POS, ovvero «Point of sale». Già l’acronimo agli italiani non è mai andato giù, figuriamoci ora che pure l’idraulico dovrà mettere nella borsa da lavoro, insieme allo sturalavandini, alla chiave a pappagallo e al rubinetto, quel mini e tecnologico registratore di cassa cosa succederà... Una trentina di anni fa, era un marchingegno piatto dove, dopo che il negoziante aveva bloccato il telefono, si poggiava la carta di credito su cui veniva fatta scorrere la carta copiativa su cui si riproduceva anche il numero del bancomat. Pochi i negozi che lo possedevano, pochi i clienti che ne chiedevano l’utilizzo. Poi il Pos è diventato un attrezzo più semplice, una specie di telefono con una tastiera e una scanalatura laterale dove far scorrere la carta di credito: sul display appariva il nostro Pin ma il tasto «ok» lo pigiava il commerciante... Non ci piaceva tanto questa cosa, meglio contare i nostri soldi e metterli lì, sulla cassa perché non si sa mai con quegli attrezzi tecnologici... Salvo poi tornare da Londra o da New York e raccontare con meraviglia che là, anche la birra al pub o il caffè da Starbucks si paga con il bancomat! Oggi abbiamo capito tutti che il Pos è un servizio bancario che permette a un commerciante di incassare direttamente sul proprio conto i pagamenti fatti dai clienti con moneta elettronica, ovvero con carte di credito. E da oggi è obbligatorio per tutti munirsi di Pos, dai negozianti ai professionisti alle aziende (autotrasportatori, imprese di costruzioni, idraulici, falegnami, elettricisti, antennisti, manutentori di caldaie) per consentire ai clienti di pagare con il bancomat spese che superano la soglia dei 30 euro. Una decisione finora contrastata e rinviata per i costi troppo alti di installazione e gestione e per la scarsa attitudine all’uso delle tecnologie. Ma appare chiaro l’intento antievasione vista la tracciabilità dei pagamenti ma altrettanto chiaro che si tratta di un’arma spuntata visto che la norma non prevede sanzioni per chi non la rispetta. Sarà il «mercato» probabilmente a punire gli esercenti che non si adegueranno. Perché è una gran bella libertà trovare, finalmente, le macchinette ovunque taxi compresi (ora non tutte le compagnie sono fornite e molti autisti si giustificano dicendo che loro pagano il noleggio del Pos mentre i soldi incassati vanno alla ditta). Macchinette che sembreranno, almeno alcune, già datate considerato che se oggi i i modelli di medio livello, sono dei veri e propri computer o terminali collegati ad un sistema in rete per la gestione integrata delle vendite, già si parla di pagamenti tramite cellulare. I commercianti infatti possono dotarsi di un Pos alternativo sfruttando il proprio smartphone, con App dedicata, collegato a uno speciale lettore di carte. È una tecnologia su cui si stanno facendo concorrenza, tra «niente canone» e «all inclusive», banche, operatori mobili e aziende specializzate. Insomma, non ci saranno più mercanti di Venezia con sacchetti di velluto pieni di danaro sonante... da oggi faremo soltanto pagamenti elettronici e, anche se non siamo «nativi digitali», con la tecnologia dobbiamo convivere senza evadere. Il fisco.
Pos, la «strisciata» poco amata dagli italiani
