«Alla grillina che vuole Napolitano nell’aldilà non succederà nulla. I Cinque stelle sono immuni, vero ministro Orlando». Francesco Storace affida a un tweet la sua rabbia per quello che sta accadendo. Una evidente disparità di trattamento tra chi insulta impunemente il Capo dello Stato e chi, come lui, rischia di finire in galera per un «indegno» pronunciato sette anni fa e «perdonato» dallo stesso Napolitano. I fatti ormai sono noti. Nel 2007 l’ex governatore del Lazio fu protagonista di uno scontro verbale con il Presidente della Repubblica. I due, successivamente, si chiarirono in pubblico e, recentemente, Pasquale Cascella - allora portavoce di Napolitano - ha confermato come l’episodio per l’inquilino del Colle sia da considerarsi chiuso. Il reato di vilipendio al Capo dello Stato, però, prevede una procedura d’ufficio su iniziativa del ministro della Giustizia. All’epoca il Guardasigilli Clemente Mastella diede subito il via alla pratica e così il prossimo 21 ottobre arriverà la sentenza di primo grado sul caso, con Francesco Storace che rischia una pena da uno a cinque anni di reclusione. «Se arriverà la condanna - spiega il leader de La Destra - non farò appello e mi presenterò subito al carcere più vicino per "consegnarmi"». E poco importa se, un minuto dopo la condanna, arriverebbe con ogni probabilità la grazia di Napolitano: «A me non importa cosa accade un minuto dopo - insiste Storace - ma quello che accade un minuto prima. Il problema non è la grazia a Storace, il problema è che nello stesso tritacarne potrebbe trovarsi qualsiasi privato cittadino. È per questo che l’assurdità dell’articolo 278 del Codice Penale va denunciata con forza». Il dibattito sul reato di vilipendio al Capo dello Stato è in realtà già arrivato in Parlamento. Maurizio Gasparri ha presentato in Senato una proposta di legge che ne prevede l’abolizione. Iniziativa che, stando a quanto confidato a Storace da Ignazio La Russa, presto dovrebbe prendere anche Fdi-An alla Camera. L’ex governatore del Lazio va addirittura oltre e chiede di prevedere una postilla che permetta al Capo dello Stato di querelare in prima persona gli eventuali denigratori e di godere, al limite, di una corsia preferenziale nei tribunali. Al momento, però, resta l’«immunità» dei 5 Stelle che hanno preso di mira Napolitano. Il deputato Giorgio Sorial, qualche mese fa, aveva definito «boia» il Presidente della Repubblica: «Quella pratica è ancora nei cassetti del ministro Orlando?» si chiede Storace. «Non vorrei - aggiunge - che nei confronti dei grillini sia scattata una sorta di "immunità" del tipo "facciamoli strillare, chi se ne frega"». A essere colpito dagli strali del M5S, peraltro, non è stato solo Napolitano. Solo quarantotto ore fa, infatti, l’ufficio stampa del Gruppo M5S alla Camera ha postato su Facebook l’infelice commento: «Alla Pisana questa sera ci sono più ladri che mignotte». Poi i responsabili si sono scusati e hanno denunciato un presunto furto dell’apparecchiatura da cui è stata scritta la frase. «Facile cavarsela così» attacca ancora Storace, «dal mio punto di vista spero solo che i computer o i cellulari utilizzati per queste "imprese" non siano pagati con i soldi pubblici. Al di là di tutto, resta la cultura della sopraffazione e dell’odio con la quale gli esponenti del MoVimento 5 Stelle stanno deturpando le istituzioni». «Io voglio polemizzare con Napolitano senza rischiare di dover andare in carcere - la conclusione - augurargli la morte è da grillino infame».
Storace: "I grillini insultano, io pagherò"
Sette anni fa aveva definito "indegno" il presidente della Repubblica. Ora rischia cinque anni per vilipendio
