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Partenza a rilento e con proteste: «Commissioni troppo elevate»

Scatta l’obbligo del Pos per commercianti, artigiani e liberi professionisti, per pagamenti superiori ai 30 euro. Ma sono pochi, a Roma, quelli già pronti ad accettare carte di credito o bancomat. Le categorie si dividono, tra favorevoli e contrari. Certo è che per tutti, i costi di gestione del Pos sono troppo alti e, soprattutto, «bisognava fare accordi con le banche per calmierare i prezzi in vista della piccola rivoluzione». Se è vero poi che nei negozi fare shopping con la carta di credito è diventata ormai un abitudine piuttosto diffusa, non è certo così per altri settori produttivi, a cominciare da bar-tabaccherie, artigiani. Parlano di caos assoluto dalla Fiepet-Confesercenti: «Da una parte c’è l’obbligo del Pos ma dall’altra non ci sono sanzioni per chi non lo possiede - tuona Daniele Brocchi, segretario dell’Associazione - Il cliente non è obbligato a pagare con la carta ma se vuole però può pretenderlo, praticamente un caos». Quanti bar-tabacchi capitolini hanno il Pos? «Una minoranza non c’è dubbio e credo che tale resterà. Il sentimento comune dei nostri associati è lasciare le cose come stanno anche perché la maggior parte delle spese dei clienti non supera certo i 30 euro». Parla di trasparenza e per questo di «buona notizia», Giuseppe Roscioli, presidente della Confcommercio Roma. Che però punta immediatamente il dito sui costi di commissione. «In Italia sono tra i più alti d’Europa. Era indispensabile fare degli accordi con le banche per abbassarli, altrimenti si sta facendo un regalo agli istituti bancari». Dello stesso avviso Valter Giammaria, presidente della Confesercenti, che sottolinea: «I negozi di abbigliamento già ce l’hanno, ma questo obbligo riguarderà anche gli ambulanti con la licenza, dove l’uso dei Pos è praticamente zero. Come riusciranno ad adeguarsi all’obbligo di legge?». Lo stesso, i mercati. Sui mercati è la Cna di Roma a dire la sua: «Otto mercati su dieci non usano alcun Pos - sottolinea Lorenzo Tagliavanti, Direttore della Cna - lo stesso gli idraulici, gli elettricisti, i falegnami. Tutta la categoria di artigiani così detti itineranti». Si stima che nella Capitale questi artigiani itineranti siano più di 2 mila. «In questi ultimi giorni abbiamo ricevuto decine di telefonate di imprenditori che chiedevano informazioni su come adeguarsi all’obbligo - continua Tagliavanti - A breve metteremo loro a disposizione strumenti innovativi per limitare i costi ed evitare che questo nuovo obbligo, senz’altro necessario per essere al passo coi tempi, non si traduca in un ennesimo onere». Medici, avvocati, commercialisti, liberi professionisti in genere hanno da ridire, e non poco, contro il nuovo obbligo di legge. Lo fanno un po' sommessamente perché, dicono, «anche se non si prevedono sanzioni per chi non mette il Pos a disposizione dei clienti, c’è un obbligo deontologico». «Fino ad una settimana fa non sapevamo ancora se l’obbligo del Pos dovesse riguardare anche la categoria degli avvocati - dice Nicole Vuistiner, di un noto studio a Prati - il nostro studio non ce l’ha e ancora non ci siamo attrezzati ma lo faremo presto». Poco diffuso il Pos anche tra i medici capitolini che hanno lo studio privato. «In genere i clienti pagano con un assegno - racconta una dottoressa che preferisce restare anonima - ma andrò domani mattina stessa in banca per informarmi dei prezzi, sperando che le commissioni non siano alte così come mi dicono». In banca gli hanno chiesto più di 20 euro al mese per mettere il Pos a un commercialista della zona Cola di Rienzo. «Mi sembra una follia anche perché di norma un cliente non mi chiede di pagare con la carta di credito o il bancomat. Non sono d’accordo con questo obbligo per due motivi: il primo è che si sancisce un principio di evasione nei confronti di tutti i professionisti. Il secondo è legato, appunto, ai costi che le banche impongono sullo strumento. Se viene introdotto un obbligo su larga scala come questo la norma dovrebbe prevedere alcune agevolazioni o imporre alle banche un costo irrisorio». Giudizio a luci e ombre per il Consiglio nazionale del notariato: «Condividiamo l’obbligo di tracciabilità dei pagamenti, che peraltro è quotidianamente praticato dai notai con riferimento ai prezzi delle compravendite immobiliari nonché nell’ambito dei controlli antiriciclaggio». Per quanto riguarda la novità normativa in tema di Pos, «il provvedimento potrebbe però risultare di poca utilità perché le somme percepite dai clienti, comprensive delle tasse che il notaio riceve quale sostituto d’imposta, sono di norma superiori rispetto alla disponibilità che in media si ha con il pagamento tramite Pos».

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