La Giunta per le Autorizzazioni della Camera ha detto sì all’arresto di Giancarlo Galan, accusato dai pm di Venezia di aver intascato mazzette nell’ambito dell’inchiesta sugli appalti truccati del Mose. Ora la decisione finale spetta all’Aula di Montecitorio, che dovrebbe esprimersi martedì prossimo, anche se non sono esclusi rinvii. A votare a favore della richiesta cautelare sono stati tutti gli esponenti del Partito Democratico - evidentemente poco convinti della svolta «garantista» di Matteo Renzi - e quelli del MoVimento 5 Stelle. Contrari, invece, Forza Italia, Nuovo Centrodestra e Psi. Si è astenuto il presidente della Giunta, Ignazio La Russa di Fdi-An. In serata è arrivata la reazione di Galan, che ha continuato a proclamare la sua innocenza e si è detto fiducioso sul voto dell’Aula: «Purtroppo l’esito del voto di oggi (ieri, ndr) era stato ampiamente annunciato da numerose (incaute e poco istituzionali) dichiarazioni». «Ho voluto credere fino in fondo che valutare in merito alla libertà di una persona, che valutare l'applicazione della massima misura cautelare, prescindesse da orientamenti politici - ha continuato in una nota - Così non è stato, non posso che prenderne atto con amarezza e sconcerto. Resto fiducioso che i colleghi d’Aula abbiano letto la documentazione che ho prodotto e votino secondo coscienza, personale. Io sono innocente». Nella relazione di Mariano Rabino di Scelta Civica, le motivazioni del sì all’arresto: «È unanime convincimento - era scritto - che le vicende oggetto di indagine sono particolarmente gravi, in quanto disvelerebbero un collaudato meccanismo di frodi fiscali e di sovraffatturazioni per costituire provviste illegali destinate ad alimentare dazioni corruttive per alterare i meccanismi decisionali dei pubblici apparati». Nel suo parere, il relatore non ha rilevato alcun «fumus persecutionis» nell’operato della magistratura. «Da più parti - ha scritto ancora Rabino - si è riconosciuto come l’inchiesta non abbia abusato di mezzi invasivi di ricerca delle prove. Anzi, per certi versi, l’azione investigativa è stata persino portata ad esempio di legittimo uso delle intercettazioni». Prima di votare per l’autorizzazione della misura cautelare, La Giunta era stata chiamata ad esprimersi anche su una proposta di sospensione avanzata dal deputato del Psi Marco Di Lello. Secondo quest’ultimo, infatti, la richiesta della magistratura sarebbe stata superata dal decreto sul risarcimento ai detenuti, che prevede, per pene inferiori ai 3 anni, il ricorso ai domiciliari e non al carcere. Ma la sospensione è stata respinta con 14 voti contrari. Non è detto, però, che non possa essere ripresentata anche quando il dibattito arriverà in Aula, indirizzata alla Presidente Boldrini. Lo stesso relatore Rabino, pur sottolineando che «la nuova disciplina non comporta automatismi applicabili ipso iure al caso di specie», ha espresso l’auspicio che «sia la magistratura a valutare - in tempi ragionevolmente brevi - la conformità del provvedimento restrittivo più afflittivo con le recenti modifiche legislative dell’istituto della carcerazione preventiva, recate dal decreto in via di conversione da parte delle Camere». Se non dovessero intervenire fatti nuovi, però, alle 17 di martedì Giancarlo Galan potrebbe essere definitivamente consegnato alle patrie galere. Anche se sul destino del deputato di Forza Italia - già ministro delle Politiche agricole e dei Beni culturali - pende ancora l’incognita del voto segreto. «In Giunta non ho sentito questa ipotesi - ha svelato Rabino - ma fuori dalla Giunta ho sentito che alcune forze politiche potrebbero avanzare la richiesta di voto segreto». Per farlo occorrono le firme di venti parlamentari. E, quando in passato è stata negata la procedura del voto palese, spesso e volentieri si sono create alleanze trasversali per impedire che i «colleghi» nel mirino dei magistrati finissero realmente in galera. In questo caso, però, pesa il recente precedente di Francantonio Genovese. Quando si votò per l’arresto del deputato Democratico, infatti, nessuno presentò richiesta per il voto segreto. Difficile che la linea possa cambiare adesso. Anche perché pesa il pressing del MoVimento 5 Stelle. «Galan? Deve andare in galera per direttissima e lo devono portare fuori dalla Camera con le manette ai polsi, come cosa simbolica per dare un esempio» ha tuonato il senatore grillino Mario Giarrusso.
Ecco iI garantismo Pd: Galan in galera
La Giunta accoglie la richiesta dei pm. I Dem sbugiardano la linea Renzi Martedì il verdetto decisivo dell’Aula con l’incognita del voto segreto
