Politica

I senatori avranno l’immunità

Finita la telenovela: adesso c’è un voto in Commissione, ok dell’esecutivo Renzi risponde al M5S: ecco i limiti invalicabili sulla legge elettorale

Riecco l’immunità. Il balletto è finito. Lo scudo giudiziario per i senatori ci sarà. Stavolta c’è un voto, e c’è anche un parere favorevole da parte del governo. Proviamo a riepilogare. Le riforme procedono. In Commissione Affari Costituzionali del Senato si va avanti con i voti sugli emendamenti anche se si apprende che potrebbe esserci un leggero slittamento visto che disegno di legge Boschi potrebbe approvare in Aula mercoledì 9 luglio. Per il resto non ci sono molte sorprese tranne, appunto, il fatto che la Commissione abbia votato per lasciare l’immunità anche ai senatori. Una scelta che, come invece ampiamente prevedibile, ha sollevato le proteste del M5S. L’emendamento ha avuto il parere favorevole da parte del governo, nonostante in origine la nuova formulazione dell’articolo 68 della Costituzione lasciava questa prerogativa esclusivamente ai deputati. La decisione ha avuto «una maggioranza molto larga. Anche Forza Italia e Lega hanno votato a favore» ha sottolineato il ministro Maria Elena Boschi. Il M5S, con il capogruppo in Commissione Giovanni Endrizzi, parla di «sfregio al dialogo con i cittadini». Hanno votato a favore Pd, Forza Italia, Ncd, Scelta civica, Popolari e Lega Nord, contro M5s e Sel. Astenuto il senatore di Fi Augusto Minzolini. Ma nel Pd non mancano le perplessità. Come quelle espresse dalla prodiana Sandra Zampa. Intanto si apprende che, se sarà concluso l’esame in Commissione, il testo approderà in Aula la settimana prossima come annunciato dal presidente del Senato alla conferenza dei capigruppo. In precedenza era stato la stessa Boschi ad ipotizzare lo slittamento dell’approdo in aula del ddl. In un primo momento il provvedimento era calendarizzato in Aula per domani ma è stato deciso di dare più tempo alla Commissione Affari costituzionali per il voto sugli emendamenti. Inutili le proteste di Sel e M5S che chiedevano di esaminare prima il ddl anti-corruzione. In mattinata c’era stata in Commissione l'approvazione della norma che introduce in Costituzione il cosiddetto «statuto delle minoranze». «Il regolamento della Camera dei deputati garantisce i diritti delle minoranze parlamentari» si legge nell’emendamento approvato. Per quanto riguarda il "nuovo Senato" è stata approvata una norma che stabilisce l’incompatibilità tra i membri delle Giunte regionali e alcune cariche in Senato. Nella seduta di ieri mattina sono stati approvati gli emendamenti che modificano gli articoli dal 60 al 67 della Costituzione, bocciati tutti i subemendamenti, tranne quello dell'ex pentastellato Francesco Campanella (Misto) che impone ai senatori la presenza durante i lavori delle commissioni. L’altra novità della giornata è la risposta di Renzi ai grillini. È stato divulgato il contenuto della lettera pubblica del Pd al Movimento 5 Stelle sul tema della riforma elettorale. La lettera del Pd incalza i seguaci di Beppe Grillo e li sfida sul terreno delle riforme: «Si possono voltare le spalle all’Inno, non si possono voltare le spalle ai problemi» si legge nel testo, in riferimento a quanto accaduto proprio ieri al Parlamento europeo, e si ricorda che «un mese fa, oltre il quaranta per cento degli italiani ci ha chiesto di cambiare l’Italia per cambiare l’Europa. Non possiamo tradire quella speranza». Nella lettera, rivolta ai quattro componenti della delegazione pentastellata Di Maio, Toninelli, Brescia e Buccarella, si parla di «quattro limiti invalicabili» della proposta M5S che vanno cambiati anche se si specifica che «il Pd è pronto a confrontarsi ancora». Il testo è firmato da Matteo Renzi, dai vicesegretari Deborah Serracchiani e Lorenzo Guerini e dalla deputata Alessandra Moretti. In particolare si fa riferimento ai punti deboli della proposta M5S, che non «offre la certezza di un vincitore», costringe ad alleanze post elettorali, prevede il sistema della preferenza negativa che «rende più difficile il voto» con l’inconveniente di avere schede in alcuni collegi con oltre 40 nomi. La lettera continua con un decalogo nel quale si evincono alcuni punti irrinunciabili per il Pd: un sistema elettorale che dia un vincitore certo, un premio di maggioranza al primo o al secondo turno che permetta la governabilità, la possibilità che la nuova legge elettorale ottenga un via libero preventivo da parte della Consulta. Oltre ad alcune riforme costituzionali come la riforma del Titolo V e l’abolizione del Cnel insieme al superamento del bicameralismo perfetto e alla riduzione delle indennità dei consiglieri regionali. Infine un riferimento al tema dell’immunità: «Siete disponibili - scrive il Pd a M5s -a trovare insieme una soluzione sul punto delle guarentigie costituzionali per i membri di Camera e Senato, individuando una risposta al tema immunità che non diventi occasione di impunità? Noi sì».

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