Il linguaggio è una scelta politica. Non può essere altrimenti per una femminista convinta come la presidente della Camera Laura Boldrini che ieri ha lanciato il vademecum della rete di giornaliste «Giulia» su grammatica e professioni femminili ad uso delle redazioni dei media e di chi si ostina a usare i termini al maschile. E sì, perché mentre aspettiamo, per quando non si sa, la riforma copernicana della p.a. e la soluzione per 2251 esuberi dell’Alitalia, da ieri, invece, sappiamo che gli italiani poveri in canna sono raddoppiati e che nel bilancio della Camera sono compresi i rimborsi di spese di ex deputati per un importo di 900.000 euro. Ecco, con questi chiari di luna, alla lotta per la parità di genere nel linguaggio preferiremmo quella contro sprechi e paradossi. Insomma un mestiere fatto da una donna va declinato al femminile, cacofonia a parte, per scelta politica altrimenti dice la Boldrini «c’è il rischio che le donne siano considerate comete che passeranno e tutto tornerà come prima, al maschile». Pardon, ma le donne, tutte, brilleranno sempre e, purtroppo, in un mondo maschilista, non è una questione di linguaggio e grammatica a spegnere la loro scia luminosa.
La Boldrini impartisce lezioni di grammatica e bon ton
La presidente della Camera ha lanciato una guida su grammatica e professioni femminili ad uso dei media e di chi si ostina a usare i termini al maschile
