Per anni Alessandro Cecchi Paone è stato una mosca bianca nel centrodestra. Dopo aver dichiarato la sua omosessualità nel 2004, si è battuto in solitaria per i diritti gay. Oggi che anche Berlusconi si è schierato al suo fianco, può guardare con fiducia ai prossimi mesi: «Se l’asse tra Silvio e Renzi regge, entro l’anno avremo una legge decente». Cecchi Paone, sorpreso dalla svolta di Berlusconi? «No, perché per dieci anni ho lavorato su questo tema col suo pieno consenso. In questo periodo le sue aziende mi hanno permesso un quotidiano contatto col pubblico proprio per mutare l’atteggiamento della società. Mancava solo la presa di posizione politica e l’idea di una proposta di legge». Come si articolerà la via del centrodestra ai diritti civili? «Innanzitutto bisogna considerare che, come ha detto Berlusconi, si tratta di diritti umani, di civiltà e giustizia. Era necessario sottrarre il dibattito alla contrapposizione destra-sinistra. In gran parte del mondo sono stati i partiti conservatori a muoversi per primi. Su questa base, occore permettere alle persone che si amano - eterosessuali o meno - di vedersi riconoscere gli stessi diritti-doveri di base. Quelli previsti dal matrimonio, senza per questo urtare la suscettibilità cattolica». Tradotto in provvedimenti? «Due persone dello stesso sesso devono poter regolarizzare legalmente e pubblicamente - non solo quindi in termini di diritto privato - il loro rapporto di coppia. E quindi poter aprire un conto in banca insieme, avere la proprietà comune della casa e vedersi riconosciuta la tutela dei figli preesistenti. Perché tante coppie hanno cambiato orientamento sessuale nel corso del tempo e i loro figli non devono rimanere in un limbo». In molti hanno sottolineato i rischi per i conti pubblici di un’estensione alle coppie di fatto della reversibilità delle pensioni. «È chiaro che non bisogna sfasciare il bilancio dello Stato. Io mi sono permesso di suggerire a Berlusconi di rinviare la quiestione a quando sarà affrontato un riassetto globale del sistema pensionistico». Non ha citato le adozioni. «In questa fase sono da escludere perché ci vuole il rispetto dell’opinione pubblica. I sondaggi in mano al presidente dicono che l’Italia è prontissima al riconoscimento delle coppie di fatto ma non è ancora pronta alle adozioni. La mia proposta, semmai, riguarda le adozioni dei single. Ma non fa parte delle cose più urgenti». Ha senso vietare in Italia pratiche permesse appena superato il confine? «Dal mio punto di vista no. Ma c’è differenza tra la mia testimonianza radicale e liberale e la fase politica di un grande partito nazionale come Forza Italia, che deve tenere dentro idee diverse. Ci vuole una certa gradualità». Com’è stato convinere nel centrodestra con queste «idee diverse»? «Molto duro all’epoca del Pdl. Nella prima Forza Italia e in questa nuova, in realtà, la sensibilità liberale e libertaria è un dato di fatto. Nel Pdl, invece, c’era una fortissima presenza cattolica integralista, o clericale. Ora quel gruppo se n’è andato nella "bad company" dell’Ncd, i vari Giovanardi, Formigoni, Roccella, Sacconi». Crede davvero che in Forza Italia siano tutti d’accordo con lei? «È vero, qualcuno di quel gruppo è rimasto. Ma nel momento in cui Gasparri e le sue idee prevalevano, io sono restato accando a Berlusconi e nessuno mi ha cacciato. Adesso che lui è in minoranza, rimane il benvenuto e la sua posizione sarà tutelata. In ogni caso il clima nel Paese è cambiato». È la volta buona? «Io sono convinto di sì. Per tre fattori: un Papa che dice "chi sono io per giudicare i gay", ha messo nell’angolo sia i teocon che i teodem. In secondo luogo anche Renzi è determinato in questo senso. Infine è stata fondamentale Francesca Pascale, che dal punto di vista umano ha convinto Berlusconi a rompere gli indugi». È sicuro che l’apertura di Berlusconi sia sincera? «Sono in politica accanto a lui dal 1994. E nelle sue aziende dal 1987. Ho buoni motivi per fidarmi». Magari vuol mettere in difficoltà l’Ncd... «Berlusconi non ragiona in questi termini. È un liberale non ideologico che guarda alla quotidianeità delle persone. Di cui fanno parte le tasse e il lavoro, certo, ma anche il diritto di cercare di essere felici». Cosa consiglierebbe a un giovane omosessuale: restare in Italia o emigrare? «Gli direi di resistere ancora sei mesi. Se l’asse tra Berlusconi e Renzi tiene anche su questo... entro l’anno si fa la legge».
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