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Il complice del commando un ragazzo «gentile»

All'apparenza sembrava brava una persona, un ragazzo di bell'aspetto e sempre gentile. Giovanni Battista Ceniti, il 29enne del commando che giovedì mattina a Roma ha ucciso Silvio Fanelli, il...

All'apparenza sembrava brava una persona, un ragazzo di bell'aspetto e sempre gentile. Giovanni Battista Ceniti, il 29enne del commando che giovedì mattina a Roma ha ucciso Silvio Fanelli, il «cassiere» del gruppo Mokbel, non destava alcun sospetto in chi lo ha conosciuto circa tre anni fa. A quel tempo Ceniti, di origine genovese, era impegnato al fianco di alcune associazioni in campagne umanitarie nei teatri di guerra. Nulla nel suo comportamento, però, ha fatto immaginare a chi lo ha conosciuto che, a distanza di qualche anno, il suo nome sarebbe stato accostato ad una terribile vicenda di sangue. La sua figura, però, ha destato scalpore anche per l'ex militanza all'interno di Casapound, da dove è stato espulso da tre anni. Il nome di Ceniti, poi, subito dopo l'omicidio è stato accostato anche all'associazione Zenit, comunità militante già nel 2003, costituitasi poi ufficialmente nel dicembre del 2005. «L'accostamento a Zenit è assolutamente infondato - spiega Matteo Caponetti, responsabile dell'associazione - io ho incontrato Giovanni negli anni scorsi, ma non posso dire di conoscerlo veramente. Ad ogni modo mi ha fatto una buona impressione, era sempre gentile e dava l'impressione di una persona equilibrata. In tutto l'ho visto due volte in occasione di un progetto a sostegno delle minoranze serbe in Kosovo. In seguito, però, non ho più avuto modo di incontrarlo». Nel 2011, infatti, Ceniti partecipa al progetto di una onlus per raccogliere fondi da destinare ad interventi umanitari. «La prima volta lo incontrai proprio a Roma in occasione della cena di presentazione del progetto - ricorda Caponetti - Prendemmo anche un caffè insieme prima della conferenza. La seconda volta, invece, in occasione del viaggio in Kosovo per portare il materiale reperito con la raccolta fondi: un'ambulanza e materiali medici e scolastici per un'aula multimediale in alcune scuole. Lui, però, non partì con noi, ma ci raggiunse in seguito. Quindi lo incontrai a metà viaggio nel monastero di Decani. Ricordo che aveva con sè un sacco a pelo e forse rimase dai monaci per alcuni giorni». Poi Ceniti scompare, e di lui non si hanno più notizie, almeno per quello che riguarda i progetti umanitari o i rapporti con Casapound. «Io non so cosa ha fatto dopo il nostro incontro - conclude il responsabile dell'associazione - Di certo, qualunque cosa abbia fatto, compreso l'omicidio, non può essere in alcun modo accostato ad "ambienti di destra", come alcuni organi di stampa hanno riferito. Anche rispetto ai suoi presunti legami con la Siria, è assolutamente infondata la sua partecipazione ai nostri progetti. Dopo l’incontro in Kosovo, non abbiamo mai più visto e sentito Giovanni». Un cane sciolto, dunque, che negli ultimi anni potrebbe aver mutato la sua vocazione. Durante l'agguato di giovedì Giovanni Ceniti è stato ferito da un colpo d'arma da fuoco, forse a seguito di una colluttazione con la vittima. Trasportato all'ospedale Gemelli, è stato sottoposto ad intervento chirurgico a causa delle lesioni riportate ad una gamba. Le sue condizioni di salute sono migliorate, ma rimane sempre in prognosi riservata. Anche se ricoverato in ospedale, oggi sarà essere sentito dagli inquirenti per cercare di capire il movente dell'assassinio.

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