Politica

"Io, finta baby squillo con più clienti vip di prima"

Otto mesi dopo la nostra cronista torna a fingersi una prostituta minorenne. Scandali e arresti non sono serviti: 93 telefonate e un incontro. Madri e minorenni: business sessuale

Otto mesi dopo è peggio di prima. Non sono serviti lo scandalo, gli arresti, le intercettazioni choc, le condanne, l’ira del Papa, le giornalate e le trasmissioni in tv durate giorni, settimane, mesi. Non è servito a niente neppure fingermi una baby squillo e raccontare su Il Tempo lo schifo di un sottobosco romano-menefreghista e benestante - a caccia di minorenni e peccati proibiti. Me ne sono accorta l’altro ieri che non è cambiato e non cambierà mai nulla. Quando il direttore mi ha chiesto di ripercorrere tutta la trafila su Internet per fingermi di nuovo una minorenne a caccia di soldi in cambio di un po’ di sesso sfrenato, al primo squillo (dieci minuti dopo aver affisso l’annuncio sulla stessa bacheca on line dell’altra volta) ho capito che niente era cambiato. E il primo pensiero è andato alle tantissime ragazze a rischio che in questo momento o in un giorno qualunque si danno via per qualche centinaia di euro. Rimettendomi nei panni di una baby squillo, sul web, pensavo/speravo che stavolta il gioco sarebbe stato più semplice. Meno invasivo e con meno contatti. E invece no. Venerdì mattina metto l’annuncio sulla bacheca scandagliata dalla procura di Roma nell’inchiesta sulle baby squillo dei Parioli. Mi presento in modo accattivante, con una foto di spalle in bianco e nero: «Giovane diplomanda, residente a Roma nord (zona Vigna Clara - piazza Giochi Delfici), cerca persone mature disponibili a incontri riservati. Sono alta 1.70 e ho la taglia 40. Posso incontrare persone solo dopo un primo incontro per conoscerci meglio poi, solo dopo orari di studio (la mattina frequento le ripetizioni estive per recuperare alcune materie) quindi meglio tardo pomeriggio». Nemmeno venti minuti e ripiombo in quel mondo oscuro, squallido, sudicio. Sento l’angoscia salire. Rispondo e registro. Chiamano di continuo, senza tregua. Gente adulta, anche elegante nel parlare, una media sui 40/50 anni oltre a qualche trentenne. Il primo giorno arrivano 93 chiamate, dieci volte di più rispetto alla prima volta, otto mesi fa. Tutti con un numero in chiaro, rintracciabile dunque, probabilmente con la loro utenza ufficiale. Tutti, nessuno escluso, vogliono incontrarmi subito anche quando, con un finto pudore misto a preoccupazione, rivelo la mia (finta) minore età. Nessuno si impressiona difronte alla circostanza che sì, posso fare sesso da 300/400 euro in su, ma solo dopo aver fatto i compiti e frequentato i corsi di recupero perché sono andata male a scuola. Soldi facili, c’è un prezzo per tutto, pretese assurde. Contrattano come fossero in macelleria. Fai questo, fai quest’altro, ci vediamo in ufficio da me, in un hotel dove non chiedono i documenti, nelle case al mare oppure negli appartamenti di famiglia perché tanto la moglie è fuori coi piccoli al mare. Il primo giorno decido di incontrarne uno. C’è l’imbarazzo della scelta, scelgo a caso, inconsciamente voglio non sentir più quel telefono trillare o leggere messaggi indecenti. Non ha l’accento romano ma vive a Roma da 6 anni, è sposato e ha tre bimbi piccoli: ecco perché «ci tengo alla riservatezza, mi capisce no?». Ci diamo appuntamento al Colosseo, tra tanti turisti, per non dare nell’occhio. Sono vestita da teenager, ho il viso coperto da un paio di grandi occhiali specchiati e un cappello. Intorno a me c'è una squadra di colleghi e fotografi messi a disposizione dalla redazione, per proteggermi e darmi la forza di portare a termine il lavoro. Si presenta un uomo sui 45 anni: alto, capelli brizzolati, persona normalissima. È rilassato, sorridente, dopo avermi comprato una bottiglia d’acqua, inizia a parlare: «Scusa cara, ma devo chiedertelo. Quanto prendi?». Gli sparo «400 euro», un prezzo alto. A lui sembra basso,è sorpreso: «Sinceramente pensavo di più, sei così giovane, hai un bel fisico, mi aspettavo di più, adesso starai pensando che potevi dire di più, vero?» - e ha cominciato a ridere - rido anche io per reggere il gioco, poi gli chiedo se gli capita spesso di contattare