Quando si chiede a un alto funzionario della Guardia di Finanza chi sia Marco Milanese, l’intervistato tira subito un sospiro. Poi pensa un attimo e infine risponderà piuttosto diplomaticamente: ce ne sono almeno due di Milanese. C’è il Marco figlio di irpini che si sono fatti da soli. Il padre, dirigente dell’Agenzia delle Entrate, il trasferimento a Milano, le scuole e la scelta, dopo la maturità, di fare l’Accademia della Guardia di Finanza. La carriera brillante, il ritorno a Milano, lo scoppio di tangentopoli e Milanese viene ricordato come l’inflessibile ufficiale, l’implacabile investigatore al fianco di Antonio Di Pietro a caccia delle malefatte dei potenti. Il finanziere tutto d’un pezzo ricompare anni dopo, siamo nel 2001, va al ministero dell’Economia dove diventa via via sempre più stretto collaboratore di Giulio Tremonti. Il quale è costretto poi a dimettersi per i dissidi con la maggioranza. C’è la parentesi del governo Prodi e nel 2008 il ritorno di Berlusconi. E qui compare il secondo Marco Milanese. Diventa deputato, non ha più soltanto un ruolo tecnico ma diventa più politico. Diventa il vero alter-ego di Tremonti. Ed è un Tremonti diverso anche quello che torna a via XX settembre. Anche lui si è trasformato, non è più soltanto il tecnico che supporta la politica di Silvio Berlusconi. Assume un ruolo e un profilo anche più autonomo, come se già preparasse la scalata al centrodestra, come se già pensasse al dopo-Cavaliere. La squadra che torna al Mef è fatta di fedelissimi. Se ne occupa Milanese che nel frattempo si è separato e stabilisce la compagna, Manuela Bravi, come portavoce. Marco prende anche un uffico nelle stanze destinate allo staff del ministro. Lì riceve. Riceve manager in cerca di una nomina. Riceve imprenditori desiderosi di lavorare con la pubblica amministrazione. Riceve professionisti che vogliono farsi largo. È un altro Marco Milanese. Vuole fare politica sul serio, costruirsi un territorio di riferimento. Si fa nominare, da Nicola Cosentino, coordinatore del Pdl ad Avellino, torna nella sua Cervinara. Dialoga con l’Udc che a livello nazionale è all’opposizione. Ma qui, in Irpinia, il partito di Casini vuol dire Ciriaco De Mita e Milanese non ha nessuna difficoltà ad aprire un dialogo. Ma è a Roma che il braccio destro del ministro dell’Economia si costruisce un suo piccolo (ma nemmeno tanto piccolo) regno di potere. Si vocifera nei palazzi che se si vuole parlare con Tremonti bisogna passare per Milanese. Marco è un tipo spiccio e diretto. Non ama giri di parole, va sempre al cuore della questione. Alla Camera lo si vede poco, va sempre di corsa. Quando arriva in Aula c’è sempre la questua dei suoi colleghi di partito che hanno da perorare una causa presso il ministro. È lui che gestisce. Gestisce l’agenda del ministro. Gestisce i dossier più scottanti. Gestisce nomine, posti di potere. Gestisce Tremonti, gli trova una casa al centro di Roma, paga l’affitto. Mantiene i contatti, i due sembrano un tutt’uno. Poi la caduta. È l’estate di tre anni fa. Cominciano a girare voce e indiscrezioni su un’inchiesta bomba, che proviene da Napoli. I magistrati partenopei sembrano aver messo mano su una lobby che si occupa di appalti, affari che contano. Il primo a saltare è un deputato, Alfonso Papa, per il quale i magistrati chiedono e ottengono dall’aula della Camera l’arresto. Si parla di intercettazioni telefoniche compromettenti. Il 7 luglio del 2011 il gip chiede di ammanettarlo (ma la richiesta sarà respinta) con l’accusa di corruzione. A puntare l’indice contro di lui è un avvocato napoletano, con numerosi interessi economici, che avrebbe dato un milione di euro più benefit vari a Milanese per evitare guai con la finanza. Un’altra vicenda vede Milanese emergere nell’inchiesta di appalti Enav-Finmeccanica. Verrà condannato in primo grado a otto anni di reclusione. Si parla di regali di imprenditori, una Ferrari, uno yacht di lusso, una vita nel lusso. Fioccano le inchieste: viene indagato dalla Procura di Milano per aver favorito, tra l’altro, una società - grazie a una legge ad hoc - che gestisce il gioco d’azzardo. Ora il Mose. E scatta l’arresto.
I due volti di Marco: implacabile finanziere e faccendiere che pensa al business
Dalle indagini spunta una vita di lussi tra Ferrari e Yacht da 64 piedi
