Per quale motivo da alcuni mesi la raccolta dei rifiuti a Roma non è più regolare e i cumuli di immondizia crescono a dismisura accanto ai cassonetti? L’ad di Ama parla di faraonici progetti per rilanciare la raccolta (servono due anni e 200 milioni), Bruno Vespa critica il sindaco Marino dicendo che si vergogna di vivere a Roma (come dargli torto) e il primo cittadino ribatte invitandolo a fare una trasmissione sulla chiusura di Malagrotta e se la prende con gli scansafatiche della municipalizzata che non si presentano al lavoro. Come se non bastasse Marino rincara la dose: «Parla lui (Vespa, ndr) che vive in centro, forse ci sono persone che vivono in zone più disagiate rispetto al I Municipio dove c’è piazza di Spagna». E mentre lui polemizza su dove sia meglio vivere, i rifiuti restano in strada. E torniamo alla domanda iniziale: di chi è la colpa? La risposta è che il sistema messo in piedi dopo la chiusura della discarica di Cerroni non regge. Vediamo perché. La capacità di trattamento degli impianti (circa 3.300 tonnellate al giorno), infatti, coincide con la produzione quotidiana di rifiuti indifferenziati nella Capitale. La stessa Ama spiega «che questo rende il sistema rigido e fragile». Quindi, se un impianto si ferma, per un guasto o per manutenzione, il sistema va in tilt. La soluzione ideale sarebbe avere un «centro di trasferenza», ovvero una struttura dove stoccare momentaneamente i rifiuti ogni volta che gli impianti hanno qualche problema. L’Ama avrebbe voluto costruire questo centro a Ponte Malnome (dove già vengono smaltiti i rifiuti ospedalieri), ma l’assessore capitolino all’Ambiente, Estella Marino, ha bloccato tutto: troppo vicino a Malagrotta. Il progetto dell’ecodistretto, rilanciato anche ieri da Marino, prevede tempi lunghi (due anni) e un investimento milionario. Intanto, Roma deve andare avanti con gli impianti attuali: i due tmb (trattamento meccanico biologico) di proprietà di Ama a Rocca Cencia e Salaria, i due tmb e il tritovagliatore di Cerroni a Malagrotta e Rocca Cencia, il centro di compostaggio a Maccarese, i termovalorizzatori di Malagrotta e Colleferro e gli impianti di trattamento in Emilia e Piemonte. Proprio questi ultimi avrebbero dovuto sopperire alla chiusura della discarica di Malagrotta avvenuta il primo ottobre scorso. Da allora, però, come ha ricordato anche Vespa, «la situazione è peggiorata». I cumuli di rifiuti si possono trovare quasi in ogni quartiere. Sull’Appia Nuova, a Ostia Lido, all’Axa, all’Eur, sull’Aurelia, a Montesacro, al Tuscolano. È una vera e propria emergenza. I più infuriati sono i cittadini che fanno la cosiddetta differenziata spinta, come il porta a porta: «Siamo costretti ad avere cinque contenitori in casa, poi usciamo fuori e troviamo delle discariche a cielo aperto», dice Annamaria, che vive a piazza Tuscolo. Il sindaco Marino, come detto, se la prende con i fannulloni dell’Ama: «Voglio una sforzo incredibile, deve finire questa storia che ogni giorno il 18% dei dipendenti non si presenta al lavoro. Oggi mi sono arrabbiato tantissimo perché non è più possibile che molti quartieri, specialmente quelli della periferia, siano pieni di immondizia. Questo problema lo dobbiamo affrontare in maniera radicale». Già, ma come? L’opposizione capitolina, gli contesta il fatto che non è stata trovata una soluzione alternativa a Malagrotta e che si naviga a vista. Sarà forse vero?
Roma è una discarica. Marino sotto accusa
LA LETTERA Caro sindaco ora basta. Parli della raccolta di
