Pezzi archeologici antichissimi, del IV e del V secolo avanti Cristo, sono stati sistemati in un edificio ultramoderno portato a termine recentemente nei giardini della Città del Vaticano, nell’area compresa tra il palazzo della Pinacoteca e le Mura Leonine. I visitatori dei vecchi Musei Vaticani hanno perciò, da qualche giorno, la duplice sorpresa di scoprire prima una costruzione rivoluzionaria in mezzo al complesso degli altri musei e di constatare poi che, all’interno, il prezioso materiale archeologico è stato esposto con un metodo del tutto nuovo secondo una concezione museografica che si distacca completamente da quella tradizionale. Le raccolte provengono dalla Basilica di San Giovanni in Laterano, dove sono rimaste fino al 1963, anno in cui Giovanni XXIII volle che gli ambienti occupati dai cosiddetti Musei Lateranensi fossero destinati a sede del Vicariato, dove in nome del Papa, vescovo di Roma, viene diretta la diocesi romana. L’intento era,quindi, di restituire al Laterano, primo centro dell’organizzazione dei cristiani di Roma, la sua primitiva funzione. Sette anni fa, dunque, l’importantissima raccolta che nel palazzo del Laterano era suddivisa in tre musei (Museo Profano o Gregoriano, Museo Cristiano e Museo Missionario Etnologico) venne trasferita in Vaticano in attesa che fosse costruita un’apposita sede. Questa avrebbe dovuto sorgere nel «giardino quadrato» antistante la Pinacoteca; ma successivamente fu rilevato che in quella posizione un edificio avrebbe turbato l’ambiente circostante. Così la zona già scavata per le fondamenta fu ricoperta ed i grandi spazi sotterranei vennero utilizzati per sistemarvi l’interessantissimo e singolare museo delle carrozze o delle automobili pontificie. Invece l’area libera che corre lungo la parte posteriore della Pinacoteca apparve più adatta. Fatta la nuova scelta, la quale avvenne sotto l’attuale Pontificato di Paolo VI, la progettazione e la direzione dei lavori vennero afiidati agli architetti Vincenzo, Fausto e Lucio Passarelli (dallo studio Passarelli sono usciti numerosi progetti di chiese romane molto apprezzati sul piano della cultura architettonica moderna) con la collaborazione di una équipe composta, tra gli altri, dagli architetti Borowski, Cercato, Ceschi, Costantini. La nuova costruzione, che è stata ultimata in questi giorni dopo tre anni di lavoro, ha, come abbiamo detto, un aspetto ultramodemo e, pur lasciando qualche perplessità nel visitatore per le sue linee ardite, non turba l’ambiente soprattutto perché la sua altezza risulta di proporzioni inferiori rispetto agli altri edifici che la circondano. Il corpo centrale, il quale si sviluppa parallelemente alla Pinacoteca risulta ornato da cosiddetti «archi ribassati» che sono anche funzionali perché costituiscono delle vere e proprie bocche di luce per l’interno. Precede tale edificio una costruzione rotonda con copertura a tenda destinata ad accogliere sul pavimento interno il grande mosaico colorato dei gladiatori che ricopriva la superficie di un’esedra delle Terme di Caracalla. Mentre gli ambienti ricavati sotto il livello stradale sono destinati al Museo Etnologico, nella parte superiore sono ubicati i Musei Profano e Cristiano. Questi ultimi comprendono statue, sarcofagi, lapidi, elementi di colonne, testine di marmo sistemate in apposite incastellature metalliche che danno quasi la sensazione al visitatore di trovarsi in un’immensa biblioteca dove, al posto dei libri, sono esposti i «pezzi» archeologici. È un metodo nuovo che, se offre la possibilità d’ammirare gli oggetti da tutte le angolature (ed è perciò particolarmente gradito dagli studiosi, ha anche i suoi aspetti negativi perché è preminente la visione dei castelli di ferro rispetto ai «pezzi» esposti. È vero, però, che le stesse scaffialature vengono utilizzate nel medesimo tempo per suddividere le varie sale, le quali risultano così tutte aperte alla vista del visitatore, ma non si può negare che, specie colui il quale giunge nei nuovi musei dopo aver visitato gli altri (al moderno edificio si può infatti accedere attraverso la celebre scala elicoidale che costituisce l’unico ingresso di tutti i musei), rimane sorpreso per l’improvviso e brusco cambiamento. Il pezzo più celebre del Museo Profano Gregoriano (il museo creato cioè da Gregorio XVI per raccogliere in Laterano gli oggetti antichi classici che non entravano più in Vaticano) è la statua di Sofocle, trovata a Terracina nel 1839, perfetta nel corpo, maestosa nella posa e di nobile espressione nel viso. Si tratta della copia, secondo quanto ritengono gli studiosi, della statua di bronzo ordinata da Licurgo per il teatro di Dionisio in Atene ai figli di Prassitele. Vi si ammirano poi frammenti di statue imperiali in porfido, ritratti e rilievi del Sepolcro degli Haterii che si trovava sulla via Labicana (il capofamiglia degli Haterii era un liberto che ottenne l’appalto di numerose costruzioni tra cui il Colosseo, il bassorilievo dell’Ara dei Vigomagistri che erano i responsabili dei vari quartieri di Roma ed una ricchissima collezione di ritratti marmorei romani dell’età tardo-repubblicana. Nel Museo Cristiano ricorderemo la nota statuetta del Buon Pastore, una preziosissima raccolta di sarcofagi con motivi del Vecchio e del Nuovo Testamento ed il calco del Sepolcro di Giunio Basso che si ritrova nei sotterranei della Basilica Vaticana. Per il Museo Etnologico, anch’esso già facente parte del Museo Lateranense, sarà necessario attendere ancora alcuni mesi prima del suo allestimento completo, Esso sarà collocato in una lunghissima galleria che, come abbiamo già detto, corre sotto il livello stradale e sarà composto di oggetti d’interesse artistico e scientifico provenienti dalle culture e dai popoli di tutto il mondo. È quello che fu fondato nel 1926 da Pio XI coi documenti della storia delle missioni e con i cimeli dei popoli presso i quali esse operavano raccolti precedentemente nella Mostra Missionarici del Giubileo del 1925. PEZZI DI STORIA ANTICA Il museo accoglie, oltre agli oggetti delle culture extraeuropee provenienti dall’Esposizione Universale Missionaria, anche i doni fatti dalle congregazioni religiose missionarie o da privati ai diversi pontefici. Il museo custodisce, tra le altre opere, anche il museo borgiano, ossia il museo che ospitava gli oggetti raccolti dal Cardinale Stefano Borgia o donati dai missionari a Propaganda Fide, fin dalla sua fondazione nel 1622. Il museo è organizzato in due percorsi distinti: il percorso aperto al pubblico, dove tutti gli oggetti esposti sono suddivisi per aree geografiche differenziate. Un secondo percorso, aperto solo su richiesta, dove è possibile ammirare e studiare gli altri oggetti non esposti al pubblico, ma organizzati sempre con lo stesso criterio geografico.
Il nuovo edificio dei Musei Vaticani
Ospita il materiale archeologico che si trovava a S. Giovanni e che aveva dato vita a tre musei
