Politica

Il Pd chiede la "prova scritta" per il MoVimento 5 Stelle

Di Maio: "Domani alle 15 incontro per discutere delle riforme". Ma i Democratici lo gelano: "Prima rispondano con un documento ai nostri 10 punti"

Per Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera e volto emergente del grillismo, era cosa fatta. "Ho sentito Lorenzo Guerini - annunciava orgoglioso stamattina in un'intervista a Repubblica -  ci siamo accordati per lunedì alle 15. Noi andremo all'incontro e ci andremo consapevoli di esssere davanti a un'opportunità storica per cambiare l'Italia". Insomma, dopo il primo faccia a faccia con Matteo Renzi, dopo la lettera inviata dal Pd al M5S con le richieste per proseguire la trattativa sul tema della legge elettorale e delle riforme, i grillini erano pronti al secondo round. In fondo, leggendo le risposte di Di Maio nel merito delle questioni, il MoVimento è sostanzialmente indirizzato a dire sì a 8 punti dei 10 stilati dai Democratici. "Stiamo mettendo a punto e porteremo una proposta che modifica il Democratellum e sarà una svolta che non potranno rifiutare" proseguiva orgoglioso il deputato 5 Stelle. Ma non basta. Il Pd esige la "prova scritta". Così, nel pomeriggio, arriva la frenata. Altro che incontro già fissato, fonti del Partito Democratico fanno saper che o il M5S formalizza per iscritto un documento sui dieci punti, o l'incontro rischia di essere "inutile".   "Va bene Di Maio, ma i 5 Stelle decidano se interloquire con la maggioranza o con Chiti - rilancia il renziano Davide Faraone -. Siamo disponibilissimi ma aspettiamo ancora risposta scritta e puntuale sui dieci punti che abbiamo messo per iscritto. Altrimenti inutile perdere tempo". Insomma, per superare l'esame di diritto costituzionale non basta l'orale.

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