La pressione migratoria alle nostre frontiere ha una causa profonda: le persone lasciano il paese d’origine perché questa è la loro unica speranza di vita. Così come lo è stato per milioni e milioni di Italiani, in più di un secolo di emigrazione nel mondo: una pagina di storia nazionale che qualcuno ha convenienza a rimuovere e la cui memoria, se recuperata, forse ci aiuterebbe. Il fronte politico che ha dominato gli ultimi dieci anni della politica italiana, il centrodestra, ha risposto a questa pressione migratoria con la rimozione e lucrandovi elettoralmente, allestendo quella che io chiamo la «fabbrica della paura». Risultato: un lungo elenco di fallimenti e nessuna capacità di vero governo del fenomeno che invece era ed è possibile tenere sotto controllo. Come? L’immigrazione è un fenomeno globale e solo l’Europa come potenza globale può affrontarlo in modo strutturale, dotandosi di una politica comune e di strumenti comuni di governo. Una nuova politica comune che riguardi i canali di immigrazione regolare, la gestione pienamente integrata delle frontiere e dell’accoglienza, i processi di integrazione e valorizzazione delle competenze dei migranti. Una nuova politica comune europea basata sul principio che gli immigrati sono prima di tutto persone: la fabbrica della paura e «la globalizzazione dell’indifferenza», per richiamare il Magistero e parole di Papa Francesco, parte proprio dalla rimozione di questo valore fondante della civiltà europea. Dobbiamo batterci in Europa per questa nuova politica comune che affronti il fenomeno in termini globali e transnazionali, una politica fondata anche sul partenariato dell’Unione con i paesi d’origine, sulla lotta senza quartiere contro il traffico e la tratta di esseri umani, sull’aggressione alla radice dei problemi che forzano le persone ad emigrare. Quella che sta accadendo nel bacino del Mediterraneo è una vera e propria guerra, che ha molti fronti e molte matrici, ma sempre lo stesso esito: centinaia di migliaia di persone indifese che hanno come unica prospettiva abbandonare il proprio Paese. Le nostre frontiere sono frontiere dell’Europa e l’Unione Europea, nata per salvaguardare pace e solidarietà fra i popoli, deve compiere ora questa piena assunzione di responsabilità, se non vuole negare sé stessa, andando oltre l’operazione «Mare nostrum». Non passi indietro, come propone la Lega, ma due coraggiosi passi in avanti. È quello per cui mi batterò in Europa, è ciò per cui si batterà il premier Matteo Renzi durante il semestre a guida italiana. Lasciamoci alle spalle le sirene della «fabbrica della paura»: se continuassimo a seguirle ne potrebbero conseguire solo altri fallimenti.
Risultato dei 10 anni di Destra
di Cecile Kyenge
