Politica

Quanta ipocrisia sui clandestini

di Magdi Cristiano Allam

In questi giorni in cui l’immigrazione è al centro della discussione politica italiana faremmo bene a cancellare l’ipocrisia che ci spinge a tirare in ballo continuamente l’Europa, come se i soldi che rivendichiamo dall’Ue non fossero nostri. Tra l’altro non esiste un’Europa coesa che possa scegliere in modo unitario sui temi della politica estera, della sicurezza e dell’immigrazione. Ogni Stato decide per proprio conto. Ovviamente nessuno è interessato a condivere la croce che porta l’Italia. Il nostro Paese deve cancellare lo scandalo della connivenza con la criminalità organizzata. Deve smettere di essere complice. Sono stupito dal fatto che non ci sia un magistrato che abbia aperto un fascicolo contro l’Italia. I clandestini pagano un prezzo salato per salire sulle imbarcazioni mentre noi li attendiamo per portarli sulle nostre coste. Uso il termine «clandestino» perché trovo che anche questa sia un’ipocrisia di cui liberarsi. Tutti dicono «migranti» ma definirli in questo modo significa far decadere un reato che in Italia è ancora in vigore, benché non sia più penale, e mistificare la realtà. Sullo sfondo resta la prospettiva che ci attende e che non è incoraggiante. Abbiamo accolto 60 mila clandestini dall’inizio dell’anno. I vescovi eritrei hanno chiesto all’Europa di smettere di incentivare l’immigrazione dei giovani africani. Ebbene, sarebbe molto meglio spendere i miliardi che stanziamo per l’accoglienza dei clandestini (30/35 euro al giorno per ciascuno) per la formazione dei giovani in Africa. Con 30 euro sopperiremmo alle necessità di ognuno per un mese intero nei loro Paesi. Non possiamo più sperperare soldi. Soprattutto perché ormai almeno 4 milioni di italiani non sanno più nemmeno come comprare il pane.

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