Politica

E anche per la Lanzetta Matteo chiuse un occhio

Quando Matteo Renzi vuole far rotolare la testa di qualche politico non indagato, tira sempre fuori l’«opportunità politica». Lo ha fatto con l’ex ministro della Giustizia, Annamaria Cancellieri, e col senatore Antonio Gentile. Si è scordato, però, d’intervenire su un ministro del suo governo, non indagato (un’indagine a suo carico è stata archiviata), ma sulla quale «pesano» ombre mai diradate dalla diretta interessata. Si tratta di Maria Carmela Lanzetta, titolare del dicastero per gli Affari regionali. Tre giorni fa, intervenendo sul presunto «inchino» della statua della Madonna di Oppido Mamertina, in provincia di Reggio Calabria, davanti casa del boss Peppe Mazzagatti, la Lanzetta ha criticato il sindaco di Oppido, Domenico Giannetta, «colpevole», secondo il ministro, di non aver abbandonato la processione come hanno invece fatto i carabinieri. Quello che non torna nella sua presa di posizione e che fa contemporaneamente apparire poco comprensibile il comportamento di Renzi, è racchiuso nel recente passato del ministro. La Lanzetta è stata sindaco di Monasterace (Reggio Calabria) per quasi otto anni. Un’avventura politica finita con le dimissioni per un grosso buco nel bilancio comunale e per alcune minacce da parte della ’ndrangheta sulla cui reale origine esistono molti dubbi. Ma a rendere meno solide le «paternali» del ministro al sindaco di Oppido ci sono soprattutto due altre circostanze. L’aurea di «eroina antimafia» che circonda la Lanzetta deriva, infatti, dalla lotta alle cosche che avrebbe portato avanti. Ma secondo alcune rivelazioni contenute nel libro di un ex tecnico comunale di Monasterace, Vito Micelotta, e mai smentite dal ministro, sulla condotta della Lanzetta ci sarebbero punti oscuri. Il libro si intitola «Io ho un sogno». Racconta di quando nel 2010 lo stesso tecnico comunale viene arrestato nell’operazione «Village» insieme ad Antonio Benito Ruga, condannato per associazione mafiosa. Micelotta viene accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, poi rimarranno in piedi solo l’abuso d’ufficio e il falso ideologico. In quei giorni, scrive Micelotta, il sindaco Lanzetta, quando mancano pochi mesi alle elezioni comunali, avrebbe portato dei fiori alla moglie di Benito Ruga e successivamente avrebbe regalato dei peluche al figlio del genero del boss Cosimo Ruga. Rivelazioni che Micelotta ha riferito ai carabinieri. Niente di penalmente rilevante, ma episodi su cui il ministro non ha mai fatto chiarezza. A rendere ancora meno giustificabile i «due pesi e due misure» del premier Renzi, c’è quanto pubblicato dal quotidiano Calabria Ora nel 2011. «Amministratori del Comune di Monasterace - scriveva il giornale locale - si rivolsero informalmente alla famiglia Ruga per far fronte all’emergenza rifiuti». La Lanzetta, allora sindaco di Monasterace, si difende così: «L’assessore all’Ambiente attendeva l’arrivo dei compattatori della Locride ambiente (…). Casualmente transitava in quelle zone un bobcat della Mrm (l’impresa dei Ruga, ndr) che si è offerto di dare una mano per la raccolta, a titolo gratuito. Il giovane assessore, alla sua prima esperienza, disperato per la situazione, ha acconsentito, rendendosi conto di aver commesso una leggerezza grave». Una episodio confermato dallo stesso assessore: «È vero, abbiamo chiesto una mano alla Mrm, come ad altre ditte del posto, perché le vie erano colme di spazzatura». Forse è per queste circostanze che la Lanzetta, stuzzicata sull’opportunità per il sindaco di Oppido di rassegnare le dimissioni, ha tentennato: «Deciderà lui, insieme alla sua Giunta, cos’è opportuno fare». Ciò che non si capisce è perché «l’opportunità politica» in questo caso perda di valore.

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