Settantanove giorni di carcere da innocente per un’inchiesta, quella sugli appalti della Global Service, che dopo quasi sette anni è crollata su se stessa. Alfredo Romeo, l’imprenditore per anni dipinto come colui che, grazie alla complicità di quattro assessori comunali, aveva quasi ottenuto un appalto da 300 milioni di euro per la manutenzione del manto stradale di Napoli, è un uomo definitivamente innocente. La Cassazione, respingendo il ricorso della procura, ha infatti annullato senza rinvio - perché «il fatto non sussiste» - la condanna a tre anni per corruzione e turbativa d’asta inflitta a Romeo in appello. Di tutti i reati ipotizzati nel corso dell’inchiesta, non ne è rimasto in piedi nemmeno uno. E tutti gli altri imputati, ora e nelle altra fasi del processo, sono stati assolti. Quando i legali di Romeo, dopo il suo arresto, presentarono la richiesta di scarcerazione, il Riesame gliela negò. Fra quei giudici ce n’era uno in particolare: Luigi De Magistris che in sentenza lo descrisse con espressioni durissime. Ma la vera vittima, oltre allo stesso Romeo e a tutti gli altri indagati, è l’assessore Giorgio Nugnes, che dopo essere rimasto coinvolto nell’inchiesta, non ebbe la forza di reagire alla gogna mediatico-giudiziaria e si tolse la vita. Sono per lui le prime parole di Romeo. Per un’inchiesta senza costrutto un innocente, che non accettava di passare per infame e corrotto, avendo la consapevolezza che fosse tutto una falsità, si è suicidato. «È quello che più mi amareggia. Il mio primo pensiero è stato per il povero Nugnes e per la sua famiglia. Ma sa a chi andrebbe rivolta la sua osservazione? A coloro che hanno costruito tutto questo». Il caso Global Service campeggiò per mesi sulle prima pagine dei giornali e dei tg nazionali. Si aspetta un trattamento analogo in presenza di un’assoluzione piena? «Questo è un problema di coscienza e di approccio culturale dei mass media. Non so, quindi, cosa aspettarmi. Però è vero che la vicenda ebbe un clamore straordinario, dunque credo sia un dovere professionale di chi fa questo mestiere tenerne conto». Per come è finita, sembra che il processo non dovesse nemmeno arrivare fino a questo punto. «Tenga presente una cosa. Questo è stato un processo "breve" anche se è durato sei anni. Breve nel senso che abbiamo sempre chiesto il rito abbreviato, sempre spinto e accelerato tutte le fasi del procedimento per arrivare a una conclusione rapidamente. E grazie a Dio alla fine ci siamo arrivati con un dispositivo, quello della Cassazione, inequivocabile». Lei è stato in carcere preventivo 79 giorni. Fra i membri del Riesame che le negarono la libertà c’era un certo Luigi De Magistris, che fu relatore della sentenza. «E che ebbe per me parole molto dure. Però vede, De Magistris ha sicuramente commesso un errore, un errore molto grave. Ma io vorrei "alzare il tiro", pensare che queste sentenze fanno bene al nostro Paese e al mondo dell’imprenditoria. È questo il senso della sentenza. Se invece continuiamo a pensare alla "vendetta", questo Paese continuerà a rimanere infognato nelle questioni di Berlusconi o De Magistris. È facile intuire cosa può pensare un uomo che ha subìto quello che ho subito io. Ma oggi siamo di fronte a una sentenza storica, perché non si è mai visto che 22 reati venissero "cassati" dalla Suprema Corte con la formula "il fatto non sussiste". Non si tratta di un reato o due, ma di decine di reati e 23 imputati, tutti assolti. Ecco perché la riflessione da fare è più "alta"». E include anche la responsabilità civile dei magistrati? «Il ruolo della magistratura è centrale, e questo va accettato senza ipocrisie. Ma è arrivato il momento di contemperarlo con l’introduzione di un misurato principio di responsabilità civile e di separazione delle carriere».
«Io, Romeo, finalmente assolto. Ricordatevi il suicidio Nugnes»
La Cassazione chiude il caso Global Service. L'imprenditore è stato 79 giorni in carcere