ragazze così giovani. Domanda retorica: la risposta è sì, perché essendo sposato non ha tempo di cercarne una «normalmente» e poi a lui piace la «carne fresca», proprio così dice, «carne fresca». Per l’incontro mi propone la sera stessa «nel mio ufficio in centro, tanto ho le chiavi», anche se non lavora in proprio. «Non preoccuparti - insiste - non c’è nessuna telecamera, non ti faccio filmati di nascosto». E ride. Mi fa schifo, e lui ride. Fingo a fatica e a un certo punto gliela butto là: «Certo che sei coraggioso, non li leggi i giornali? Hai visto che casino con quelle mie coetanee? Tanti clienti come te son finiti nei guai, chi condannato, chi sputtanati». Mi da un buffetto sulla guancia e taglia corto: «Non preoccuparti, non lo saprà nessuno. Allora stasera da me in ufficio? Arrivo fino a 500 euro, non un euro di più». Sorride ancora, il porco. Mi faccio dare l’indirizzo, lo tranquillizzo e gli do appuntamento per le ore 21: «Sono puntuale io, mi raccomando i contanti. Pagamento anticipato» chiudo la conversazione. Lui se ne va, sorride ancora. Accenna anche a un bacio sulla guancia in segno di saluto ma preferisco la stretta di mano. Mi vien da vomitare. Saluto il potenziale cliente che non rivedrò mai più e ritrovo i miei colleghi con i quali inizio a sentire le telefonate che nel frattempo torneranno copiose. Gli sms si sprecano: «Ciao Giulia (così mi faccio chiamare, ndr), ho letto il tuo annuncio. Sono interessato a incontri con ragazze di fiducia. Forse posso aiutarti anche con le materie! Libero professionista, distinto, educato, massima riservatezza». Qualcuno mi riscrive anche dopo avermi già sentito: «Dolce Giulia, te la do io qualche lezioncina, così vedrai come andrai bene a scuola e i tuoi genitori saranno felicissimi. Chiamami. 33564...». Squilla il cellulare. «Finalmente, Giulia. Non ti preoccupare, sono un uomo noto, quindi ho bisogno di riservatezza anche io». «Perché, sei un attore?» rispondo. «No, faccio politica, non sono famosissimo ma mi conoscono, a Roma, sono nel sindacato» risponde. «Così giovane? Hai detto di avere 30 anni» - lo incalzo. Poi, arriva al dunque: «Che regalino vuoi?». Gli dico che vanno bene 300 euro, e lui comincia con i particolari tecnici, le dimensioni, fa lo sbruffone. Io lo interrompo e passo al sodo: «Erano tutte piccole come me?» «Sì, anzi no, ne avevano appena fatti 18» risponde titubante. Continuo a fare domande: «Le hai chiamate prima di me?» mi risponde piccato che si tratta di vecchie storie e non le ha trovate tutte su internet. «Sono un bel ragazzo, quindi piaccio» gongola. Sarà pure, ma si ritrova su Internet a contattare una diciassettenne per fare l'amore a pagamento. Alle 16 del pomeriggio, dopo aver ricevuto sessanta chiamate, rispondo a un uomo di 38 anni, lo informo sulla mia minore età ed è pronto a «redimermi». Sembra quasi che voglia spaventarmi, inizia col dire che quello che faccio è un reato, ma lo dice sorridendo. Poi mi offre la possibilità di parlarne con lui e sembra anche disponibile a darmi un aiuto economico per risolvere i miei problemi: «Giulia, pensaci bene, ci sono altre strade, secondo me, per uscire dai guai» ma quando rispondo che non ho tempo da perdere e che non voglio incontrarlo, perché ho paura che lo dica ai miei genitori, lui cambia atteggiamento e dice: «Giulia, la tua voce mi incuriosisce tanto, vedrai che non sarà una perdita di tempo, voglio essere tuo amico, vedendoti potrei cambiare idea». Dopo aver riattaccato da cinque minuti, mi chiama nuovamente. Ero quasi sollevata, c’era finalmente qualcuno capace farsi qualche scrupolo per la mia giovane età, magari deciso a farmi riflettete. Mi sbagliavo: «Ciao Giulia, ti richiamo perché ci ho pensato un po’ e mi sono chiarito le idee. Hai una voce bellissima e voglio andare sul concreto. Quanto prendi?». Il prezzo anche per lui è 300/400 euro. «Ok, ma quanto tempo?» fa lui. «Un’ora» replico. «Ok Giulia, ma vorrei che mi mandassi una foto del fisico, dal sito non si capisce, puoi anche coprirti la faccia se vuoi, ma voglio capire se mi piaci». Giornata finita, mi sento sporca anche se non ho fatto niente di male. Direttore,questa è la seconda e ultima volta. Mai più.

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