Politica

Renzi: «Basta signor no, otterremo risultati»

Il premier frena grillini e Ppe: non lasciamo l’Italia a chi dice solo no. L’Ecofin: obiettivi ok

«Vogliamo troppo bene al Paese per lasciarlo in mano a chi dice solo no e disfa i progetti altrui». Il monito del presidente del Consiglio Matteo Renzi è diretto a Beppe Grillo e al MoVimento 5 Stelle, ma non solo a loro, con i quali peraltro sembra sbloccata l’impasse: l’incontro saltato ieri l’altro si terrà la prossima settimana. La lettera con le risposte ai dieci quesiti posti dal Pd - precondizione per qualsiasi accordo - è finalmente arrivata, ma il vicesegretario Dem Lorenzo Guerini chiarisce che il perimetro del confronto rimane quello del patto del Nazareno tra Renzi e il leader di FI Silvio Berlusconi, che oggi riunirà i senatori azzurri sulle riforme costituzionali. Ma il vertice è subordinato al calendario dei lavori in commissione e potrebbe slittare, come spiegato dal capogruppo FI a Palazzo Madama Paolo Romani. Renzi dal canto suo resta determinato a «portare avanti il risultato»: Italicum, Senato, Titolo V. Ma i «signor no» contro cui si batte il premier non albergano solo nel Parlamento italiano, come dimostra la dura presa di posizione del Ppe a Strasburgo che, con Manfred Weber, si è detto contrario all’ipotesi di una maggiore flessibilità nell’applicazione del patto di stabilità, e dei vertici di Bundesbank e Spd: Jens Weidmann, numero uno della BuBa, aveva infatto stigmatizzato l’ipotesi di concedere maggiori margini di flessibilità nel rispetto del rapporto del tre per cento fra deficit e Pil a quei Paesi seriamete impegnati nele riforme. Ma Weidmann, come spiega il ministro Padoan, non fa parte del governo tedesco con il quale «l’Italia è in sintonia». A questi «signor no europei» Renzi fa sapere che «noi le riforme le facciamo perché l’Italia torni a essere leader». Il ruolo dell’Europa non è di essere «un insieme di limitazioni, ma uno spazio di idee, partecipazione e di libertà. Piaccia o non piaccia ai frenatori portiamo a casa il risultato sulla riforma costituzionale, sulla legge elettorale, sul lavoro, sulla giustizia», ribadisce il premier. E l’Italia incassa il sostegno formale dell’Ecofin agli obiettivi proposti dalla presidenza italiana per un «rilancio di crescita e occupazione attraverso uno sforzo comune di riforme», basato sui tre pilastri del mercato unico, delle riforme strutturali e della promozione degli investimenti. Padoan, per la prima volta presidente del Consiglio, auspica che le regole europee «sostengano esplicitamente gli sforzi per le riforme» utilizzando «gli spazi insiti nel patto di stablità» e considera «indispensabile rafforzare gli incentivi a realizzarle». Intanto a Roma va avanti l’iter delle riforme. La commissione Affari costituzionali del Senato ha approvato il nuovo Titolo V così come messo a punto dagli emendamenti dei relatori. Il nuovo testo, rispetto a quello del governo, aumenta le competenze in capo alle Regioni, conferma l’abolizione della legislazione concorrente. I lavori della commissione riprenderanno oggi. Intanto, come annunciato, giunge al presidente del Senato la richiesta bipartisan firmata da 15 senatori di concedere «un tempo congruo» per prendere una visione «approfondita» del testo e studiare il provvedimento. Il ddl costituzionale non dovrebbe così approdare in Aula prima di lunedì o martedì.

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