STRASBURGO - Grande fermento oggi a Strasburgo. Dopo le elezioni del 25 maggio che hanno rinnovato l’assemblea dei 751 deputati, l’Europarlamento si è riunito oggi per la prima volta. Inizia la nuova legislatura dell’Unione europea. L’occasione è solenne. La seduta è plenaria. Un appuntamento che arriva regolare dopo le ultime elezioni del 2009, quando la crisi iniziava a dare i primi morsi all’economia del continente. Dopo cinque anni molto è cambiato. La crisi dei debiti sovrani, i rischi di default, la disoccupazione galoppante sono ferite non ancora rimarginate, che hanno aperto la strada a momenti, e movimenti, di profonda disaffezione nei confronti delle istituzioni europee. Solo adesso arrivano i primi, deboli segnali di ripresa, e l’Unione si appresta a rinnovare le sue istituzioni per i prossimi 5 anni. Dopo l’accordo raggiunto in Consiglio europeo il 26 e 27 giugno, si è tornati a parlare di crescita. In quell’occasione i capi di Stato e di governo hanno anche deciso per la designazione del popolare Jean-Claude Juncker alla guida della Commissione europea. Il Ppe, d’altronde, è la forza arrivata prima alle elezioni, conquistando ben 221 seggi a Strasburgo, e le regole tracciate dalla riforma di Lisbona prevedono che il capo della Commissione venga designato tenendo conto dei risultati elettorali, anche perché deve ottenere il via libera del Parlamento (che si pronuncerà sul punto il prossimo 16 luglio). La Cdu di Angela Merkel, che fa parte del Ppe e ha sostenuto strenuamente la candidatura di Juncker, è il partito nazionale che in assoluto ha conquistato più seggi, ben 34. Segue il Partito democratico italiano, con 31 eurodeputati. Matteo Renzi, forte del risultato elettorale con il suo 40,8% di voti e prossimo alla guida della presidenza italiana dell’Unione (è atteso per domani pomeriggio il suo discorso in Aula), ha guidato la famiglia socialista verso l’accordo per il nome di Juncker in cambio della sottoscrizione di un impegno politico per una maggiore flessibilità nel conteggio di debito e deficit rispetto ai vincoli imposti dal patto di Stabilità. Niente da fare quindi per l’altro grande candidato, il socialdemocratico Martin Schulz. Che però ha ottenuto proprio oggi la presidenza dell’Europarlamento. Una riconferma, perché il tedesco presiedeva anche la vecchia assemblea dal 17 gennaio 2012. Guiderà un Parlamento dove il 49,4% dei deputati già all’attivo è stato rieletto e con il 2% in più di donne. La Germania è il Paese con più deputati in assoluto. La Grecia li ha rinnovati tutti. Schulz è stato eletto con 409 voti a favore. 612 sono stati quelli espressi: 723 i presenti, 111 le schede bianche o nulle. Sarà alla presidenza per i prossimi due anni e mezzo. Il voto è avvenuto a scrutinio segreto. A presiedere i lavori elettorali, che rappresentano il primo atto del nuovo Parlamento appena costituito, è stato il presidente ad interim Gianni Pittella, rieletto col Pd, che molto probabilmente sarà chiamato a guidare la delegazione italiana. Per la presidenza del Parlamento europeo occorre la maggioranza assoluta dei voto validi, ossia il 50% più uno, senza contare quindi le schede bianche o nulle. A Schulz ne bastavano 307. Ciascun candidato alla presidenza ha reso le sue dichiarazioni prima del voto. In lizza c’erano lo spagnolo Pablo Iglesias, leader di Podemos, che ha ottenuto 51 voti. Gli stessi ottenuti dall'austriaca, dei Verdi, Urlike Lunacek. Il conservatore britannico Sajjad Karim ne ha avuti 101. Ma Schulz, sostenuto da un ampio accordo tra i gruppi politici, ha ottenuto la maggioranza assoluta. Durante la seduta non sono mancati episodi di contestazione. La tedesca Beatrix Von Storch, di “Alternativa per la Germania”, ha fatto richiesta che si votasse con voto palese per mostrare da chi fosse sostenuto Schulz, accusato dalla deputata di aver abusato di fondi del Parlamento per sostenere la sua campagna elettorale. Il leghista Gianluca Buonanno, che ha abbandonato Montecitorio per sedere a Strasburgo, ha votato con un burka nero sul volto, in segno di protesta per quella che considera l’incapacità dell’Unione europea di farsi carico dei problemi dell’immigrazione. I britannici dell’Ukip – alleati del MoVimento 5 Stelle con i quali siedono nel gruppo dell’Efd in virtù dell’accordo tra Grillo e Farage – si sono voltati di spalle mentre suonava l’inno dell’Unione (l’Inno alla Gioia) che ha inaugurato l’apertura di questa ottava legislatura. C'est le ton qui fait la musique. #Farage & EFD turning their backs to orchestra playing European hymn. pic.twitter.com/aPtNY7Dt1N — Gerben Jan Gerbrandy (@Gerbrandy) 1 Luglio 2014
Schulz rieletto presidente del Parlamento europeo
L'esponente socialista ha ottenuto 409 voti. Protesta dell'Ukip alleato del M5S: durante l'esecuzione dell'Inno alla gioia gli eurodeputati si sono girati di spalle
