Politica

Renzi a Strasburgo: "Senza crescita non c'è futuro per l'Ue"

Il premier all'Europarlamento: "La grande sfida è ritrovare l'anima dell'Europa. Ppe bacchetta l'Italia: "Servono riforme, le regole valgono per tutti" LEGGI ANCHE Sfida governance e riforme

STRASBURGO - Al centro dell’Europa è il giorno di Matteo. Oggi si parla italiano a Strasburgo, dove Renzi arriva per tenere il suo discorso di fronte agli eurodeputati, sancendo in via ufficiale l’inizio del suo semestre di presidenza dell’Unione. I deputati democratici sono in fermento. La plenaria accoglie la star delle elezioni del 25 maggio: “Non c’è partito che abbia preso più voti del nostro”, dirà, non senza una certa soddisfazione, il premier dallo scranno. È lui il protagonista della giornata. E come una stella calca il lungo tappeto rosso predisposto dall’ingresso dell’Europarlamento fino all’Aula per la passerella dell’arrivo. È acclamato e applaudito dai membri del Partito socialista europeo. Il discorso alla plenaria, previsto per le 15, slitta di una decina di minuti. Prima Renzi ha voluto incontrare i 73 deputati italiani che siedono all’Europarlamento. Viene introdotto da Antonio Tajani (Fi), eletto ieri con grande risultato di voti (più di quelli ottenuti da Schulz) vicepresidente vicario dell’Europarlamento, e da David Sassoli, vicepresidente per il Pd. C’è ressa. Il premier mostra sicurezza. Scherza con i giornalisti per la selva di microfoni che gli hanno piazzato sotto il mento. Non dice molto, “per il rispetto che si deve all’Assemblea”. Fa i complimenti a Gianni Pittella, eletto capogruppo S&D, e fa il suo in bocca al lupo a tutti i deputati. Ma subito lancia il suo “tweet” sulla linea del semestre che dovrà guidare, che sarà nel segno “del coraggio e dell’orgoglio”. Non rinuncia al volo in alta quota. In Assemblea è aulico. Traccia un discorso composto dal richiamo a solidi valori europeisti. Cita i classici e li confonde con i riferimenti innovativi alla “Smart-Europa”. Anche lui è smart, svelto e veloce. Il discorso non dura più di una ventina di minuti. Nell’emiciclo saluta, stringe mani e il gruppo di fotografi lo segue come una trottola impazzita. Al suo fianco, quando si siede, c’è Federica Mogherini, ministro degli Esteri in corsa per diventare il prossimo Alto rappresentante della Politica estera comune. Di fronte c‘è Barroso. Renzi inizia ricordando a tutti la grande responsabilità che li attende, e sottolinea, per la designazione del popolare Jean-Claude Juncker alla presidenza della nuova Commissione, l’importanza del fatto che il Consiglio dei ministri e dei capi di Stato abbia deciso di rispettare il risultato elettorale (Il Ppe, con 221 seggi, è la prima forza in parlamento). I retroscena degli scorsi giorni hanno descritto un presidente del Consiglio assorto nella scrittura del suo intervento. Ma anche questa volta non ha rinunciato a parlare a braccio, seguendo una schema che aveva sotto il naso. Ha stupito tutti quando ha tracciato il quadro di un possibile “selfie” dell’Europa: una foto a tinte fosche, che metterebbe in mostra “noia e rassegnazione”. Per uscire dal guado occorre “ritrovare l’anima dell’Europa”. Che ha radici lontane. Oggi l’Italia e la Grecia si passano il timone della presidenza. Inevitabile il ricordo del mondo classico, dello scambio di civiltà tra le due penisole dell’antico Mediterraneo, “da Anchise a Enea, dal Partenone al Colosseo”. Oggi, invece, la Grecia e l’Italia evocano solo lo spettro della crisi per Renzi. Che chiede all’Europa di “non chiudersi in se stessa”, che ricorda ai deputati il ruolo dell’Unione quale “faro di civiltà”. “L’Europa è geograficamente una frontiera”, dice, per questo chiede un impegno comune sull’emergenza immigrazione. Prende applausi trasversali quando dice che “l’Italia per essere credibile deve cambiare senza chiedere scorciatoie”. Restano gelidi i deputati dell’Ukip, alleati nel gruppo dell’Efdd con il MoVimento 5 Stelle. I britannici di Farage, che ieri si erano voltati di spalle in segno di protesta mentre suonava l’Inno alla Gioia, hanno fissato