Politica

Ripartiamo con un’opera di riorganizzazione all’Ama

di Chicco Testa

Come al solito si fa una grande confusione. Bruno Vespa mette sotto schiaffo lo stato indecoroso della pulizia delle strade romane e Marino risponde parlando di Malagrotta e dei suoi meriti nell’avere sottratto al monopolista privato la gestione dei rifiuti romani. Che c’entra come i cavoli a merenda. A Malagrotta, infatti, giusto o sbagliato che fosse, finivano i rifiuti romani dopo essere stati raccolti (o non raccolti). Perché a raccoglierli e a spazzar le strade non ci pensava e non ci pensa Malagrotta, ma un altro monopolista , questa volta pubblico, che si chiama Ama, l’azienda detenuta interamente dal Comune di Roma. Quindi se Roma è sporca o pulita dipende quasi interamente dall’azienda comunale. E naturalmente, qui Marino ha ragione, dal livello di civiltà dei cittadini e dei turisti romani. Ma sporco chiama sporco e a Roma cittadini e turisti, consapevoli dell’incuria generale in cui versa la città, si permettono comportamenti che non si permetterebbero di certo a San Pietroburgo, ma nemmeno a Milano o Torino. Quindi dall’Ama bisogna partire, dalla sua efficienza ed organizzazione. Magari accompagnando il tutto con una robusta opera di educazione/repressione dei comportamenti incivili di molti. E probabilmente è proprio la natura monopolista e la mancanza di concorrenza, che hanno fatto sì che in quell’azienda si siano stratificati comportamenti e livelli di produttività assolutamente inadeguati. Assenteismo, numero esorbitante di dirigenti, orari insufficienti, strapotere dei sindacati. Tutta la mentalità e i comportamenti tipici di un certo modo di sentirsi dipendenti pubblici, anziché operatori di un settore industriale. Nessuna delle amministrazioni passate ha preso per le corna questo problema. Sono testimone diretto delle gigantesche arrabbiature di Rutelli e Veltroni con i vertici di Ama per le continue situazioni di degrado facilmente rintracciabili in città. Quanto ad Alemanno la cronaca di Roma e delle assunzioni all’Ama parlano per lui. Ma arrabbiature e proclami servono a poco. Perché non si prova a dare in gestione attraverso una gara una parte della città da pulire ad un’altra azienda, pubblica o privata che sia? Solo in questo modo sarà possibile confrontare costi e qualità del servizio e sottrarsi al monopolio di Ama. Quanto poi al piano dei rifiuti, cioè al modo in cui la spazzatura raccolta( si spera!) deve essere smaltita ci si consenta un dubbio. Non prevedere né una nuova discarica né alcun termocombustore non risolverà il problema. O meglio. Lo risolverà continuando a spedire in giro per l’Italia e l’Europa i nostri rifiuti. Arricchendo altre città e sopportandone i costi da far pagare ai cittadini romani. Che tanto hanno una millenaria pazienza.

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