101, 102, 104, 107, 108, 111, 112: questi i numeri, quelli costituzionali, di un processo penale giusto, "normale", quello scolpito nei mirabili equilibri della Carta del 1948; equilibri mai troppo esaltati e mai come oggi mortificati dalla politica del "presto e male". L’art.111, in particolare vuole un processo equo, ricco del contraddittorio delle parti, tenuto davanti a un giudice terzo e imparziale, di durata ragionevole, in cui la principale preoccupazione deve essere la garanzia del diritto di difesa. Silvio Berlusconi è stato colui che, suo malgrado, ha sovvertito tutto questo, facendo da "modello" - a beneficio di una certa, "ispirata" e sparuta fetta di Magistratura politicizzata - a un ritratto del processo lontano anni luce da quello disegnato dalla Costituzione repubblicana. I processi di Silvio Berlusconi sono nati "speciali" e si muovono, costantemente, sui binari del "trattamento molto personalizzato", e non solo nelle decisioni. Le incredibili peripezie logistiche del processo per i diritti Mediaset (urgente o non urgente?, this is the question...), approdato alla barbarica applicazione retroattiva della parapenale legge Severino, attestano con sufficiente esaustività che quando Berlusconi siede sul banco degli imputati non ce n’è per nessuno: parte un treno speciale, anzi specialissimo, messo sui binari per un solo passeggero, che, senza fermate intermedie, lo conduce, sempre con anticipo rispetto a tutti gli altri, alla stazione della sentenza definitiva. A parte i tempi, però, la particolare attenzione della giustizia nei confronti di Silvio (come ormai lo chiamano confidenzialmente coloro che lo hanno ascoltato nelle "mesate" di intercettazioni, tutte, per carità, rigorosamente casuali) riguarda anche la prova e la sua lettura. La requisitoria del Procuratore Generale pronunciata ieri al processo Ruby travisa le risultanze del processo, giungendo, come sostiene l’avv. Franco Coppi, a "difendere brillantemente l'indifendibile". Si può ritenere esistente la concussione senza soggetti che dicano di essere stati minacciati? Si può ipotizzare un rapporto sessuale contro la parola di chi dovrebbe esserne stata "concorrente necessaria"? Domande antiche, ma che, come tutto ciò che è vero, non perdono attualità e drammatica rilevanza. Complice di tale dolosa deviazione " ad personam" dallo stile Cedu del processo penale, è poi la comunicazione. Quasi che se nei confronti di Berlusconi non ci fosse amplificazione mediatica "a palla " di questi "abusi del processo", non ci sarebbe notizia appetibile. Silvio Berlusconi, come qualsiasi italiano qualsiasi, ha diritto a un processo normale. La Corte di Appello di Milano ha l’occasione per ripristinare le regole ordinarie della giustizia giusta, restituendo fiducia al Paese e soprattutto "ridimensionando" il fenomeno giudiziario Berlusconi, per troppo tempo utilizzato, strumentalmente, come punto di riferimento per brutte sentenze, mancate riforme, partite e rivincite inaccettabili che, davvero, non ci possiamo più permettere.
Il diritto a un processo normale
di Francesco Paolo Sisto