sui loro banchi numerose bandierine del Regno Unito, una per ogni deputato. Renzi ha colto l’occasione per affermare che “l’Europa non sarebbe tale senza la Gran Bretagna”. Ha detto poco, però, sul piatto forte delle trattative in Consiglio, vale la famigerata flessibilità nel computo del debito e del deficit rispetto ai vincoli imposti. Renzi ha ribadito che il patto “comprende la stabilità, ma anche la crescita”. I dettagli dei passi che l’Italia intenderà seguire su questo punto nei prossimi mesi, sono stati affidati a un documento scritto distribuito a tutti i deputati. Nel suo discorso ha preferito porre l’accento sull’immaginifico, sui valori, sulla necessità di recuperare un’identità comune. Un atteggiamento che ha fatto dire al capogruppo dei Verdi: “Presidente, come ci avevano detto, lei è bravissimo ad esercitare il ministero della parola. Ora passi all’azione”. Renzi ha preferito chiudere ricordando l’importanza di una nuova generazione politica, la “generazione Telemaco”, che dovrà dimostrare di meritare l’eredità dei padri fondatori dell’Unione. Il punto chiave è che senza crescita l’Ue non ha futuro.   Il richiamo di Barroso: “L’Italia deve fare le riforme”. Il presidente della Commissione ancora in carica ha ribadito la necessità di “un’Italia forte al centro dell’Europa”. Per questo Barroso ha chiesto a Renzi l’impegno a portare a compimento le riforme in casa se vuole riformare l’Europa. E quasi a compensare quello che Renzi non ha detto, Barroso ha tracciato cinque punti sui quali si dovrà concentrare il governo dell’Europa: lotta alla disoccupazione; miglior impiego dei fondi strutturali; sostegno alle piccole e medie imprese e alla ricerca; apertura commerciale, soprattutto con verso gli Usa; unione energetica e lotta al cambiamento climatico.   Lo scontro con Weber. Renzi spera nella flessibilità. Su questo punto ha chiuso l’accordo per sostenere la nomina di Juncker in Commissione. Ma il capogruppo del Partito popolare, il tedesco Manfred Weber, ha bacchettato l’Italia. “Servono riforme – ha detto – il debito non crea il futuro, lo distrugge”. E l’Italia, con un debito che è pari al 130% del Pil, fa un azzardo nel chiedere ancora margini di manovra, “anche se è ancora una delle più grandi economie del mondo”. Perché “le regole valgono per i Paesi grandi come per i Paesi piccoli”, dice Weber. “Ai francesi è stato concesso più tempo per le riforme, e non hanno fatto nulla”. Renzi si fa sindaco d’Europa nella sua risposta. Torna alla storia. Alla sua Firenze. Alla crisi finanziaria da cui nacque il Rinascimento. Invita ancora una volta alla speranza. E al Weber rigorista ricorda che alcuni membri del Ppe sostengono il suo governo in Italia. Il riferimento è ai deputati Ncd-Udc. E poi la stoccata finale: “L’Italia che lei critica è stata governata da appartenenti al suo stesso partito fino a pochi anni fa”.   Salvini, i marò e l’attacco di Borghezio: “Renzi, lei è un pagliaccio”. Il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini, ha avuto parole durissime per il premier. “Mi aspettavo di più – dice – nessuna parola sui marò. Nessuna parola sull’agricoltura e sulle banche”. Borghezio ha urlato dritto in faccia a Renzi: “Lei è un pagliaccio”. È scattato il richiamo di Tajani, che presiedeva la seduta. Il plauso di Pittella e l’intervento di Spinelli Gianni Pittella ha fatto suo lo stile del presidente del Consiglio e ha lanciato il tweet sul discorso all’Assemblea: “Autorevole, ambizioso, appassionato, concreto”. Pittella ha posto l’accento sulla crescita e il lavoro. “Non vogliamo sfasciare i conti pubblici, ma non vogliamo nemmeno sfasciare la società – ha detto -. Senza crescita è impossibile ridurre il debito”. Barbara Spinelli, nel suo intervento in un italiano assai articolato, che avrà fatto sudare non poco gli interpreti, ha lanciato il suo appello per la fine del liberismo.   Con la replica di Renzi si è chiusa la seduta. Applausi, sorrisi, strette di mano. Tra i primi a scendere a salutarlo anche Giovanni Toti e Lara Comi.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.