinto dalla sigla «IH 870» come detto aveva a bordo 81 persone, di cui 77 passeggeri; risultano imbarcati 64 adulti, undici ragazzi tra i 2 e i 12 anni e due bambini con età inferiore ai ventiquattro mesi. Quattro i membri dell’equipaggio: il comandante Domemco Gatti, il secondo pilota Enzo Fontana, l’assistente Paolo Morici e la hostess Rosa De Dominicis. L’arrivo a Punta Raisi era previsto per le ore 21,40 e il Jet aveva carburante per tre ore dalla partenza, cioè fino alle 23,03. Il volo era programmato alle ore 18,15, ma a causa di ritardi accumulati dall’aereo prima di arrivare all’aeroporto bolognese «Guglielmo Marconi» (era appena giunto da Palermo con un equipaggio che aveva preso servizio dopo un giorno di riposo), il decollo era potuto avvenire solo alle 20,08. Le operazioni d’irnbarco sono state regolari e il velivolo, proprio per il ritardo accumulato, ha potuto evitare i forti temporali abbattutisi per tutto il pomeriggio nel Bolognese. Il decollo, quindi, è avvenuto regolarmente ed altrettanto regolarmente il DC-9, una volta presa quota, si è indisrizzato sulla propria rotta.«Abbiamo seguito l’aereo hanno spiegato alla torre di controllo di Bologna fino al limite della nostra zona radar di competenza. Poi il volo è stato, come di consueto, seguito dal centro di Milano che lo hapassato a Roma». Così il volo è passato «in carico» alla torre di controllo di Ciampino che l’ha «accompagnato» sino al limite della zona di Roma-radar: cioè a 100 miglia da Palermo, mentre il Dc-9 volava ad una quota di 7500 metri. Subito dopo l’al1arme si sono alzati in volo aerei e elicotteri militari da Ciampino, da Napoli, da Catania e da Palermo. Mezzi navali si sono mossi dal porto palermitano, da quello partenopeo e da Cagliari. La Capitaneria di Napoli, oltre ad inviare il rimorchiatore «Rivara», ha dirottato le navi passeggeri «Nomentana» e «Claudia». Dal porto di Gaeta è partita. la nave «Michele Fiorillo», attrezzata per i recuperi. Da Ustica ha preso il mare la motovedetta della Marina «Zo65», mentre la Capitaneria di Porto di Palermo ha dirottato nella zona delle ricerche il traghetto «Freccia Rossa» che era diretto a Genova. Altri mezzi sono stati inviati dai vari porti dalla Guardia di Finanza. A tarda notte le ricerche sono state concentrate nel tratto di mare a 20 miglia a nord dell’isola di Ustica che si trova a 70 chilometri al largo di Palermo. Un ufficiale del Comando in Capo del Dipartimento marittimo del basso Tirreno, che ha sede a Napoli, ha precisato che il «DC 9» ha effettuato l’intimo collegamento radio alle 20,56, a sessanta miglia a sud ovest dell’isola di Capri, 19 minuti prima dell’ora prevista di atterraggio. In tutta la zona in cui si sono svolte le ricerche le condizioni del mare ieri sera erano cattive (forza 5) e c’era un forte vento da nord-ovest che ha ostacolato in particolare il compito degli elicotteri. Le condizioni del tempo lungo la rotta dell’aereo (che da Bologna doveva raggiungere Palermo senza scalo) alle ore 20 erano buone, con visibiiità oltre i dieci chilometri. Ma il mare, a causa di un vento teso era molto mosso, localmente agitato, di forza quattre-cinque. A Ponza il cielo era sereno o poco nuvoloso, con vento da nord-ovest di intensità 25 nodi; condizioni simili a Ustica. Vento debole, cielo quasi sereno a Palermo Ptmta Raisi. Sulla costa Campano-Calabra il cielo era nuvoloso, ma senza pioggia. A Capo Palinuro nuvoloso, con venti di 20-25 nodi. Ieri mattina il DC-9, dell’Itavia battezzato «Golf Indian», aveva fatto scalo a Roma-Ciampino proveniente da Lametia. Il pilota Pistone ha raccontato che il velivolo aveva volato in perfette condizioni tecniche. Per Pierfranco Del Moro, un tecnico di Ciampino, i controlli prima della partenza da Roma non avevano messo in rilievo difetti di sorta. «Per cadere in pochi istanti da un’altezza di 7 mila metri e passa - ha fatto osservare qualcuno - pyò darsi che a bordo si sia verificata un’esplosione». Di che genere? Allo tato delle cose appare azzardato avanzare ipotesi di sorta. Il comandante Domenico Gatti, originario di Reggio Emilia era sposato e lascia due figli. Abitava con la famiglia a Grottaferrata in via IV novembre. Anche gli altri tre membri dell’equipaggio risiedevano a Roma o nelle immediate vicinanze. Il comandante Gatti, già istruttore di linea era conosciuto come ottimo pilota.   LE IPOTESI POSSIBILI Solamente due volte, in ventitrè anni della cosiddetta jet-age (l’era del jet)aeroplani con motore a getto (come il DC-9 dell’Itavia dato ieri sera per disperso, sono incorsi in incidenti fatali durante la fase del volo di crociera, senza contare ovviamente i velivoli andati distrutti oppure danneggiati per atti di sabotaggio per collisione.L’alta tecnologia, gli accorgimenti fail safe (a prova di errore), la semplicità di funzionamento del turboreattore e quindi le moderne tecniche addestrative hanno fatto si - come prova l’esperienza più che ventennale accennata - che la perdita di un jet durante la fase di crociera è da considerare una evenienza definibile se non inconcepibile, aassai remota, a condizione tuttavia che lo stato di efficienza del velivolo sia stato quello richiesto dalle norme. Ciò premesso, è estremamente difficile avvalorare una ipotesi tecnicamente fondata e credibile sulla sorte del DC-9 dell’Itavia in servizio sul volo IH 870. Ricordata che questo jet come del resto gli altri, è in condizioni di effettuare ammaraggi di fortuna e di rimanere in galleggiamento tutto il tempo necessario per consentire ai passeggeri e agli occupanti di evacuare la macchina e di prendere posto su imbarcazioni gonfiabili di salvataggio di cui ogni aereo è dotato. C’è da dire che se si fosse trattato di una evenienza del genere, i piloti avrebbero avuto il tempo e la Possibilità di trasmettere segnali di allarme, il che pare non sia avvenuto.Che cosa altro rimane? Una collisione in volo con uno degli innumerevoli aerei militari che di solito sorvolano il Mediterraneo e che molto spesso, non appartenendo a paesi della NATO, non si attengono alle regole e procedure della circolazione aerea. Eventualità che il DC-9 possa essere stato colpito da un missile delle tante unità navali delle Differenti bandiere che pure solcano questo mare non è da trascurare (...).

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