Politica

Soldi, riforme, primarie Forza Italia si spacca

CaosInterventi a raffica contro il patto con Renzi E Silvio batte cassa: «Mancano 3 milioni dagli eletti»

A voler vedere il bicchiere mezzo pieno, ci sarebbe da annotare che Forza Italia, da partito padronale, si sta trasformando sempre più in una forza plurale e democratica. Un dibattito di quattro ore, con posizioni contrapposte e confronti franchi - seppur con toni rimasti cordiali - nel centrodestra non si era quasi mai visto. Ma l’impressione che resta della controversa giornata vissuta ieri da Forza Italia è soprattutto lo sbandamento di un’area politica che, perso il mito dell’infallibilità del «Capo», è costretta a fronteggiare sempre più forze centrifughe. Non bastasse il tema delle primarie, che già all’indomani delle Europee aveva portato alla contrapposizione frontale di due aree degli «azzurri», ieri a far esplodere le tensioni è stato il rinnovato patto del Nazareno - chiuso da Berlusconi prima di aver visto i parlamentari, e non dopo, come sperava qualcuno - e lo spinoso tema delle casse vuote del partito. Proprio da quest’ultimo aspetto è partita la requisitoria di Berlusconi ai gruppi. L’ex premier ha esordito disegnando un quadro generale di grande difficoltà per poi passare a cifre più precise: «Forza Italia - ha detto - ha un credito nei confronti dei parlamentari di tre milioni di euro tra la quota che andava versata al momento della candidatura e quelle mensili». Quote che, evidentemente, non tutti hanno versato. E così, tra l’imbarazzo di chi si è chiamato in causa e la «sorpresa» di chi, invece, è in regola con i pagamenti, questo è stato uno dei passaggi del discorso a non essere accompagnato da un applauso. Al punto che qualcuno, abbandonando momentaneamente la sala, si è sfogato: «Ma non eravamo qui per discutere di riforme?». Di riforme, in realtà, Berlusconi ha cominciato a parlare solo dopo aver esortato tutti a impegnarsi maggiormente nel fundraising: «Fate a gara tra di voi a portare più soldi». Poi, come detto, si è arrivati al Senato. Ed è lì che la discussione si è fatta ancora più accesa. L’ex premier, infatti, ha ribadito la necessità che Forza Italia non venga meno al Patto del Nazareno. Pur non avendo incassato da Renzi nessuna apertura su uno dei temi più cari al centrodestra: il presidenzialismo. «Renzi sarebbe anche d’accordo - la sua spiegazione - ma non può garantire per i suoi». Così, uscendo da Palazzo Chigi il leader di FI si è dovuto accontentare di una semplice promessa sull’Italicum, che dovrebbe essere approvato senza modifiche - e senza preferenze - appena dopo il primo sì al nuovo Senato, e di una mezza apertura sulla riforma della giustizia: «Renzi ha detto che la scriveremo insieme» ha detto l’ex Cav, tra lo scetticismo generale. «È una resa incondizionata» ha commentato qualche parlamentare, spingendosi a sospettare che tra Renzi e Berlusconi, in realtà, ci sia un accordo molto più profondo. Magari sul prossimo presidente della Repubblica, magari sulle frequenze televisive, magari sulle tutele per Mediaset, chissà... Fatto sta che, quando è cominciato il dibattito, in tantissimi si sono iscritti a parlare. Soprattutto tra chi alla riforma del Senato si oppone in ogni modo, specie per il nodo della non elettività dei membri. Tra questi Minzolini, Caliendo, Capezzone, Tarquinio e un’altra decina, in maggior parte senatori. Mentre a invocare il «realismo» sono stati Verdini, Ravetto e Romani. «Se non votiamo noi le riforme - è stato il senso del loro discorso - Renzi troverà qualcun altro. O porterà il Paese al voto». Fatto sta che Berlusconi si è trovato di fronte a un clima che non si aspettava. E quando se n’è uscito con un «potremmo sempre tirarci indietro», il fronte dei contrari, Brunetta in primis, ha ulteriormente ribadito le proprie posizioni. Così l’ex premier, consapevole di aver di fatto già chiuso l’accordo con Renzi, per evitare una presa d’atto troppo dura ha rimandato la decisione -scontata - al prossimo martedì, quando è stata convocata una nuova riunione dei gruppi. Mentre l’ipotesi di ricorrere a una votazione - rilanciata nel pomeriggio dalle agenzie - è stata seccamente smentita dai parlamentari. «Non se ne è mai parlato - ha spiegato Francesco Paolo Sisto - alla fine deciderà Berlusconi, com’è ovvio che sia, ma oggi c’è stato un bel dibattito, direi "effervescente", che dimostra che siamo un partito un salute». Meno idilliaca la visione di Maurizio Gasparri, intervenuto in assemblea per sottolineare la necessità che Forza Italia abbia degli organi decisionali dove si possano elaborare le decisioni senza che poi si sconfini nella confusione di ieri. Confusione che, peraltro, non dovrebbe sortire spaccature o particolari smarcamenti in Aula: «Ma dove pensano di andare? - si sfogava al termine un parlamentare pro riforme - Ora giocano a fare i puri, ma la verità è che hanno tutti paura del voto. E se ci smarchiamo, Renzi ci porta dritti alle urne».

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