Politica

Vertice coi grillini, Renzi frena

In forse l’incontro sull’Italicum. I Democratici: «Senza documento scritto è inutile» E i «partitini» sono pronti a smarcarsi. Quagliariello (Ncd): «Modifiche necessarie»

Come una coperta troppo corta. In attesa che la riforma del Senato approdi in Aula, con tutte le incognite relative agli scontenti di Pd e Forza Italia, i fari tornano puntati sull’Italicum. E se da un lato Renzi incassa la (gradita?) disponibilità a trattare del MoVimento 5 Stelle, dall’altro deve guardarsi da tutti i malumori nella maggioranza. Dal suo stesso partito, la cui componente «cuperlo-bersaniana» ha già svelato le proprie perplessità su liste bloccate e premi di maggioranza, per arrivare al Nuovo Centrodestra che ha ricominciato a montare le barricate sul tema soglie. Non a caso ieri è stato Maurizio Gasparri a paventare il rischio che la riforma elettorale voluta nel Patto del Nazareno possa arenarsi contro l’opposizione dei cosiddetti «micropartiti»: «Quanti in Forza Italia hanno dubbi sulla legge elettorale aprano gli occhi - ammonisce il vicepresidente del Senato - è cominciato il festival del panico dei partitini che vorrebbero soglie più basse per entrare alla Camera visto il loro fallimento politico, che li ha ridotti a pochi decimali». La settimana prenderà il via «ufficiale» oggi alle 15. Alla Camera, infatti, si incontreranno le delegazioni di Pd e MoVimento 5 Stelle. Il summit, però, rischia di svanire in dirittura d’arrivo: «Ad ora - aveva detto ieri Maurizio Buccarella, capogruppo M5S al Senato - io so che l’incontro domani (oggi, ndr) c’è e all’ora prevista. Le quindici». In precedenza, però, era stata Simona Bonafé ad avanzare perplessità sul vertice: «Noi abbiamo detto con chiarezza quali sono i punti su cui chiediamo il confronto - aveva spiegato - ci dicano con chiarezza su cosa sono d’accordo e su cosa non lo sono. L'incontro è in agenda ma se non sappiamo cosa vogliono non ha senso sedersi intorno a un tavolo». Successivamente, dalla sponda dei Democratici è arrivata addirittura la richiesta di un documento scritto da parte del M5S. Per i grillini, però, valgono le parole dette dal vicepresidente della Camera Luigi Di Maio, che al Corriere della Sera ha spiegato di essere d’accordo su 8 punti du 10 di quelli proposti dal Pd. Le uniche perplessità riguarderebbero doppio turno e premio di maggioranza, ma è lo stesso Di Maio a sottolineare che «su questi punti noi non siamo contrari a prescindere». Tutto facile, quindi? Non proprio, perché mentre la maggioranza «rischia» di allargarsi ai 5 Stelle, potrebbe perdere qualche pezzo per strada. È il caso del Nuovo Centrodestra, che da qualche giorno è tornato a tuonare contro quelli che considera gli aspetti più controversi dall’Italicum. Fino a domani, continuerà l’esame degli emendamenti in commissione Affari Costituzionali. Da mercoledì, l’assemblea inizierà l’esame dei ddl sulle riforme costituzionali a patto che la prima commissione esaurisca in tempo il lavoro in corso. Aspetto non così scontato, come sembrano confermare le parole di Gaetano Quagliariello: «L’Italicum - ha detto l’esponente del Nuovo Centrodestra - non va smontato ma migliorato, anche alla luce del nuovo bicameralismo. Deve assicurare governabilità e un’ampia rappresentanza, anche per garantire un’adeguata platea per l’elezione del capo dello Stato, del Csm e della Corte Costituzionale». «Le soglie vanno riviste. Noi - ha aggiunto il coordinatore di Ncd- vogliamo che al primo turno si presentino i partiti anziché le coalizioni. Ogni partito prende i suoi voti, poi tra il primo e il secondo turno si possono eventualmente stringere alleanze per conquistare il premio». In questo modo «si eviterebbero coalizioni coatte. Vogliamo ricordare i tanti fallimenti di coalizioni utili a sconfiggere il nemico ma poi incapaci di governare? Ci siamo dimenticati il bipolarismo rusticano tra berlusconiani e antiberlusconiani?». Anche Forza Italia sarà costretta a fare i conti con il dissenso interno, in particolare con quei venti senatori (anche se i contrari sarebbero molti di più) che non sembrano voler sottostare al diktat di Berlusconi, che ha chiesto a tutti di votare le riforme, «tanto potremo sempre modificarle durante i passaggi parlamentari». E tra gli stessi Democratici i distinguo si sprecano: «Sulle riforme - ha detto Gianni Cuperlo - per me c’è una sola parola d’ordine: correre per rispettare i tempi. Però servono buone riforme perché in gioco è l’assetto della nostra democrazia». L’Italicum, secondo Cuperlo, va migliorato su tre punti: «soglie, liste bloccate, equilibrio di genere. Una legge che favorisca una maggioranza per governare è ragionevole, ma non al costo di escludere dal Parlamento chi raccoglie 3 o 4 milioni di voti». Dell’aria che tira tra i «cespugli», ovvero tra i partiti minori che difficilmente potrebbero superare la soglia di sbarramento, si fa portavoce Antonio De Poli. «L’Italicum - ha affermato il senatore Udc - così com’è non soddisfa. Renzi ascolti gli alleati di governo. Dobbiamo pensare ad approvare una legge giusta, non alla prossima battuta contro i gufi. La forma non può prevalere sul contenuto».

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