Era chiamata Regina viarum, la regina delle strade. Un appellativo quanto mai meritato visto che la via Appia antica era la principale arteria di comunicazione del mondo mediterraneo. Nel 312 a.C. fu il console Appio Claudio a dare il nome alla nuova arteria che nel 268 sarebbe arrivata fino a Benevento e nel 191 a.C. avrebbe raggiunto Brindisi, il principale porto per la Grecia e l’Oriente. Quando fu tracciata era un miracolo di innovazione tecnologica e, detto fra noi, era migliore e soprattutto molto più duratura rispetto alle dissestate strade romane di oggi. Il segreto? Destinata ad essere percorribile in tutte le condizioni meteorologiche e con ogni mezzo, l’Appia aveva una pavimentazione realizzata con grandi pietre levigate e perfettamente combacianti, posate su uno strato di pietrisco capace di garantire tenuta e drenaggio. Ecco una tecnologia rivoluzionaria che si diffuse in tutta la vastissima rete stradale romana, rendendola unica al mondo. Oltre tutto, la via era in grandissima parte rettilinea e larga poco più di 4 metri per permettere la circolazione a doppio senso, senza contare un duplice percorso pedonale che la affiancava e le utilissime pietre miliari. A poco a poco si riempì di monumenti e tombe le cui rovine sono ancora oggi in buona parte visibili: fra le tante, in un percorso mozzafiato, dalle Terme di Caracalla alla Porta San Sebastiano, e poi l’area del Circo e del Palazzo Imperiale di Massenzio, il grande mausoleo rotondo di Cecilia Metella, la Villa dei Quintili, e poi gli acquedotti, le catacombe di S.Callisto, di Domitilla, di S.Sebastiano e via via tante chiese disseminate lungo l’itinerario. La caduta dei due Imperi, d’Occidente e d’Oriente, causerà la progressiva decadenza della strada. Nel medioevo diventerà perfino una cava di materiali riutilizzabili, e poi, a poco a poco, il Patrimonio di San Pietro suddividerà la zona fra le famiglie aristocratiche romane. I Caetani arrivarono al punto di pretendere esosi pedaggi su merci e viaggiatori e per reazione fu creato un percorso alternativo, la via Appia Nuova, lastricata alla fine del cinquecento. Nel seicento i monumenti superstiti subiscono pesantissime spoliazioni e le razzie alimenteranno i musei e le collezioni di mezza Europa. Durante il periodo napoleonico si ipotizza per la prima volta l’idea di un grande parco archeologico che doveva andare dalla Colonna Traiana ai castelli Romani. Ed in effetti, a pensarci bene, questo prodigioso connubio di verde e monumenti inizia nel centro di Roma, ha il vertice all’imbocco di piazza Venezia e, se non ci fosse la via dei Fori imperiali, si unirebbe al Colosseo, poi continuerebbe con il Palatino, il Circo Massimo, la Passeggiata archeologica, le Terme di Caracalla e di lì giungerebbe ai piedi del complesso vulcanico dei Colli Albani. Dopo l’Unità d’Italia nascerà la passeggiata archeologica tra il Circo Massimo e le Terme di Caracalla. Nel 1931 la Via Appia Antica era descritta nel nuovo piano regolatore come «Grande parco». Dai primi anni cinquanta la Regina viarum è assalita da una colata di cemento che sembra infinita. La Società Generale Immobiliare ipotizza un centro residenziale di lusso da costruire nella villa dei Quintili e il Grande Raccordo Anulare la taglia in due all’altezza del VII miglio. L’archeologo-giornalista Antonio Cederna denuncia l’assalto all’Appia Antica nell’articolo intitolato «I gangster dell’Appia» e dà avvio alle battaglie decennali di un gruppo di architetti, urbanisti, giornalisti ed intellettuali per salvare l’ex Regina viarum. Accanto alla grande speculazione si affianca il piccolo abusivismo: ecco le villette tirate su la notte o i casali ristrutturati senza alcuna licenza. E poi, destinate a far sognare, le ville dei Vip durante la Dolce Vita o di star del cinema come Silvana Mangano, Gina Lollobrigida, Franco Zeffirelli e della moda come Valentino. La richiesta dell’istituzione di un grande parco dell’Appia Antica nella seconda metà degli anni settanta diventa sempre più forte e diffusa nell’opinione pubblica. Nel 1988 finalmente la Regione Lazio approva l’istituzione del Parco Regionale dell’Appia Antica, che oggi è ampio 3400 ettari e valorizza non solo lo straordinario patrimonio architettonico antico ma anche un nuovo assetto paesaggistico ed ambientale. Da questo fine settimana per la prima volta sarà possibile compiere una straordinaria passeggiata dalla Villa dei Quintili, con ingresso su Via Appia Nuova, al magnifico complesso di Santa Maria Nova sull’Appia Antica ora restituito ai romani grazie all’impegno della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma e di Rita Paris in particolare, direttrice dell’Appia Antica per il Ministero dei Beni Culturali. Una parte della Regina viarum torna ai romani.
Commenti
I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.