Politica

Governance e riforme, a Strasburgo parte la sfida

In Europa Pd, Ncd e Forza Italia puntano alla flessibilità

STRASBURGO - Ora che con il discorso di Matteo Renzi all’Assemblea plenaria dell’Europarlamento è ufficialmente iniziato il semestre di presidenza italiana dell’Unione, per le forze politiche di casa nostra rappresentate a Strasburgo inizia la sfida dell’agenda sulla governance e le riforme. La Lega Nord non è riuscita a costituire un gruppo con il Front National di Marine Le Pen. Gli altri partiti e liste sono confluiti nei gruppi multinazionali nei quali al Parlamento europeo sono divisi i deputati, e hanno nominato i loro capidelegazione per la parte italiana. Tutti tranne il Pd, che ancora deve scegliere.   In pole position c’è Simona Bonafè, che alla circoscrizione Centro, dove era candidata, ha fatto incetta di voti. È raggiante nelle ore che precedono l’arrivo di Matteo Renzi. Sente il peso della nuova centralità italiana in Europa dopo le elezioni del 25 maggio. “Il Pd è l’unico partito che da sinistra e su posizioni europeiste è stato premiato dagli elettori”. Difendere l’Europa oggi non paga. Lo ha ricordato il presidente del Consiglio durante l’incontro con i deputati italiani prima entrare nell’Emiciclo di Strasburgo, quando ha raccontato di un suo recente incontro con un editore italiano che - ha detto il premier - gli ha spiegato come i libri con la parola “Europa” nel titolo non vendano più. Sintomo di una disaffezione dilagante. La Bonafè è carica però di entusiasmo per i successi del suo Pd. Elenca le poltrone che contano in mano democratica: la presidenza del gruppo dei socialisti a Gianni Pittella, il ruolo di “ministro degli Esteri” dell’Unione per il quale appare sempre più vicina la nomina di Federica Mogherini, la quasi certa nomina di Roberto Gualtieri, corrente giovani turchi, vicino a D’Alema, alla guida della commissione Economia del parlamento. Sembra che sia stato proprio Gualtieri, docente alla Sapienza, a redigere un testo di proposte per sfruttare al massimo i margini di flessibilità offerti dal patto di Stabilità e Crescita. Punto centrale dell’agenda Renzi per il semestre italiano. A questo obiettivo, Simona Bonafè aggiunge quello di una nuova politica sull’immigrazione, che chiami anche gli altri Paesi alle loro responsabilità di accoglienza. Un tema caro ai deputati della Lista Tsipras, che siedono nel gruppo Gue. Assieme a Barbara Spinelli, che ha accettato il seggio tra mille polemiche, e Curzio Maltese, per l’Italia c’è Eleonora Forenza, loro capo delegazione. Forenza mette subito in chiaro l’aspirazione ideale che li guida: “Noi siamo europeisti radicali. Vogliamo un’Europa che sia davvero un’unione di popoli”. Non hanno sostenuto Schulz alla presidenza del Parlamento. Le loro parole chiave sono “lavoro e reddito”. “Ambiamo a un superamento delle logiche liberiste, delle politiche di austerità, per ridare speranza ai giovani senza lavoro”. Quando viene fatto notare che il debito pubblico è una zavorra anche per la crescita, Forenza spiega che la loro ricetta è nella “ridistribuzione del reddito, per far tornare a salire i consumi”. Poi, dice, “bisogna superare il dominio delle larghe intese”.   In Italia il Nuovo Centrodestra governa assieme a Renzi. Ma in Europa siede nel Partito popolare, con Forza Italia, mentre il Pd fa parte della famiglia socialista. Tra il capogruppo del Ppe, il tedesco Manfred Weber della Cdu di Angela Merkel, e Matteo Renzi, oggi a Strasburgo c’è stato un duro scontro sul piano delle regole di bilancio. Weber appare intransigente. Ncd, che con gli azzurri è ai ferri corti in casa nostra, in Europa sembra puntare all’apertura, per fare fronte comune sull’obiettivo della flessibilità. Anche Forza Italia esprime riserve sulla linea del troppo rigore. “Dobbiamo combattere questa battaglia dentro il gruppo”, spiega il capo delegazione Giovanni La Via. Facendo sua la linea renziana, parla di addirittura della possibilità di arrivare a un emendamento al patto di Stabilità che contempli “lo scorporo degli investimenti e il cofinanziamento dei fondi strutturali”. E non esclude il fronte comune con i berlusconiani. Molto dipenderà dalla linea che la nuova Commissione seguirà. La designazione di Juncker alla guida dell’esecutivo dell’Unione, dopo il Consiglio europeo del 26 e 27 giugno, aveva fatto parlare dell’importazione del modello di “Grosse Koalition” in Europa, con la Merkel pronta a trattare sulla flessibilità e Matteo Renzi pronto a sostenere il candidato lussemburghese, fortemente voluto dai tedeschi. “Mi pare che anche Juncker si sia espresso per un’Europa diversa”, dice David Sassoli, “non è vero che sia il simbolo di un mondo vecchio, né che sia così lontano da noi. La sua candidatura è arrivata in realtà solo dopo un dibattito molto sofferto dentro il Partito popolare”. Bisognerà vederlo alla prova dei fatti, e per quello manca ancora qualche mese. Ma il messaggio che da tutte le parti arriva è chiaro e trasversale: basta austerità. Manfred Weber affila le armi.

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